Espandi menu
cerca
Funny Games

Regia di Michael Haneke vedi scheda film

Recensioni

L'autore

mc 5

mc 5

Iscritto dal 9 settembre 2006 Vai al suo profilo
  • Seguaci 119
  • Post 1
  • Recensioni 1059
  • Playlist 57
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su Funny Games

di mc 5
8 stelle

Non ricordo che anno correva quando andai al cinema a vedere la prima versione di questo film, ma sono comunque certo che quella visione fu disturbante come nessun altra prima. Ora che sono passati un bel pò di anni e posso dirmi un pò più scafato, dopo questo atteso remake, riesco probabilmente meglio a mediare l'emozione con la capacità di analisi critica. Non che questa ultima visione mi abbia lasciato comunque indifferente: come si può assistere infatti ad una pellicola del genere senza provare almeno imbarazzo o disgusto? Impossibile. Incredibile questo modo di mostrare, da parte del regista Haneke, la violenza psicologica allo stato puro, privata di qualsiasi fronzolo od orpello, proprio la malvagità, il lato oscuro, la wild side che si annida nell'anima dispensata senza alcuna mediazione o filtro, il tirare fuori senza pudore -quasi con allegra e gioiosa spontaneità- la voglia appassionata di vedere qualcuno soffrire, procurandogli sempre piu' dolore, fino a sopprimerlo senza neanche un sospiro di esitazione. Se riflettiamo un attimo su ciò che viene messo in scena, rileviamo quanto le circostanze rappresentate siano da un certo punto di vista realistiche, ma con molti dettagli che non quadrano, volutamente destabilizzanti. Soprattutto pensiamo a questi due ragazzi per certi versi sussiegosi e formali, con questi assurdi guanti bianchi, sono due perfetti "fighetti", con qualche accenno perfino di effeminatezza...insomma tutto l'opposto di chi si immagina possa irrompere nella vita di una famiglia benestante in vacanza nella propria villa di campagna; quindi nessun rom, nessun profugo dell'est, nessun maghrebino, ma bensì due giovani biancovestiti dai modi quasi cerimoniosi e retorici. Segno che il Male non ha colore nè abito. Accennavo all'inizio che sono riuscito a sostenere la visione meglio della volta precedente, ma è stata comunque dura, proprio perchè (e questo è il fine ultimo del regista e la ragione di questo remake di sè stesso) se da una parte siamo assuefatti alla rappresentazione spettacolare della violenza ovunque (dalla tv al cinema) non siamo altrettanto pronti a riconoscere che questa possa esistere in natura in forma primitiva, purissima e bestiale, istintiva e senza mediazione umana. Questo è il punto: in una società dove la prevaricazione (leggi: violenza psicologica) domina, noi non riusciamo più a riconoscerne i tratti distintivi, e Haneke ci fornisce, con quest'opera maledetta ed urticante, un prezioso strumento intellettuale per isolare e definire criticamente la violenza. E' un tema complesso, già oggetto di studi appassionati da parte di chi si occupa di filosofia e psicologia, ma indubbiamente interessante anche per chi è professionalmente estraneo alla materia. Lo stile di Haneke, come già nel primo episodio, è improntato ad una asciuttezza ed un rigore esemplari, uno stile che mette a nudo l'essenza umana dei due coniugi protagonisti, toglie loro ogni sovrastruttura, ce li mostra seminudi, zoppicanti, sudati, ansimanti, privati di ogni dignità, schiacciati dal Male. A proposito di violenza, si è molto parlato (giustamente) di come questa sia per lo più "suggerita" piuttosto che esibita: per cui spesso non vediamo l'atto ma ne leggiamo drammaticamente l'effetto sui volti di chi la violenza l'ha subìta. Straordinario l'effetto dirompente di questa rappresentazione della follìa, una roba che mette i brividi: ed è perfino superfluo annotare che quando si riaccendono le luci in sala vediamo intorno a noi solo volti sgomenti e raggelati e facce ammutolite. E' evidente che mettere in scena un dramma del genere, con tutte le implicazioni fin qui sviscerate, non è da un regista qualsiasi. Bisogna averci, come si suol dire, gli attributi. Anche la scelta del cast è la più perfetta che si potesse immaginare. Da segnalare, per inciso, che Naomi Watts è presente anche in veste di produttrice esecutiva. Tim Roth e Naomi Watts sono dunque i magistrali protagonisti di questa "riproposta", e si ha quasi l'impressione che la partecipazione emotiva dei due attori vada oltre il loro consueto talento artistico professionale, si percepisce quasi un loro coinvolgimento in qualche modo "speciale". D'altra parte per Roth e la Watts questi due ruoli rappresentano una tappa importante, un difficile banco di prova, nella loro carriera professionale. Anche i due giovani "intrusi" sanno rendere con spietata leggerezza e con sublime vacuità il loro ruolo di "Angeli del Male" svuotati di ogni morale, soprattutto un imbarazzante (nel senso di "disturbante") Michael Pitt. Per coloro che non conoscono Haneke: dimenticatevi anche la piu' minuscola forma di consolazione o di happy end. A questo proposito, da segnalare il gioco diabolico del regista con il suo pubblico: qua e là sono seminati indizi che potrebbero portare verso soluzioni positive della vicenda, ma un secondo dopo tali elementi vengono non solo neutralizzati ma addirittura ribaltati ad ulteriore sfavore dei poveri protagonisti, in un gioco al massacro che ne devasta progressivamente il corpo e la mente. Faccio un solo esempio. Ad un certo punto si verifica nel film una clamorosa svolta positiva: beh, la sceneggiatura, in un delirio di senso del grottesco, grazie all'azione di un tasto "rewind" di un semplice telecomando, ricolloca di nuovo le cose com'erano prima, riposizionando l'angoscia dello spettatore al punto di partenza, e ciò che di buono era accaduto viene cancellato e capovolto. Secondo Haneke, in definitiva, sul banco degli imputati non ci sono quei due fighetti balordi, no, loro due non esistono, sono solo personaggi di fiction...I veri colpevoli siamo NOI. Noi che, inchiodati dal regista con le spalle al muro, siamo costretti a riconoscere che in fondo siamo dei voyeur della violenza e a confessare che essa ci dà piacere, tanto ne siamo avidi consumatori quotidiani assuefatti e compiaciuti, fruendone attraverso telegiornali, film, documentari, reportage, articoli di giornale. Operazione dunque, quella di Haneke, intelligente, raffinata e impietosa. Si tratta di concetti che forse noi europei possiamo meglio recepire, ma che riguardano in realtà soprattutto quel pubblico americano che è consumatore per eccellenza della violenza per immagini. A questo punto la curiosità (sia nostra che di Haneke) è proprio quella di vedere come reagiranno gli americani di fronte a questo film. Capiranno il senso?
Fanculo Saw. Questo è il vero orrore.
Voto: 10

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati