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Duma

Regia di Carroll Ballard vedi scheda film

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La recensione su Duma

di lao
8 stelle

LA MEMORIA DEL GHEPARDO---Ballard si è ritagliato un ruolo secondario nel mondo del cinema, rinunciando al grande pubblico per poter fare film( cinque esclusivamente su ciò che lo appassiona: il difficile rapporto fra uomo e natura. Il continente Africano, così come lo vediamo in “Duma”, la sua ultima fatica, non è la terra devastata da guerre e miseria a cui ci hanno abituato i mass media o una riserva per turisti alla ricerca di paesaggi suggestivi e di folclore: essa è piuttosto un territorio sconfinato attraversato da grandi fiumi, da deserti rocciosi interminabili e da foreste impenetrabili, popolato da animali selvaggi, leoni, ghepardi, giraffe, tribù primitive, uno spazio incontaminato e ancora libero dal predomino della civiltà e per questo luogo privilegiato, forse il solo, di educazione ai valori autentici quali rispetto reciproco amicizia e amore. “Duma” è infatti un film elementare nella struttura e nel racconto ma arriva lontano facendo chiarezza su argomenti fondamentali senza scadere nel pietismo ipocrita o nei luoghi comuni della moda ecologista. Ballar gira con meticolosità e professionalità ammirevoli, restituendo credibilità all’emotività artefatta dello spettatore assuefatto alle meraviglie inverosimili degli effetti speciali: durante il suo cammino Xan corre numerosi pericoli, essere divorato da coccodrilli o leoni, morire di fame o di sete, perdersi tra sentieri inestricabili, e il realismo delle minacce fa scaturire una tensione genuina, molto meno rassicurante di quella di molti horror ora nelle nostre sale. Gli unici mostri presenti sono i compagni di scuola di Xan a Johannesburg, ancora fanciulli, ma già artefici di una violenza gratuita verso il diverso, già portatori insani del morbo di un’urbanità selvaggia, basata più sulla sopraffazione che sull’integrazione. La metropoli è così il regno brutale dell’artificio e del sopruso, la ricerca di se stessi è possibile solo allontanandosi dal consorzio umano. Allora compagni di strada di un percorso di crescita compiuto sono gli animali, il ghepardo di “Duma”, il cavallo selvaggio di “ Black stallion”, i lupi di “ Mai gridare al lupo”, lo stormo di oche selvatiche dell’”Incredibile volo”. Essi conservano la memoria ancestrale, smarrita dagli umani in una grotta abbandonata nel deserto, ed hanno una sapienza innata, comunicabile a noi solo tramite l’osservazione rispettosa del loro modo di essere: Ballar non commette l’errore, comune al cinema e alla letteratura, di umanizzare le fiere, addomesticandole per renderle simpatiche, ma la sua macchina da presa le fotografa come testimoni imperturbabili della profonda bellezza e saggezza del mondo naturale. Le strisce nero sotto gli occhi del suo ghepardo insegnano all’immaturo Xan che la fedeltà a se stessi significa soprattutto dolore e amore, al di là della morte e della lontananza di coloro che si amano.

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