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Come inguaiammo il cinema italiano

Regia di Daniele Ciprì, Franco Maresco vedi scheda film

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La recensione su Come inguaiammo il cinema italiano

di FilmTv Rivista
8 stelle

A rifletterci col senno di poi, era un incontro obbligato. Da un lato i cantori della Palermo “lumpen”, anzi i suoi archeologi cinefili e raffinati, dall’altro l’unica testimonianza che il cinema ci abbia lasciato di una comicità urbana popolare, corporale, farsesca della città. Ciprì e Maresco incontrano Franchi e Ingrassia, che avevano appena fatto in tempo a conoscere quando i due comici erano alla fine della carriera, malati e dimenticati. Ne viene fuori un omaggio rispettoso e filologico, una vera lezione agli storici del cinema e ai trashofili (grazie anche all’apporto di Tatti Saguineti). Seguendo l’ordine cronologico, la voce off di Maresco ci accompagna dagli inizi del duo, nella Palermo del secondo dopoguerra, ai fasti e alla decadenza, compresa l’indagine per mafia che sfiorò Franchi (riguardo a un film organizzato dal figlio di Michele Greco “il Papa”, in cui recitavano i due comici ormai anziani). Alla fine, Come inguaiammo è quasi un remake del Ritorno di Cagliostro, ugualmente malinconico e attratto dalla cupio dissolvi. Dell’enorme lavoro preparatorio (un centinaio di interviste, da farne un bel libro) rimangono battute fulminanti, spunti, provocazioni: Pippo Baudo che racconta una scena degna di Goodfellas, Kezich che si confessa esilarato e vergognoso, Bertolucci che teme la parodia di Franchi superiore a Ultimo tango a Parigi, e così via. Come accompagnamento, oltre alle note “schegge” in bianco e nero, due esilaranti ciceroni, Gregorio Napoli del “Giornale di Sicilia” e il giovane cinefanatico Francesco Puma (ripescato dopo lontanissime apparizioni in Cinico Tv), quasi due Bouvard e Pécuchet della critica. Il tono dell’omaggio di Ciprì e Maresco è quello giusto: se i film di Franco e Ciccio non erano quasi mai memorabili (anche se quelli di Fulci spiccano per inventiva), tuttavia contenevano spesso delle “perle” e sempre l’eco di uno spettacolo popolare che già scompariva. Il loro pubblico era quello dei bambini, degli emigrati, delle borgate... Se alla Rai avessero occhio, dovrebbero correre a programmare in più puntate l’annunciata versione televisiva di Come inguaiammo il cinema italiano.

 

Recensione pubblicata su FilmTV numero 40 del 2004

Autore: Emiliano Morreale

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