Trama

In un istituto per il recupero dei ragazzini usciti dal riformatorio, l'educatore Olivier accoglie con inquietudine il sedicenne Francis, assegnato alla falegnameria. L'uomo lo spia, stringe con lui un rapporto di vicinanza, poi ne parla all'ex moglie e tutto diventa drammaticamente chiaro...

Note

La grandezza del film sta nel non ostentare mai le intenzioni di Olivier, nel (ri)costruire le conseguenze di una tragedia e le aspettative di una vendetta, fra silenzi e sofferenza implosa. Con una regia che interpreta ma allo stesso tempo rimane pudica (macchina da presa a mano, ma meno radicale che in _Rosetta_), i Dardenne mettono in scena un racconto morale in cui si confrontano argomenti di spessore assoluto. Il Male, la redenzione, la colpa, l'impossibilità di elaborare un lutto e persino una sorta di trascendenza schraderiana (e quindi bressoniana), nonostante lo sguardo sulla storia di Olivier e Francis, nel suo rigore, sia laica. Ma torniamo al "padre": l'eccezionalità della pellicola risiede nel suo punto di partenza, che per stessa ammissione dei Dardenne non è un soggetto narrativamente compiuto e neppure un personaggio. È l'attore stesso che lo interpreta, Olivier Gourmet (che i fratelli-registi belgi avevano già utilizzato sia in _La promesse_ che in _Rosetta_): "La sua mole, la sua nuca, il suo volto, i suoi occhi persi dietro gli occhiali". Il cinema si riappropria così dei corpi, e attraverso un procedimento di sottrazione scava nei comportamenti fino a denudare l'anima.

Commenti (9) vedi tutti

  • Voto 6. [20.10.2013]

    commento di PP
  • Film dal REALISMO inutile … La regia fa venire il mal di mare. Commenti nel contenuto e anche nella qualità scarsi. Un film sensa senso, pur avendo una trama che nelle premesse potrebbe essere stata esplosiva, se ben utilizzata. DA EVITARE

    commento di GARIBALDI1975
  • che stronzata da brivido

    commento di danandre67
  • Voto 6 Inefficace

    commento di luca826
  • 8,5

    commento di incallito
  • stupendo 2002

    commento di gisiusulisiasa
  • Per l'amor del cielo,eliminate il commento che precede il mio,per rendere giustizia a questo gran capolavoro.

    commento di Wong
  • Film duro questo dei fratelli Dardenne , con la macchina a mano che cerca e pedina la testa ed i volti dei protagonisti, come un inquisitore senza sosta. Difficile da digerire, a volte, e sconsigliato a chi non ha voluto vedere il film di Moretti.

    commento di rosebud
  • Lo rigorosa e notevole scelta estetica di regia non compensa la povertà drammaturgica della storia che rimane sempre sullo sfondo, schiacciata dalla gigante prova di Gourmet come attore.

    commento di wakeup-neo
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Recensioni

La recensione più votata è positiva

steno79 di steno79
10 stelle

VOTO 10/10 Uno dei film più estremi dei fratelli Dardenne nell'assunto stilistico, ma resta senz'altro uno dei più belli, probabilmente il loro vero capolavoro insieme al successivo "L'enfant". La trama riguarda Olivier, un insegnante di carpenteria in un centro di riabilitazione, un uomo di mezza età dall'aspetto ordinario e dall'espressione assai pensierosa, separato dalla moglie dopo... leggi tutto

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tobanis di tobanis
6 stelle

I Dardenne sono specializzati in film che, spesso, si vedono solo nei Festival, non ultimo per la loro notevole pesantezza. Non fa eccezione questo film, in gara a Cannes, dove vinse per il migliore attore (notevole, Olivier Gourmet, già nell’altrettanto pesante e premiato Rosetta, tra gli altri). Lento, scarnissimo nelle ambientazioni, poco parlato, per nulla motivato, ha il suo senso... leggi tutto

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Insopportabile esercizio di calvinismo cinematografico, dove il rigore diventa penitenza, la povertà flagellazione. Il fatto che il pubblico sia escluso da questa esibizione dell'evidente senso di colpa che i Dardenne provano per il fatto di fare cinema invece di occuparsi di cose più serie, non deve sorprendere. Il percorso dei due fratelli purtroppo conduceva proprio qui, anche se la... leggi tutto

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Cosa rimane della realtà, se i suoi eventi sono delle casuali successioni di presenze e assenze, ripetitive freddezze e legnose situazioni, e gli uomini che abitano questa realtà sono immersi in essa senza alcuno scopo e, ancora di più, senza alcun tipo di retrospettive, di interiorità, di creatività? E' questa la mancata conclusione che analisi superficiali sull'iperrealismo dardenniano...

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