Espandi menu
cerca
Chinatown

Regia di Roman Polanski vedi scheda film

Recensioni

L'autore

Cocchan

Cocchan

Iscritto dal 7 novembre 2016 Vai al suo profilo
  • Seguaci 11
  • Post -
  • Recensioni 28
  • Playlist 2
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su Chinatown

di Cocchan
9 stelle

Neo-Noir ambientato negli anni ‘30 dell'espansione di Los Angeles, dove l'acqua è un bene prezioso ma il denaro, ovviamente, lo è ancora di più. Cosa si può comprare, cosa si può volere di più quando si è già ricchi sfondati? "Il futuro".

Neo-Noir ambientato negli anni ‘30 dell'espansione di Los Angeles, dove l'acqua è un bene prezioso ma il denaro, ovviamente, lo è ancora di più. Cosa si può comprare, cosa si può volere di più quando si è già ricchi sfondati? "Il futuro", risponde John Huston alias Noah Cross (volendolo “tradurre” Noè Croce, nome profeticamente biblico del patriarca delle sacre scritture, protagonista del celebre episodio del Diluvio Universale che sommerse il mondo, ma che qua invece è fautore dell’irrigazione forzata delle valli del nord est della città, e ovviamente delle sue tasche) al detective Gittes/Jack Nicholson: la grandezza, il potere, il controllo e, soprattutto, il mito e la memoria, il segno che ogni uomo vorrebbe lasciare del suo passaggio sulla terra, nel bene e nel male.

Spionaggio, indagine, ma anche romanzo (mai sdolcinato) e tragedia mitologica, quella antica, estrema ed edipica, che tratta del vile incesto (in questo caso di un ignobile padre nei confronti della figlia, un’algida ed eterea Faye Dunaway), in primo piano su una città secca e arida, con il fantasma di Chinatown che aleggia fino a fine film ma che mai viene mostrato, se non per poi svelarsi in un baleno nell'epilogo tremendo ma catartico, dovuto, sofferto, struggente. Perché, come ripetono spesso i vari personaggi del film, "è Chinatown", il luogo nefasto dove legge e ordine non esistono, e dove il dramma si concretizza nel peggiore (in senso tragico, ma indubbiamente perfetto) del finale.

 

 

 

Grandissimo film del cineasta franco-polacco Roman Polanski, qua palesemente ancora traumatizzato dalla vicenda Sharon Tate, che lo ha portato a scegliere di concludere questa sua pellicola in maniera amara, senza possibilità di un sospiro di sollievo. Come d’altronde è la Realtà spesso e volentieri.

 

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati