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First Man - Il primo uomo

Regia di Damien Chazelle vedi scheda film

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La recensione su First Man - Il primo uomo

di Raffaele92
8 stelle

Grande Chazelle, anzi grandissimo, perché è riuscito a trovare una chiave interpretativa vincente per distanziare il suo “First Man” dalla piattezza monocorde e celebrativa di moltissimi biophic, evitando di contrarre il pericoloso cancro che tanto ammorba il genere. Come? Raccontando la storia dell’elaborazione di un lutto prima di quella della conquista della Luna. Di quest’ultima, sogno politico e collettivo di un Paese e di un’epoca, ci viene mostrata soprattutto la follia, poiché questo sogno per vedersi compiuto è disposto a mandare uomini incontro alla morte costringendoli in strettissime navicelle spaziali che paiono prigioni opprimenti, che si vorrebbero strumenti del progresso ma invece emergono – grazie a una resa tecnico-sonora strabiliante – come macchine obsolete, fragilissime, sempre prossime al cedimento da un secondo all’altro (sensazioni che “First Man” ci fa provare sulla pelle come mai un film fece prima d’ora in simile contesto, ma in virtù delle quali è necessaria la visione al cinema). Eppure per Armstrong il perseguimento di questo obiettivo storico sembra sempre prescindere da un dolore altro, da qualcosa che va ancora più in profondità del bisogno di raggiungere il tanto ambito primato (un bisogno che l’America riversa su di lui, che la nazione proietta sul singolo). Vede continuamente la piccola figlia morta, gli appare più volte nel corso del film come una visione sfuggente, ed è una sofferenza costante che si trascina dietro, un macigno che lo fa muovere con mestizia e celata rassegnazione, come se andare sulla Luna non fosse (più) importante. Questo è il sentimento che attraversa il film e l’uomo, che in realtà ci mostra, in un momento magnifico e inaspettato, l’intimo e segreto scopo retrostante la sua missione tutta personale di raggiungere il satellite. Film enorme e umanissimo, dolente e avvincente, con passaggi registici degni del miglior Nolan, una citazione kubrickiana (“2001” of course) che invece di apparire come saccheggio fa battere ancora più forte il cuore e una colonna sonora (firmata, dopo “Whiplash” e “La La Land”, ancora da Justin Hurwitz) che è un capolavoro a sé. Una delle migliori storie vere cinematografiche del cinema di fantascienza, sulla gloriosa scia di “Apollo 13” (1995), parimenti teso e coinvolgente.

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