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I FILM "CALDI" E I FILM "FREDDI" DEL 2019
di robertoleoni
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Jacques Derrida diceva che il cinema è l'arte di far rivivere i propri fantasmi e proprio in questa maniera io vorrei elencare quella serie dei miei “fantasmi” che sono stati i più interessanti del 2019.

Premetto che non sarà una classifica, non darò voti e non emetterò giudizi, perché non sono un maestro e quindi non segno i buoni e cattivi. Quello che posso esprimere sono solo modeste opinioni e se le vostre non sono uguali alle mie forse avete ragione voi.

I film li ho divisi in “caldi” e “freddi”.

I film “caldi” sono quelli che ritengo emozionali, suggestivi, che parlano di sentimenti, che parlano di passioni e che vengono realizzati anche con passione,  magari con emozioni esagerate o forse persino con errori, ma con errori “buoni” errori d’amore; oppure sono perfetti, straordinari, ben fatti perché riescono a essere“diretti”, spontanei e vogliono comunicare con lo spettatore direttamente un'emozione, vogliono creare un ponte quasi affettivo con chi guarda nella sala buia.

A mio giudizio tra i film “caldi” ci sono:

“La dea fortuna”, un’attualissima commedia dei sentimenti in cui si cerca un padre e se ne trovano due;

il delizioso “Parasite”, che sembra addirittura una commedia all'italiana ambientata in Corea, tant'è vero che anche la colonna sonora riporta canzoni italiane proprio di quell'epoca;

“Green Book”, un film che parla della diversità, ma in maniera suggestiva, affettuosa e ironica,

“Le Mans” che mi è piaciuto forse perché sono un appassionato di auto d’epoca e ho rivissuto le gare automobilistiche di una volta, sentendo quasi l'odore del cuoio, delle macchine, della benzina, il rombo dei motori e la bellezza delle carrozzerie che ormai non si vedono più

Poi, c'è un film interessante che secondo me è suggestivo e poetico “La Belle Époque”, un film francese pieno di ironia e soprattutto con un sapore italiano in salsa francese, cioè con la malizia francese, ma con la bonomia e il divertimento tipico di noi italiani.

Chiaramente “C'era una volta a… Hollywood” di Tarantino, una cantata nostalgica e appassionata della Hollywood di un tempo, una Hollywood che anch'io ho conosciuto. Come Parigi era la meta di ogni sogno proibito  per i viveurs del 1800, così per noi giovani cineasti italiani l’America era un luogo mitico e quando siamo approdati ad Hollywood siamo veramente rimasti stupefatti e incantati, nonostante venissimo da Cinecittà che non era da meno, ma per noi era “domestica” , era come la nostra mamma, mentre invece Hollywood era la mamma bella del compagno di scuola e quindi aveva una suggestione diversa.

Un altro film straordinario, secondo me di grande valore, un altro film “caldo” è “Dolor y gloria” di Almodovar, un film che è una radiografia dell'animo umano, ma non una radiografia clinica, ma una radiografia poetica, struggente, disperata, con all'interno  però un filo di speranza che cerca di ricompattare la vita e dare un senso a tutto.

Invece, quelli che potrei definire i film “freddi” sono i film fatti per un'analisi. Questo non significa che lo sguardo al di sopra della lente, attento ad analizzare tutto, non sia umano e commosso, ma l'analisi che compie, la vivisezione che esercita è un esercizio dell'intelligenza e della ragione più che del cuore.

Uno di questi film è sicuramente “L'ufficiale e la spia” di Polanski, che con  perfezione formale e con grande suggestione parla di un episodio vergognoso della cultura francese, esempio di tutto quello che può accadere in ogni tipo di cultura nel momento in cui scatta il pregiudizio. Tuttavia non posso non dubitare che ci sia un “pro domo sua” cioè un tentativo di Polanski di difendere soprattutto se stesso, dietro lo schermo di Dreyfus.

Un altro film interessante ma anche questo secondo me “freddo” è sicuramente “The Irishman” di Scorsese, un film sublime, compiuto, di  grande scuola e di grande perizia, ma tuttavia è un film toppo “costruito” perché il regista ha voluto evitare - e questo è molto lodevole - la retorica del gangsterismo, ha voluto evitare di eroicizzare un malvagio. Però, questo malvagio, interpretato da Robert De Niro, nonostante tutto è guardato con simpatia. Quindi, questo tipo di operazione in cui si sottrae l'enfasi narrativa per presentare un fatto storico con  obbiettività, in realtà diventa un'operazione ambigua non certo da un punto di vista morale, ma da punto di vista spettacolare, perché il film pur essendo straordinario manca della fascinazione necessaria

Quello che, invece, riesce in questo gioco di analisi e di freddezza, a conservare una forma adamantina di giudizio è “Il traditore” di Bellocchio con la splendida interpretazione di Favino. In questo caso il bisturi dello sguardo del regista affonda in maniera precisa all'interno della storia, salvando la passionalità, il carattere e la forza del personaggio, pur senza farlo diventare un eroe. È un'operazione misurata e perfetta che secondo me in “The Irishman” non succede perché De Niro ad un certo punto sembra un impiegato del crimine, un omino qualunque al servizio di poteri più grandi di lui, mentre invece ne “Il traditore” il Buscetta, interpretato da Favino, è qualcuno che pur essendo negativo ha le caratteristiche di un eroe, ha le caratteristiche di un protagonista e anche se è un protagonista negativo, appassiona.

Un altro film è “La favorita” di Lanthimos, una ricostruzione storica con un'angolazione quasi privatistica. È la storia dell'ascesa al potere di una giovane nobile decaduta costretta ad entrare nella corte inglese dalla porta di servizio che riesce a scalare il potere con cinismo, abilità, forza e decisione. Anche in questo caso la protagonista pur essendo negativa, conserva un fascino eroico che fa appassionare alla sua vicenda e questo è importante proprio per poter seguire la storia e i suoi risvolti morali.

Un altro film  ma “freddo” potrebbe essere anche “Martin Eden”, un film di Pietro Marcello originale e suggestivo. Peccato che la tecnica con cui questo film è realizzato è ripetuta in maniera quasi ossessiva anche in altre sue opere. La   sua idea di frammentarizzare la ripresa cinematografica con inserti di materiale filmico, attinente ma eterogeneo, creando un nuovo tipo di realtà è suggestiva funziona ed è molto interessante nei cortometraggi, ma in un film diventa ripetitiva e ben presto scontata. L’operazione rimane colta, ma senza emozioni e senza fascino.

La stessa cosa è accaduta anche per “Il Primo re”, un film particolarmente interessante e particolarmente coraggioso di Matteo Rovere, con una intenzione secondo me estremamente lodevole che tuttavia ad un certo punto pecca di eccessiva serietà storica e filologica. Infatti, dopo un inizio di grande suggestione nell’Eden pagano e incontaminato di un Lazio selvaggio e primitivo, dove i futuri fondatori di Roma vagano in maniera confusa cercando gli dei e il senso della loro vita sempre sospesi tra superstizione e violenza, il racconto si piega su se stesso e la ricerca filologica diventa quasi fine a se stessa, facendo perdere forza e credibilità ai personaggi, che avrebbero avuto bisogno di uno slancio eroico più corale non riservato solo all’onnipresente protagonista.

Un discorso a parte merita un gruppo di altri film, primo fra tutti “Joker” e poi anche “L'immortale”, “The Mule” e “Pinocchio”. Sono tutti film che secondo me vorrebbero sembrare “caldi”, ma che in realtà sono “freddi” perché pur realizzati con attenzione, con grande professionalità e con molto impegno, trasmettono passioni artefatte cioè costruite, elaborate, frutto di distillazione intellettuale più che di emozioni vere, reali, profonde, sentite. È come se il regista e lo sceneggiatore si fossero accordati per mostrare quanto commuove un pazzo appassionato ma vilipeso nel caso di “Joker”, un bandito silenzioso ed enigmatico nel caso de “L'immortale”, un burattino che però non è il solito pupazzetto della solita favola, ma quello filologicamente vero che hanno capito solo loro nel caso di "Pinocchio". Tutti protagonisti che mancano di commozione, di  sentita partecipazione, di verità nonostante siano “autentici” come autentici prodotti di un “freddo” laboratorio.

Nel caso di “The Mule” il film è “freddo” come idea e “caldo” come è rappresentato o viceversa, perché Clint Eastwood ci ha abituato a questo gioco ironico e divertente. Infatti, nel film Clint Eastwood si rappresenta più vecchio di quello che è, esattamente l’opposto di quello che accade nel film “Un giorno di pioggia a New York” dove Woody Allen si rappresenta invece nel personaggio di un giovane dandy contemporaneo ma fuori moda. In ambedue i casi si tratta di un gioco filmico, di un modo per ironizzare su sè stessi e su certi loro luoghi comuni: Clint Eastwood che ogni volta affronta i malvagi, qui collabora con loro in una maniera quasi paterna. Woody Allen invece affrontando di nuovo la New York di molti dei suoi film, ma visitandola con una forma di neo-nostalgia, quella di un ragazzo che la riscopre dalla leggenda. Due operazioni ineccepibili  che, pur rimanendo su un alto piano professionale , sono false, più volute che spontanee, calligrafiche  più che emozionali, indirette perché è come se i nostri autori si riflettessero in uno specchio per raccontare a se stessi in un apologo biografico.

Vorrei aggiungere anche altri due film.

“Bangla” è un film molto curioso, diretto da Phaim Bhuiyan. Potrei definirlo un piccolo Nanni Moretti del Bangladesh che si trova a Roma e che cerca di fare il suo "Ecce Bombo" con grazia poetica e smarrimento ma anche con grande volontà. È un film che è passato quasi inosservato, ma che invece ha un suo gradevole, inconsueto   fascino.

L'altro è un film del canadese Denys Arcand, già famoso autore de “Le invasioni barbariche”. In questo suo ultimo film intitolato “La caduta dell'impero americano”, la protagonista Maripier Morin è stata, a mio giudizio la più bella e  la più erotica attrice del 2019, capace di suscitare negli spettatori un’ emozione quasi adolescenziale, enfatizzata dalla bravura e dall’abilità di Arcand e dalla sua maliziosa macchina da presa.

Con queste mie modeste opinioni vi saluto e vi auguro buon 2020.

Se volete guardare le mie videorecensioni potete trovarle qui:

https://www.youtube.com/RobertoLeonifilm

 

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