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I tre moschettieri

Regia di Richard Lester vedi scheda film

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La recensione su I tre moschettieri

di ino
8 stelle

Tra
le innumerevoli trasposizioni per il cinema del famoso romanzo di Dumas questa
è sicuramente una delle più celebri e riuscite e sicuramente la più divertente. Si
tratta della versione più trasgressiva e scanzonata che il regista britannico Richard
Lester realizzò nel 1974; anche se la storia è nota e arcinota, Lester riuscì a
darle nuova linfa grazie al suo marchio di fabbrica: la leggerezza e l’ironia.
Per gli standard dell’epoca una mega-produzione internazionale guidata dai
fratelli Salkind, gli setssi della saga di “Superman”, girata in Spagna con
soldi panamensi; alla perfetta ricostruzione d'epoca curata nei minimi
particolari sia nelle ambientazioni che nei costumi si abbinano le notevoli musiche
di Michel Legrand. La sceneggiatura di George MacDonald Fraser e dello stesso
regista, già autore del celeberrimo film sui Beatles "Tutti per uno",
punta tutto sul ritmo e sull'umorismo e si susseguono gags prese a prestito
dalla tradizione slapstick, alternate ad annotazioni realistiche che smontano la
mitologia eroica del libro di Dumas padre: non c'è infatti uno scontro in cui i
duellanti rispettino le regole e gli stessi moschettieri vengono raffigurati
come delle simpatiche canaglie dedite al vino e alle belle donne più che come i
classici eroi senza macchia; la loro priorità resta però sempre il cameratismo
e lo spirito del tutti per uno e uno per tutti unito alla dedizione per la
Francia. Lester si divertì talmente sul set da girare un’enorme quantità di
materiale che lo obbligò a dividere la storia in due film, contrariamente al
progetto iniziale che ne prevedeva uno solo così nel 1974 uscì questo "I
tre moschettieri: I diamanti della Regina” e l’anno seguente la seconda parte
“I Quattro Moschettieri: La Rivincita di Milady”.  All’intrattenimento del pubblico contribuisce
e molto il cast di all-stars che annovera alcuni dei più celebrati divi del
periodo, i quali si lasciano manovrare da Lester con autoironia; protagonisti
assoluti dello spettacolo sono un grande Oliver Reed che ci regala un indimenticabile
Athos, dolente e ubriacone,  un giovane Michael
York che incarna l’ impetuoso e vitale D'Artagnan in perfetto stile yankee
risultando davvero sexy e la splendida Raquel Welch che illumina il film con la
sua prorompente bellezza trasformando il personaggio minore di Costanza
Bonacieux, la servotta fedele della regina, nella vera eroina della storia; la
bellissima Raquel raccolse consensi non soltanto per il suo fisico scultoreo ma
finalmente anche elogi e premi (una meritata nomination al Golden Globe) per la
sua performance davvero divertente nei panni della bella e goffa Coastanza. Un
impagabile Charlton Heston con tanto di pizzetto e naso affilato guida la
squadra dei cattivi nei panni dell’astuto e spietato cardinale Richelieu mentre
il celebre attore inglese Christopher Lee presta il volto di Dracula al truce
Rochefort direttamente dalla nota casa di produzione Hammer, a completare il
gruppo dei cattivoni c’è poi sua malvagità Faye Dunaway che con il suo
campionario di ammiccamenti snob si cala perfettamente nei panni della perfida
Milady DeWinter, la temibile e letale spia del cardinale risultando nel
contempo affascinante ma anche terribilmente antipatica. Frank Finlay e Richard
Chamberlain sono due Athos e Aramis bighelloni e imbroglioni quanto basta per
risultare molto accattivanti per gli spettatori. Il cast è completato da
Geraldine Chaplin nel ruolo della regina Anna d'Austria che fui tra le altre di
Angela Lansbury (nella versione del 48’) e Jean Pierre Cassel in quello
dell’inetto re Luigi XIII. Unico neo del film la frammentazione della storia in
due capitoli che finisce per causare inevitabilmente qualche squilibrio, in
questo primo film il personaggio chiave di Milady si vede appena per poi
diventare assoluta protagonista del secondo capitolo al contrario di Costanza
che qui domina la scena per comparire solo in 2-3 scene nella seconda parte.
Per concludere la disamina di questo bellissimo film, adatto a divertire grandi
e piccini la mia scena cult è la “catfight” del finale dove una Raquel Welch in
gran forma stende l’odiosa Faye Dunaway con una massa di Kung Fu ante-litteram
e poi il buon Michael York recupera i gioielli della regina che la maliarda
aveva in suo possesso dopo averle sferrato un bel calcio nel sedere; un modo assai
appropriato e dissacrante per decretare la sconfitta di una cattiva tanto
arrogante e subdola .

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