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Stolen

Regia di Simon West vedi scheda film

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La recensione su Stolen

di degoffro
3 stelle

New Orleans non porta fortuna a Nicolas Cage. Se ne “Il cattivo tenente. Ultima chiamata New Orleans” era un poliziotto corrotto, viziato e tossico, in “Solo per vendetta” (2011) la moglie veniva aggredita e stuprata, mentre in “Stolen” (2012) l’ex complice di una rapina andata malissimo gli rapisce la figlia Allison per avere la sua parte di bottino (10 milioni di dollari che Cage peraltro ha bruciato prima di farsi arrestare per avere una condanna più leggera). Tutti e tre i film sono stati flop catastrofici. Forse al buon Nick conviene cambiare location. Diretto dal mestierante di quinta fascia Simon West (ha azzeccato l’esordio con il fracassone ma simpatico “Con Air”, sempre con Cage, poi solo fuffa, compreso il suo lavoro più fortunato, “La figlia del generale”, film che ricordo pesante, pasticciato e irrisolto) “Stolen” è un action becero e insulso, dozzinale e stupido. Al di là di un soggetto che è puro pretesto ma su cui si può anche passare sopra (la ridicola sceneggiatura è di David Guggenheim, lo stesso anno autore dello script di “Safe House”), anche per i più appassionati del genere è difficile accettare un protagonista che si spezza la mano per liberarsi dalle manette e poi con quella stessa mano pesta più duro di prima, accede agli archivi FBI con semplicità disarmante, organizza una rapina perfetta in meno di tre ore (c’è da farsi qualche domanda sul sistema di sicurezza della banca) e si fa beffe ripetutamente degli agenti FBI che sono alle sue calcagna, presentati, nella migliore delle ipotesi, come degli idioti. West gira un ridondante inseguimento d’auto iniziale in un garage a scimmiottare la già non indispensabile serie “Fast & furious”, accentua le dosi di violenza gratuita, alza il livello di ritmo fino all’inverosimile e al paradosso, senza peraltro riuscire ad intrattenere minimamente lo spettatore, afflitto da continui colpi di sonno stante la narrazione fotocopia, si accontenta di una resa dei conti rabbiosa, vendicativa e furente ma del tutto pacchiana e buzzurra, punta su un’ironia telefonata e ininfluente che trova il suo apice in un finale risibile. Nicolas Cage, per il cui ruolo si era pensato anche a Jason Statham e Clive Owen, aggiunge un altro titolo indecente ad un curriculum negli ultimi anni ben poco invidiabile, mentre il modestissimo Josh Lucas, con gamba di legno, disordinata capigliatura lunga bionda, look sfatto è irriconoscibile (il che non è un male) ed alle prese con il consueto villain psicopatico, stereotipato e brutale, fastidiosamente senza pietà e noiosamente sopra le righe. E’ poi un errore capitale avere a disposizione una bomba come Malin Akerman e sfruttarla così poco e male, al pari dell’ambientazione a New Orleans, per di più durante le celebrazioni del Martedì Grasso. Tipico prodotto usa e getta costato la bellezza di 35 milioni di dollari in cui si salvano le ritmate musiche di Mark Isham e con una sola sequenza che suscita risate (non si sa però se involontarie): dopo 8 anni di prigione, Nicolas si presenta alla figlia adolescente che non lo può vedere con un orsetto di peluche azzurro come regalo. Un episodio che suscita quasi tenerezza se non fosse per il contesto truce e rimbambito.

Voto: 3

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