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Una ragazza a Las Vegas

Regia di Stephen Frears vedi scheda film

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La recensione su Una ragazza a Las Vegas

di mc 5
4 stelle

Mi trovo a condividere in pieno le osservazioni mosse a questo film da parte della quasi totalità della critica. E si tratta di note negative talmente oggettive e riscontrabili che hanno il sapore dell'ovvio. Il glorioso regista inglese Stephen Frears ha imboccato la strada di una involuzione artistica da cui pare abbia serie difficoltà ad uscire indenne. A dire il vero, pur se Frears ha perso da un pezzo la sua miglior ispirazione, il suo lavoro precedente ("Tamara Drewe") non era affatto malvagio, anzi conteneva spunti di simpatia e divertimento non disprezzabili. Ma questa "Una ragazza a Las Vegas" è proprio un'opera sgangherata. Eppure sono presenti elementi (primo fra tutti la partecipazione di alcune superstar hollywoodiane) che indurrebbero a pensare ad un progetto di qualche pretesa. E invece lo spettatore si ritrova a baloccarsi con un giocattolo colorato e vivace ma privo di qualsiasi interesse che non suscita nè emozioni nè passioni. Io credo che a giocare in questo un ruolo determinante sia proprio lo sfondo dell'opera, l'ambiente, che è molto ben chiaro e delineato, vale a dire il mondo delle scommesse, del gioco d'azzardo, con particolare riferimento alle puntate online collegate ad eventi sportivi. Premesso che Frears non s'è inventato nulla e che il film è tratto da un libro in cui tale Beth Raymer racconta le sue esperienze di vita, va comunque detto che l'ambiente delle scommesse già di per sè presenta ben pochi motivi di eccitazione, di drammaticità, di passione, insomma è un mondo che offre ben poche opportunità di coinvolgimento. E d'altra parte è un mondo freddo per definizione, in quanto basato essenzialmente sui numeri. Per quanto mi riguarda, posso solo dire che credo di non aver mai comprato un "gratta e vinci" in vita mia e la sola scritta "Casinò" mi fa venire l'orticaria. Giochi e scommesse a parte, quindi accantonando un buon 80% del film, resta ben poco. Rimane un pugno di star di Hollywood pressochè sprecate o quanto meno maldestramente utilizzate. La vicenda parte col piede giusto (questo bisogna dirlo), con un'introduzione foriera di promesse brillanti. In particolare vediamo Beth (la protagonista) che esegue numeri di spogliarello a domicilio, ciò che le permette di sbarcare il lunario. Com'era abbastanza prevedibile, però, Beth si ritrova sempre più spesso a dover fare i conti con clienti svitati che vorrebbero sfogare su di lei i loro istinti più perversi, dai quali finisce regolarmente per fuggire a gambe levate. E allora (siccome in fondo è una brava ragazza), passa a salutare il paparino e parte alla volta di Los Angeles, città dalle mille luci e dalle mille promesse. E infatti il destino le riserva un incontro che modificherà la sua vita. Sto parlando dell'ineffabile Dink, che gestisce un'agenzia di scommesse online. Costui, fiutato da subito che la ragazza è dotata di un talento prodigioso per il mondo dei numeri, la assume e le affida mansioni impegnative e di rilievo, anche se le prime rogne non tardano ad evidenziarsi, a partire dalla presenza ostile della coriacea consorte di Dink. Ma a questo punto preferisco fermarmi, anche perchè da qui (cioè diciamo dopo i primi venti minuti) il film comincia a degenerare sprofondando in una serie di snodi e personaggi senza capo nè coda, all'insegna di una disinvolta sgangheratezza. Si assiste infatti, fino ai titoli di coda, ad un turbinare di giochi di soldi, di puntate, di scommesse, talmente fitto e meccanico da generare noia nello spettatore. E certi dettagli tecnici insistiti e ripetuti in parecchi dialoghi che vertono sul funzionamento del gioco d'azzardo, non fanno che accrescere il disinteresse degli spettatori (esclusi ovviamente coloro che bazzicano l'ambiente delle scommesse e che voglio sperare siano una ristretta minoranza). E veniamo ad un cast scintillante ed esplosivo sulla carta quanto deludente e sprecato nella realtà. Rebecca Hall, lo confesso, è il vero solo motivo della mia visione. Mi ha sempre ispirato simpatia, questa bella cavallona, dal sorrisone da coniglia, gran bella ragazzona senza dubbio, ma qui alle prese con un ruolo decisamente sciocco ed inconsistente. Catherine Zeta Jones del tutto insipida. Bruce Willis spaesato e fuori ruolo come non s'era mai visto. E soprattutto un Vince Vaughn che per usare un eufemismo sembra un perfetto cretino, in un ruolo scritto col piede sinistro. Io non nego che qualcuno (di bocca molto buona) possa anche divertirsi, ma per me questo film è un cumulo di sciocchezze. E per carità di patria, e solo per quello, mi sono trattenuto dall'evocare quali e quante opere magiche ed ispirate ci ha regalato questo regista nei suoi anni migliori.


Voto: 4

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