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Il sesso confuso. Racconti di mondi nell'era Aids

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La recensione su Il sesso confuso. Racconti di mondi nell'era Aids

di millertropico
8 stelle

Importante pellicola "documentale"  sulla sieropositività per fare un aggiornato punto della situazione.
Andrea Adriatico e Giulio Maria Corbelli con questo documentario composto da 35 interviste fatte non solo a sieropositivi, ma anche a persone che non hanno mai contratto il virus (giornalisti, medici, politici e gente comune) costruite con domande molto articolate e intelligenti  che stimolano altrettante oneste e pertinenti risposte molto circostanziate, offre davvero un quadro esaustivo di come si è evoluita la malattia e la percezione che di questa adesso ne ha la gente.
Stupisce semmai la disattenzione totale che il film ha avuto nei suoi troppo brevi soggiorni nelle sale concesse dalla nostrana distribuzione, a conferma che il problema Aids  non è più di moda e si preferisce ignorarlo anzichè parlarne apertamente visto che ormai e per fortuna  non è (quasi) più mortale.
Forse guardarlo però, servirebbe quanto meno a ricordare che non si può nè si deve abbassare la guardia, perchè se è pur vero che ormai  ci sono molto costosissimi farmaci che la tengono a bada per lunghissimo tempo (ma che non la debellano mai perchè il virus rimane sempre attivo e riprende vigore se si interrompono i pesantissimi trattamenti farmacologici messi a disposizione dalla ricerca scientifica) gli effetti collaterali della cura sono abbastanza devastanti, di quelli che ti cambiano la vita e che possono causare altre patologie altrettanto gravi come tumori linfatici, disfunzioni cardiologiche, epatiche e renali spesso dall'esito altrettanto infausto, diabete, osteoporosi (e chi più ne ha ne metta: leggere un qualsiasi "bugiardino" mette paura quasi quanto la stessa malattia). Meglio prevenire che curare, no? visto che è sufficiente l'uso del preservativo per non correre rischi  e si dovrebbero fare al riguardo capillari campagne soprattutto fra i giovani che sono fra i più colpiti da un contagio che non accenna assolutamente a diminuire.
Ttutto questo dimostra che dal 1981, anno in cui è stato individuato il virus responsabile di questa tremenda infezione, molto si è fatto ma molto resta ancora da fare, pechp visto che non esiste un vaccino, "cronicizzare" non è sufficiente a rendere ottimisti, e men che meno a tranquillozzare..
Inspiegabile quindi e criminale il silenzio che negli ultimi anni circonda questa malattia che è tutt'altro che sconfitta  e  che continua implacabilmente ad ampliare il suo parco di utenza fra la disattenzione  e l'indifferenza generale.
Tornando al film - testimonianza viva  delle cose - il merito maggiore è di essere sempre diretto e schietto, e di prendere di petto la questione: il punto forte della "messa in scena" è la levigata, tondeggiante poltrona bianca che accoglie come un nido (o un rassicurante utero "materno") gli ospiti che si alternano per fornire la loro fondamentale testimonianza tanto importante quanto necessaria.
Un grazie duqnue di cuore ai due registi per l'impegno e la dedizione, e per il limpido contributo fornito alla divulgazione del problema. 

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