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Il segreto di Vera Drake

Regia di Mike Leigh vedi scheda film

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La recensione su Il segreto di Vera Drake

di giancarlo visitilli
8 stelle

Ha colorato di rosa, vincendo il Leone d’Oro, alla 61a Mostra del Cinema di Venezia, il cinema femmini(sta)le, dell’inglese Mike Leigh (Segreti e bugie, Tutto o niente), Il segreto di Vera Drake.
Anche se ogni anno speriamo nella presenza di una donna fra i selezionatori dei film in programma alla Mostra, visto che neanche l’ombra del dubbio fa rimuovere certi standards maschilisti, abbastanza consolidati nella cultura del nostro Paese, tuttavia, non mancano i film che raccontano il mondo delle donne. E che donne! Come dimenticare, a tal proposito, l’altro Leone d’Oro 2002, quello di Peter Mullan, The Magdalene Sister. Così Vera, il personaggio del bellissimo e imperdibile film, ambientato nella Londra degli anni Cinquanta. Qui vive la signora Drake, con un marito e due figli. Non sono ricchi, ma una famiglia felice ed unita. Vera fa la donna delle pulizie, il marito è meccanico in un garage di suo fratello, il figlio lavora come sarto e la figlia come operaia in una fabbrica. Ma Vera ha anche un’altra disinteressata occupazione, che tiene segreta a tutti coloro che le stanno attorno: senza accettare denaro, aiuta giovani donne ad interrompere gravidanze indesiderate. Quando una di queste ragazze è ricoverata d’urgenza in ospedale, in seguito, ad un aborto, le indagini della polizia arrivano a Vera e tutto il suo mondo le crolla addosso.
Un film che sicuramente farà parlare (male, malissimo) la parte di pubblico e critica beona-buonista-catto-ulivista e abbastanza sorda e cieca quando ci si ritrova su certi argomenti come il diritto a cui fa riferimento la controversa legge 180, sempre più motivo di scontro politico-religioso-etico. In realtà, più ideologico.
Mike Leigh ci presenta così la sua Vera: una donna capace di donare in modo speciale l’amore, che passa anche attraverso la morte, per la quale è difficile riuscire a condannarla, perché, fin dalle prime inquadrature, la protagonista la sentiamo come una di noi, famigliare. Grande e superba l’interpretazione di Imelda Staunton, giustamente premiata con la Coppa Volpi come Migliore Attrice Protagonista. Leigh scarnifica tutto ciò che potrebbe risultare ridondante, gioca di sottrazione, ci fa vivere nello spazio angusto e ristretto delle case povere, dove si consuma il dramma, fra il pianto, il silenzio e i singhiozzi. Ma qui la tragedia si tramuta in commovente bellezza, anche attraverso l’uso di una camera, mai invadente, anzi, essa stessa si fa personaggio. Il regista inglese è talmente bravo da non prendere alcuna posizione dichiarata, rispetto al tema trattato, pur fornendo tutti gli strumenti necessari per riflettere sulla delicata questione dell’aborto. Eccelle per la mancanza di un prete, di un pastore, di un pope, nel film. Finalmente non c’è nessuna ‘chiesa’ che dice la sua a tal proposito. Qui è solo lo spettatore, credente o no, agnostico, uomo o donna, che alla fine hanno da dire ognuno la sua e, solo dal proprio punto di vista. Non c’è chi giudica e chi è giudicato. Neanche Vera la si giudica.
Per comprendere la bellezza di un film bello ed interessante come questo, per vederlo senza alcun pregiudizio ci basti riflettere sul fatto che Vera Drake ha vinto il Leone d’Oro a Venezia, ma è stato scartato dal Festival di Cannes. In questi casi si giustifica l’accaduto con: “non tutto è sbagliato, ma non sempre è opportuno”. Per chi sceglie di non essere opportunista, questo è il film per imparare da Vera a scegliere sempre e solo ciò che è il bene. Semplicemente per amore disinteressato.
Giancarlo Visitilli

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