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Hal & Harper

1 stagioni - 9 episodi vedi scheda serie

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La recensione su Hal & Harper

di mck
9 stelle

Opera kintsugi/kintsukuroi.

 

C’ho messo tanto, quasi un mese, a completar d’assistere ad “Hal & Harper”, la mini-serie in 9 episodi da circa 25/30 minuti l’uno distribuita da Starz & MUBI che Cooper Raiff, classe 1997 (autore di “ShitHouse” e “Cha Cha Real Smooth” e prossimo protagonista di “See You When I See You” di Jay Duplass & Adam Cayton-Holland), ha creato, scritto, co-prodotto (con Thomas Hartmann per Small Ideas & Lionsgate), co-interpretato – con tre splendori quali Lili Reinhart (un’autentica sorpresa, almeno per me che, anche se ho incrociato “Galveston”, non so cosa sia “Riverdale”, e non che sarebbe per forza cambiato qualcosa), Mark Ruffalo (In the Cut, Eternal Sunshine of the Spotless Mind, Collateral, Zodiac, Shutter Island, Margaret, Poor Things, Task) e Betty Gilpin (Nurse Jackie, GLOW, the Hunt, Roar, Mrs. Davis, Three Women, American Primeval) –, diretto e co-montato (con McKinley Carlin), perché semplicemente non volevo finisse. (O forse perché faceva troppo male, chissà.)

 


Innervata, ma anche innervosita, ed è solo un bene, da un andirivieni temporale cronosismatico, ma mai parossistico, che non è belluria, ma capacità (si consideri l'espediente - non certo "innovativo", ed anzi già "rodato", ad esempio in "Eternal Sunshine of the Spotless Mind", ma qui messo in scena davvero con esiti sbalordenti - di far interpretare le versioni fanciulle dei protagonisti agli attori adulti, per poi, verso la fine, sorprendere con un paio di apparizioni rivelatorie ed epifaniche agnizioni della giusta età) postmoderno-minimalista (John Cheever, Grace Paley, Flannery O’Connor, Philip K. Dick, Harold Brodkey, Annie Proulx, Raymond Carver, Alice Munro, Elisabeth Strout, Mailey Meloy) di raccontarla, una stramalbenedetta storia, “scrivendo con la moviola” (o con Avid, Adobe, Da Vinci o Final Cut), “Hal & Harper” preme sui punti di giuntura cicatrizzati che tutti ci adornano, quelli che ci consentono di tenere insieme i pezzi (il piede con la gamba, la gamba alla coscia, per così continuare a fare un passo dopo l’altro, il torace al cervello, per godere di ogni respiro e non per respirar soltanto), e ti spezza. (E rimettere assieme frammenti e cocci già rinsaldati, forse, ogni tanto, ulteriormente rafforza. O elasticizza.)

 


Completano il notevole cast Addison Timlin (cui è riservato il meraviglioso finale in ipobole, a "spegnersi", accendendo il "rumore bianco"), Havana Rose LiuAlyah Chanelle Scott e Annabelle Dexter-Jones.

 

 

Fotografia di Doug Emmett (“The To Do List”, “The One I Love”, “Sorry To Bother You”) e musiche di Clyde Lawrence & Cody Fitzgerald, più una manciata di ottime canzoni utilizzate benissimo: “Vampire Empire” dei Big Thief (Adrianne Lenker & C.), “Age of Consent” dei New Order, “Leading Me Now” di The Tallest Man On Earth (Kristian Matsson) e “Already Lost” della stessa Adrianne Lenker.

 

 

“Naufragare assieme alla famiglia o navigare da sola.”

Opera kintsugi/kintsukuroi.

* * * * (¼) ½ – (8.75) 9.00  

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