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True Detective

3 stagioni - 29 episodi vedi scheda serie

Recensione

Stagione 3

  • 0-2019
  • 8 episodi

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mck

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di mck
9 stelle

Bambini. Nel tempo.

 

 

- “Molte persone coinvolte in questo caso sono morte. Molte persone sono scomparse.”
- “Le persone tendono a farlo, signorina. Molte delle persone che conoscevo sono scomparse.”

 

 

True Detective torna a distanza di quasi 4 anni con questa terza stagione – dopo Louisiana e California, tra gli Appalachi e le Montagne Rocciose, sta l'Altopiano d'Ozark, porzione Arkansas (dopo che quella relativa al Missouri è recentemente assurta alle cronache seriali grazie all'omonima serie di Bill Dubuque e Mark Williams con Jason Bateman e Laura Linney), che compare molto nella sigla d'apertura (sempre ad opera di Patrick Clair di AntiBody, che questa volta incorpora “Abandoned Drive-In, Texas 1983” di Wim Wenders, come a voler inglobare un presagio a forma d'ammonimento d'irresolutezza) e poco lungo la narrazione, fatto salvo per una passeggiata compresa nel finale di stagione) – composta come sempre da 8 episodi della durata di 55'-75': i primi 2 diretti da Jeremy Saulnier ("Blue Ruin", "Green Room", "Hold the Dark"), la cui regìa ci regala un paio di bellissimi stacchi di montaggio in perfetta continuità con un gap di 30°/45° tra gli estremi dei mini jump-cut, il 3° e gli ultimi 3 da Daniel Sackheim (NYPD Blue, House M.D., the Americans, the LeftOvers, Game of Thrones, Better Call Saul, Ozark, the First), che mantiene sempre alta la qualità della composizione di quadro e storia, e il 4°e il 5° dallo stesso Nic Pizzolatto, che scrive tutti gli episodi in solitaria tranne il 4°, con David Milch, e il 6°, con Graham Gordy

 

(Cliccare qui o sull'immagine per aprire la fotografia originale di Wenders.)


“Un bambino scomparso è un vuoto che riecheggia avanti e indietro nel tempo. Non include solo le stanze in cui stavate assieme a loro e che ora non esistono più, o quelle stanze in cui non siete mai entrati assieme. La negazione è più profonda. È la consapevolezza che, in qualunque stanza entrerete per il resto della vostra vita, loro dovrebbero esserci, ma invece non è così. E i ricordi che avete di loro diventano il simbolo di quell'assenza. Un bambino scomparso è una storia a cui non è permesso finire mai.” 

 

 

Cast annichilente: Mahershala Ali (“Treme”), Stephen Dorff (“Cecil B. DeMented”, SomeWhere”), Carmen Ejogo (“Roman J. Israel, Esq.”, “It Comes at Night”, “the GirlFriend Experience”), Scoot McNairy (“Fargo 3”), Mamie Gummer (“the Ward”, “the Big C”, “Side Effects”) - “Lucy aveva un problema: l'autolesionismo. Non sapeva quando fermarsi. Insisteva, fino a ottenere ciò che voleva, e continuava, fino a ottenere ciò che non voleva.” -, Michael Rooker (“Henry: Portrait of a Seriel Killer”, “Guardians of the Galaxy”) - “Spera di dimostrare di avere le palle, ora? O vuole davvero che la consideri una minaccia? Miste Hays, vuole che mi senta minacciato?” -, Sarah Gadon (“A Dangerous Method”, “Enemy”, “Maps to the Stars”, “Alias Grace”) e Michael Greyeyes (il capro espiatorio nativo americano). 

 

 

“Tutti scopano (aka: fottono) qualcosa”, ovvero: a RedNeck Radar.

 

 

Note tecniche.
Molti personaggi raccontano a Hays ciò che egli è, molto prima ('80, '90) che lui lo dimentichi.

“L'Ufficio Relazioni con il Pubblico? Tu odi il pubblico!”

- “Ho pensato spesso al motivo per cui entrasti nell'esercito.”
- “Non avevo soldi per l'università, né un lavoro...”
- “No, tu mi dicesti... Dicesti che avevi scoperto... che se fossi morto... tua madre sarebbe diventata ricca, perché il governo le avrebbe dato diecimila dollari. È per questo che finisti per arruolarti.”  

 

 

Quando osserviamo Hays - nel 1980 o nel 1990 - “relazionarsi” con il sé stesso del 2015 (intermezzo: abbiamo un solo altro inserto al di fuori dele tre linee temporali costituenti il racconto: un frammento a cavallo dei due millenni) è il futuro che si scopre guardarsi ricordare (considerando il fatto che ricordare significa ri/sovrascrivere, ogni volta) il passato nel mentre dell'atto di metterlo in scena, e quindi, ovviamente, non v'è alcuna comunicazione/precognizione dal passato verso il futuro. 

 

(Il "vero collegamento" con la prima stagione...)

 

Folks, this is the end of my story...

“È sempre troppo tardi.”

* * * * ¼ - 8 ½

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PlayList.
Musiche di T Bone Burnett.

Titoli di Testa.
“Death Letter” di Cassandra Wilson da “New Moon Daughter” (1996).

 

 

Bruce Springsteen? Eddie Vedder? Mickey Newbury, che, con la sua “Just Dropped In (To See What Condition My Condition Was In)” da "Harlequin Melodies" del 1968, ci canta della sua condizione (LSD) e di quella di Hays (una forma di demenza senile).

 

 

“Saint James Infirmary Blues” di Jon Batiste da “HollyWood Africans” (2018).

 

 

Stagione 1 - 2014

Stagione 2 - 2015

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