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Mad Men

7 stagioni - 93 episodi vedi scheda serie

Serie TV Recensione

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Stanley42

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di Stanley42
stelle

L'ultima grande serie della terza Golden Age della televisione. Con "Mad Men" si chiude uno dei periodi di sviluppo piu importanti del piccolo schermo. Sette stagioni perfette che raccontano gli anni '60 come mai nessuno prima in tv.

 

Termine creato nei tardi anni ’50 per descrivere i pubblicitari di Madison Avenue. Coniato da loro stessi.

 

 

Un uomo cade dall’alto di un palazzo e precipita inesorabilmente, piano dopo piano, per poi ritrovarsi seduto su un divano a fumare la sua sigaretta. Queste le immagini che scorrono sull’elegante sigla di Mad Men, metafora e rappresentazione di tutta una vita, quella di Donald Draper; immagini all’inizio difficilmente interpretabili per lo spettatore ma che, con il passare degli episodi e delle stagioni, assumono un significato sempre più profondo e intenso, perfetto per descrivere in una ventina di secondi un percorso lungo sette anni.

Ma la caduta di Donald Draper non rappresenta soltanto un inesorabile processo di autodistruzione morale, che andrà poi ad interessare tutti i personaggi della serie, bensì anche il superamento di determinati canoni morali, estetici e comportamentali comuni nella società pre-“sessantina”. Superamento: è questa la parola chiave per comprendere appieno il cammino verso la modernità, intrapreso in modo decisivo proprio in quegli anni ’60, raccontati magistralmente dalla serie, causando una cesura netta con il passato. Lo sa bene questo Matthew Weiner, che con la sua imponente opera ha saputo creare un affresco storico unico nella televisione moderna, raccontando non solo gli eventi salienti del periodo ma anche le paure e le preoccupazioni degli americani dell’epoca. Uno dei pregi di Mad Men, forse il più grande, è infatti quello di riuscire a coniugare in modo impeccabile la Storia con la storia: le vicende private dei vari protagonisti si intrecciano sempre con gli avvenimenti più celebri, senza che questi ultimi prendano il sopravvento sulla narrazione, ma rimanendo sempre sullo sfondo, nonostante la loro influenza sulle azioni e i comportamenti dei personaggi. Merito, questo, della scrittura di Weiner, sceneggiatore di ben 72 dei 92 episodi della serie che nulla ha lasciato al caso: dalle ricostruzioni di set, vestiti ed automobili d’epoca impeccabili, alla psicologia dei vari personaggi estremamente credibile, Weiner ha fatto dei dialoghi perfetti e dell’antispettacolarità un vanto di Mad Men, scelta audace in una contemporaneità (non solo televisiva) in cui si vuole sconvolgere lo spettatore solo tramite effetti sorpresa ed eccessi di scrittura. Se dunque è questo che il pubblico cerca in una serie, allora si tenga alla larga da qui: in Mad Men non ci sono colpi di scena alla Breaking Bad, né cliffhanger come in Lost ma solo la realtà quotidiana, fatta di routine lavorative e momenti di gioia e dolore che sconvolgono la vita di tutti i giorni.

 

 

You're happy because you're successful, for now. But what is happiness? It's a moment before you need more happiness. 

 

 

Altro pregio accennato prima è l'approfondimento psicologico dei protagonisti, elemento divenuto centrale nelle produzioni televisive dell’ultimo decennio ma non sempre ben sfruttato, poiché uno degli errori che gli sceneggiatori compiono è quello di adattare i personaggi agli eventi narrati e non il contrario: di esempi ce ne sono e anche illustri, come il già citato Lost o meglio ancora Dexter. Inutile dire che questo non succede in Mad Men, in cui la narrazione lascia spesso il posto all’approfondimento psicologico, fattore che ha indotto i suoi detrattori a parlare di noiosa lentezza; in definitiva, la serie vive quasi esclusivamente dei suoi personaggi, talmente tridimensionali e complessi da imprimersi in modo indelebile nella mente dello spettatore, che entrerà in assoluta empatia con ciascuno di loro. Su tutti giganteggia la titanica presenza di Donald Draper, magistralmente reso da un Jon Hamm in stato di grazia, simbolo di una generazione ormai perduta e di tutte le contraddizioni dell’America passata e presente; una figura lacerata interiormente da conflitti irrisolvibili, un antieroe talmente potente e sfaccettato da poter essere accostato solo ai grandissimi personaggi della televisione, come il Walter White di Bryan Cranston, il Nucky Thompson di Steve Buscemi ma soprattutto il Tony Soprano di James Gandolfini, a cui tutti i personaggi citati (e non solo) devono la loro esistenza. La coralità di Mad Men è ovviamente data anche dalla presenza degli altri personaggi, cui viene dedicato sempre il giusto spazio e approfondimento all’interno delle puntate, in modo fluido e naturale tanto da non appesantire la serie con un’eccessiva frammentarietà, che è il problema principale di serie come Game of thrones: da Betty a Peggy, passando per Peter e Roger, ognuno viene analizzato in base alle relazioni interpersonali e private, dando origine a momenti di rara intensità drammatica e recitativa.

 

 

What you call love was invented by guys like me, to sell nylons.

 

Tutto questo contribuisce a rendere Mad Men un’opera eccezionale, ma non sarebbe un capolavoro senza il suo tema portante: la pubblicità. Tale argomento, affrontato nel decennio del suo massimo splendore, è perfetto per il racconto intrapreso da Weiner, poiché l’agenzia pubblicitaria, in cui la maggior parte dei protagonisti lavora, assume i connotati di un microcosmo nel quale si riflette quel macrocosmo che è il mondo, con i suoi mutamenti e le sue tendenze, in un rapporto di assoluta continuità: capita dunque, ad esempio, che la contrapposizione di due modelli di donna, rappresentati da Marylin Monroe e Jackie Kennedy, diventi il pretesto per la pubblicizzazione delle calze autoreggenti Maidenform oppure che l’agenzia sia costretta ad assumere dipendenti di colore, nel tentativo di ingraziarsi i favori della comunità afroamericana. Inoltre, le bugie e i tradimenti continuamente reiterati dai personaggi ben si conciliano con il tema dell’advertising, in cui l’unica cosa che conta è l’apparenza: lo stesso Don, forte di un passato turbolento, non esiterà, nei confronti dei clienti, a fingersi ciò che non è pur di vendere un prodotto e incrementare notevolmente le entrate della Sterling-Cooper.

 

 

If you don't like what's being said, change the conversation.

 

Molto altro ci sarebbe da esaminare nella serie, come la regia sempre puntuale o lo sviluppo delle vicende di ognuno dei protagonisti, ma così si rischierebbe di togliere tutto il piacere della visione di un prodotto tanto perfetto quanto sconosciuto al grande pubblico. Mad Men rappresenta uno degli show più importanti di sempre e forse il più stratificato e complesso degli ultimi anni, un’opera talmente piena di significati, che analizzarla nella sua interezza risulta un’impresa non da poco. In un presente in cui tutte le serie prodotte esauriscono il loro potenziale dopo qualche stagione, un ulteriore vanto della creatura di Matthew Weiner è quello di essere riuscita a mantenere la qualità delle vicende e l’attenzione dello spettatore estremamente alte per ben sette stagioni, diventando fonte di ispirazione anche per successivi serial (da Master of sex a The Americans). Con Mad Men si chiude un decennio di televisione irripetibile, che ha saputo regalare solo grandi emozioni.

Affrettatevi a recuperarla.

 

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