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Le canzoni dell’ayahuasca sembrano una nenia infantile eppure le loro melodie suonano antichissime. Qualcosa che si perde in una memoria ancestrale e da lì riaffiora. L’ayahuasca è un infuso prodotto dalla miscela di diverse piante, tra cui la banisteriopsis caapi, il cui principio attivo e psicotropo, una volta rilasciato, si chiama dmt. E’ liquida, di un colore rosso scuro. Come il sangue. E’ usata per curare, in un significato del tutto diverso da quello della medicina occidentale. C’è anche qualcosa collegato con la morte nella sua essenza. Forse perché non può esistere la vita senza di essa. E’ amara. Ha effetti purgativi per l’intestino. Procura modificazioni della coscienza e delle proprie percezioni. Si possono avere visioni. E a occhi chiusi compaiono figure geometriche colorate, pulsanti e in movimento.

In questo documentario di Georgina Barreiro, il cui titolo è un colloquialismo quechua per le canzoni dell’ayahuasca, seguiamo un uomo che vuole incontrare una curandera e partecipare ad una cerimonia. Quello che osserviamo è molto semplice. Delle capanne nella giungla, la raccolta degli ingredienti, la preparazione. La curandera è una donna anziana, che ci racconta come entrò in contatto con l’ayahuasca, e come le venne trasmessa la conoscenza di questa pianta dai suoi antenati. Un sapere tramandato oralmente. Tutto si svolge in modo naturale, senza l’esigenza e il bisogno di svelare chissà quali segreti o misteriosi riti. Intorno la presenza protettiva della natura. Lo scorrere di un fiume, la luce fra le foglie degli alberi, la pioggia, la terra. Forse il contesto migliore per capire gli effetti e il potere di queste piante.

Negli ultimi anni si sono moltiplicati in Europa, in maniera più o meno visibile, gruppi che organizzano cerimonie in cui assumere alcune piante medicinali (l’ayahuasca o anche il peyote o il San Pedro). Alcuni vi partecipano forse con la speranza di poter essere curati, qualsiasi sia il loro male, altri puramente attratti dall’esperienza psichedelica, molti per curiosità, pochi con una vera conoscenza. Non serve aggiungere che il tutto ha un costo. Ultimamente l’ayahuasca è divenuta illegale in Italia, a quanto pare solo per due intossicazioni registrate. Se si dovesse tenere conto dello stesso metro di giudizio per stabilire la legalità di una sostanza non si capisce come l’alcol possa essere venduto liberamente con tutte le intossicazioni quotidiane che produce. L’ayahuasca non è una “droga” come le altre e non credo sia possibile reperirla per uso personale almeno che uno non abbia tutti gli ingredienti (che si possono comprare facilmente su internet) e sappia come preparala. Però il punto è un altro. E’ il contesto. Il potere di queste piante esiste soprattutto all’interno di un sistema culturale e ambientale che le sappia accogliere e rispettare. Hanno un’origine così antica come il mondo stesso. E per alcuni indigeni appartengono alla loro storia, che hanno aiutato a sviluppare e mandare avanti. Io credo che ognuno di noi abbia il diritto di avvicinarsi a quante più forme di apprendimento possibili, attraverso un percorso di conoscenza e soprattutto essendo seguito da un maestro. In questo caso uno sciamano o un curandero. Purtroppo di impostori è da sempre piena la nostra società, quindi per quanto riguarda queste esperienze, che possono essere anche molto profonde e possono cambiarti la vita, non bisognerebbe prendere troppo alla leggera con chi si vuole farle. In alcuni Paesi del Sud America ci sono dei veri e propri centri. In Inghilterra e Galles e Spagna alcuni luoghi. Molto ben nascosti, naturalmente.

A mio avviso questo documentario ci fa immergere nel giusto spazio e nella corretta temporalità per cominciare a capire cosa sia l’ayahuasca, al di là dei suoi effetti e di tutto quello che se ne è stato scritto e detto.

 

 

 

 

 

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