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Il vocabolario dei sentimenti - Gioia (6)
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Gente comune è un film indubbiamente, ovviamente, naturalmente sul dolore. Parla di incomunicabilità, di sensi di colpa, di immani tragedie familiari, di silenzi, di infelicità e di tante altre disgrazie condensate tutte all’interno di una casa. E su questo non si discute, è lampante.

 

Però. Però c’è una scena che mi ha sempre colpito. Non tanto per cosa dice, ma per come lo dice. Cosa dice? Dice la cosa più bella, attesa ed agognata da un adolescente. Lasciando perdere per un attimo la difficile elaborazione del lutto della famiglia Jarrett – e proprio di attimo si tratta – ecco che ci ritroviamo in camera del tormentato figlio, Conrad. Il ragazzo non sta bene, vive (in)consapevolmente da sempre con la convinzione di essere il responsabile della morte del fratello e l’ossessione di una madre che non gli dispensa amore, quasi lo ritenga colpevole del fatto funesto. Si fa aiutare da uno psichiatra, e sia a lode al dottor Berger che alla fine qualcosa la risolve pure. Insomma, quando un adolescente sta male, in linea di massima, c’è sempre un motivo: si chiama “ragazza”. Conrad ha certamente molti problemi, ma, si sa, quando l’adolescente sa di poter contare su una ragazza ha risolto la maggior parte (se non la totalità) dei propri problemi. Si dà il caso che la fanciulla in questione, Jeannine, sia anche interessata a lui. Ma il ragazzo è troppo impacciato e smarrito per farsi avanti; forse non ha nemmeno capito niente, come la maggior parte di noi maschi.

 

Cosa succede? Succede che Conrad si sveglia. Chiuso in camera, chiama al telefono di casa Jeannine (con un cellulare di mezzo, questo filone di Gente comune sarebbe stato un’altra cosa). Gli risponde la madre, poi l’apparecchio passa alla figlia. Conrad, con vari giri di parole, arrampicandosi sugli specchi, le chiede un appuntamento. Lei gli ride in faccia. E qui entra in gioco il famigerato, fantastico, inesplicabile intuito femminile: Jeannine propone a Conrad di riformulare la richiesta di appuntamento in un linguaggio normale. Il ragazzo sta al gioco e, neppure il tempo di finire la domanda, lei accetta immediatamente. Conrad riabbassa la cornetta e nei suoi occhi fino al minuto prima devastati dalle circostanze degli eventi, persi di fronte al divenire turbolento del mondo, si manifesta, inattesa ed autentica, l’espressione di gioia più genuina. La gioia di chi raggiunge un obiettivo che in quel momento vale più di qualunque altra cosa al mondo, e che è sinceramente, onestamente, maledettamente giusta.

 

 

 

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