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REGISTI CHE CONTANO#9 - KELLY REICHARDT: LA CAPACITA' DI SONDARE IL SENTIMENTO PIU' INTIMO SULLO SFONDO DELL'IMMENSITA' DELLA PERIFERIA AMERICANA
di alan smithee ultimo aggiornamento
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"Registi che contano" non ambisce, né può essere, una monografia compiuta ed esaustiva sull'autore ogni volta preso in considerazione; tenta piuttosto mettere in luce un cineasta e di presentarne l'opera cronologica che lo ha contraddistinto sino ad oggi. Autori che potrebbe essere interessante conoscere, e che, a giudizio di chi scrive, si sono distinti per un particolare stile o tecnica di regia, per le argomentazioni che contraddistinguono la loro carriera ad oggi, senza necessariamente pretendere di attribuir loro il merito di raccontare cose nuove o mai viste.

Kelly Reichardt

Certain Women (2016): Kelly Reichardt

KELLY REICHARDT, classe 1967, è una autrice cinematografica indipendente americana che ha esordito nel 1994 con River of Grass, che le fa vincere il Gran Premio della Giuria al Sundance festival di quello stesso anno.

Dal 1999 gira tre cortometraggi, tra cui Ode ed un'altro incentrato sulla guerra in Iraq. La conosciamo ufficialmente (si fa per dire, visto che ad oggi nessuno dei suoi film, presentati a molti tra i più prestigiosi festival internazionali, ha mai potuto godere di una regolare distribuzione cinematografica in Italia), dal 2006 con l'intenso Old Joy, un film che si introduce tra l'intimità di un'amicizia maschile sincera e pura, sviscerandone i contenuti con un garbo ed una profondità toccanti.

Kelly continuerà anche successivamente, e sino ad oggi - col suo ultimo (e probabilmente più bello tra tutti) Certain Women - a sondare l'intimità di sentimenti privati e spesso difficilmente rappresentabili, senza rischiare di finire nel patetico o nella melassa di sdolcinature fuorvianti.

Kelly ne è sempre uscita vincitrice, padrona della materia e lucida nella sua rappresentazione di personaggi vinti, disagiati, disadattati, perduti nei meandri del conflitto interiore o materiale che li sta lentamente affliggendo.

Di fronte a questo profondo studio interiore, il teatro di sottofondo è l'America dei grandi spazi, dei cieli aperti, dei lunghissimi treni merci con cui la Reichadt è solita aprire (e a volte chiudere) i suoi bei film.

L'America che consente il miracolo ai pochi intraprendenti baciati dalla fortuna, ma che soggioga chi, pur volenteroso, è afflitto dalla cattiva sorte. Se potete, non perdetevi nessuno dei film che troverete qui sotto: cercate di recuperare quelli che vi mancano, oppure scoprite la potenza e l'intensità di narrazione di questa dotata e tenace regista che rifugge i budget stellari per restare lucidamente e saldamente aggrappata alla vita vera, passata o contemporanea di uno stato immenso che dà tanto, ma pretende spesso altrettanto.

OLD JOY

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Due amici ed un cane alle prese con una camminata nei boschi per raggiungere una amena località termale. La Reichardt filma con lucidità e credibilità un week end che sancisce come un patto di sangue tra due uomini che sanno di poter contare uno sull'altro anche quando la vita e le circostanze esterne non fanno altro che cercare di separarli.

VOTO ****

WENDY AND LUCY

locandina

Wendy and Lucy (2008): locandina

La difficoltà di vivere e l'affiatamento rende un cane e la sua padrona dipendenti uno dall'altra, anche quando, per una serie di circostanze avverse, il destino sembra accanirsi contro di loro. Reichardt filma l'immensa America dei diseredati, della desolazione, puntando sul sentimento puro, non edulcorato da inutili melensaggini.

VOTO ****

MEEK'S CUTOFF

locandina

Meek's Cutoff (2010): locandina

Un western crepuscolare e senza fronzoli, secco, asciutto come il territorio in cui e' ambientato, durante l'esodo di tre famiglie di pionieri nell'ultimo quarto dell'800 sulla via dell'West. Un gran film su un esodo dai contorni apocalittici, che si chiude alla vista (sinistra ed inquietante) di un albero vivo ma semidistrutto da un fulmine, che se da un lato accende la speranza sull'esistenza di una vena d'acqua, dall'altra rende inevitabile la scelta dei pellegrini tra Meek e il balordo pellerossa: una scelta che la regista non ci vuole esplicitare, che lascia alla sensibilita' dello spettatore, e al maggior suo turbamento.

VOTO ****

NIGHT MOVES

locandina

Night Moves (2013): locandina

Night Moves è il film del lutto, della celebrazione del rimorso e, almeno in parte, del pentimento. Certamente del senso di colpa, quel sentimento potente e devastante che attanaglia, in misura e grado differente a seconda del carattere, dell'indole, e della personalità di ognuno dei tre ragazzi coinvolti in un vero e proprio attentato ai danni di una diga utilizzata per lo sfruttamento dell'energia idroelettrica.

VOTO ****

CERTAIN WOMEN

locandina

Certain Women (2016): locandina

Tre storie intime di donne in qualche modo irrealizzate o frustrate dal ruolo che la società e le convenzioni attribuiscono loro. La Reichardt filma l'America fordiana infinita dei grandi spazi e delle distanze incolmabili, concentrandosi sull'intimità di tre storie legate una all'altra per un sottile filo rosso di coincidenze. Un film magnifico.

VOTO ****1/2

FIRST COW

Nei boschi dell'Oregon, nel nostro presente, un cane girovago assieme alla sua padrona scopre per caso i resti di due esseri umani che appaiono ancor oggi, nella desolazione un po' macabra degli scheletri che ne definiscono quel che resta dei contorni, come in una posa placida, come di quieta rassegnazione verso un mondo che non corrisponde all'indole di nessuno dei due.

Con l'antefatto che segue, e che occupa l'intera vicenda del film, avremo la conferma che la storia che si accompagna a quel ritrovamento, si riferisce a due persone completamente al di fuori del mondo famelico di risultati e di ritorni economici che li ha ospitati.

In First Cow la Reichardt, animata da straordinaria sensibilità, riesce nel compito, tutt'altro che scontato, di raccontare le sfaccettature più intime di una sincera amicizia, nata in un contesto completamente materiale e sin degenerato della corsa più sfrenata alla conquista delle singole opportunità a scapito dell'altrui concorrenza, privilegiando nel suo sviluppo narrativo riflessivo e tutto fuorché convulso, quel senso di collaborazione che, proprio in quel periodo, veniva scoraggiato dai più biechi individualismi e da una vera e propria lotta alla sopravvivenza e alla supremazia del più furbo ai danni del più debole o timoroso.   

VOTO ****

 

 

ECCO GLI ALTRI DELLA SERIE "REGISTI CHE CONTANO":

1) MANOEL DE OLIVEIRA

2) ALEXANDR SOKUROV

3) DENIS VILLENEUVE

4) BEN WHEATLEY

5) IROKAZU KORE-EDA

6) NA HONG-JIN

7) NICOLAS ROEG

8) JOAO PEDRO RODRIGUES

 

 

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