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Le relazioni interpersonali e la formazione della persona oltre lo Spazio ed il Tempo. L’animazione di Makoto Shinkai.
di Will88
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Makoto Shinkai, nato nella prefettura di Nagano nel 1973, frequenta la facoltà di letteratura giapponese all’università, per poi lavorare come grafico alla Nihon Falcom Corporation, un’azienda di videogiochi specializzata in RPG. Nello stesso periodo (1999) realizza Kanojo to kanojo no neko (“Lei e il suo gatto”), cortometraggio animato realizzato in bianco e nero. Questo primo lavoro, che mostra le vicende di una ragazza osservate attraverso gli occhi del proprio gatto, riceve diversi premi e spinge il regista ad occuparsi sempre più di animazione.

L’opera di Makoto Shinkai vira verso la fantascienza con il secondo corto OAV Hoshi no koe (“Voices of a Distant Star”, 2002). La caccia agli alieni Tarsians da parte della nave spaziale Lysithea diventa il pretesto per descrivere i meccanismi di una comunicazione sempre più complessa tra Mikako Nagamine (arruolata sulla nave spaziale) e Noboru Terao, il suo ragazzo rimasto sulla Terra. Il film ha un buon successo, mettendo in risalto le abilità di Shinkai nelle varie fasi di realizzazione.

Makoto Shinkai

Il giardino delle parole (2013): Makoto Shinkai

Il suo primo lungometraggio per il cinema è Kumo no muk?, yakusoku no basho (“Oltre le nuvole, il luogo promessoci”, 2004). In un universo alternativo, la città di Hokkaido viene occupata dai sovietici, mentre il resto del Giappone rimane nella zona di influenza degli Stati Uniti. I protagonisti sono Hiroki Fujisawa e Takuya Shirakawa, due amici che vogliono costruire un aereo per volare vicino alla Torre di Hokkaio, ultimo avamposto sovietico del Paese e pericolosa arma in grado di modificare l’interno Universo.

La distanza (intesa sia attraverso lo spazio che attraverso il tempo) che ostacola le relazioni è il tema portante anche di By?soku go senchim?toru (“5 cm per second”, 2007), in cui Makoto Shinkai affronta tre momenti nella vita dei due amici Takaki T?no e Akari Shinohara i quali, nonostante il forte sentimento che li lega, non riescono, per cause esterne, ad avere una relazione sentimentale: saranno proprio lo spazio ed il tempo a cancellare progressivamente questo sentimento.

Lo spazio ed il tempo vengono distorti anche attraverso il Portale della Vita e della Morte presente in Hoshi o ou kodomo (“Viaggio verso Agartha”, 2011). Una ragazza, Asuna, incontra Shun, uno strano ragazzo proveniente dal mondo sotterraneo di Agartha. Quando Shun viene trovato morto ed una misteriosa organizzazione si mette alla ricerca del portale per mettersi in contatto con il mondo sotterraneo, Asuna ed il suo maestro partono alla volta del Portale della Vita e della Morte, in grado di riportare in vita i defunti.

scena

Il viaggio verso Agartha (2011): scena

Ancora un lutto è il filo conduttore del cortometraggio Dareka no Manazashi (“Someone's Gaze”, 2013), nel quale Aya Okamura, una donna che conduce un’esistenza tranquilla, riuscirà a riallacciare un rapporto con i propri genitori a seguito della morte di una gatta alla quale tutti i membri della famiglia erano affezionati.

Il racconto di formazione e le relazioni interpersonali sono presenti anche nel mediometraggio Kotonoha no niwa (“Il giardino delle parole”, 2013). Nei giorni di pioggia, lo studente Takao marina la scuola per dirigersi verso un giardino. Qui conosce Yukino, una ragazza misteriosa che conoscerà poco a poco, durante i giorni di pioggia. L’estate segna però la fine dei loro incontri e la scoperta, da parte di Takao, dell’identità della ragazza: un’insegnante che si era allontanata dalla scuola dopo essere stata accusata di essersi innamorata di uno studente. Questo fatto però non modifica l’interesse del protagonista nei confronti di Yukino.

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Il giardino delle parole (2013): scena

La svolta nella carriera di Makoto Shinkai è rappresentata da Kimi no na wa (“Your name.”, 2016) che ha fatto segnare uno dei migliori incassi di tutti i tempi in Giappone. Due ragazzi, che vivono in zone diverse del Giappone, scoprono di potersi scambiare i corpi, quindi cercando prima di comunicare tra di loro, per poi intervenire l’uno nella vita dell’altro. Ancora una volta si ripropone la formazione della persona attraverso la conoscenza dell’altro, dello scambio e della relazione tra i sessi. Un altro punto di forza della pellicola (e dell’intera produzione del regista) è il realismo dei contesti spaziali e l’impatto con i campi lunghi che rendono gli spazi molto realistici. Pur sottolineando l’importanza del proprio lavoro nella trattazione delle relazioni e della memoria collettiva (anche dell'intero Paese), Makoto Shinkai è preoccupato del successo che sta avendo il film, poichè, secondo lui, “è sopravvalutato”. Pur con le molte reazioni positive verso “Your name.”, solo il sempre presente Tempo potrà confermare o meno lo status di capolavoro.

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Your Name. (2016): scena

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