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Michael Caine, Harvey Keitel

Youth - La giovinezza (2015): Michael Caine, Harvey Keitel

Ci sono tre età ad Hollywood, sosteneva un’alcolica Goldie Hawn ne Il club delle prime mogli: bambola, procuratore legale e A-spasso-con-Daisy. Nella commedia femminista di metà anni Novanta, l’attrice – che interpretava a sua volta un’attrice – si lamentava della latitanza di ruoli interessanti alla tenera età di quarantacinque primavere.

E forse le cose sono parzialmente migliorate se consideriamo che Julianne Moore è stata incoronata miglior attrice a cinquantacinque anni, benché con un ruolo vittima di una malattia di per sé legata all’anzianità: il morbo di Alzheimer precoce che colpisce la protagonista di Still Alice, malattia che peraltro non è sempre affrontata con delicatezza a causa della facilità di equivoci che può scaturire una malattia sulla perdita di memoria (pensiamo alla nonna di Happy Family).

Memoria. È importante focalizzarsi su questo tema perché, nel nostro discorso, ha a che fare con la conservazione e la trasmissione. La professoressa di Mia madre è proprio la fragile incarnazione vespertina di questa missione. Così come, saltando di palo in frasca, Le pagine della nostra vita si serve dell’intimismo di un diario per tessere la tela memorialistica di un privato da ricostruire nella mente dell’amata malata.

Giulia Lazzarini

Mia madre (2015): Giulia Lazzarini

Procediamo con ordine: da qualche stagione, l’anziano è tornata figura centrale del cinema contemporaneo, emancipandosi dagli stereotipi di nonni saggi o smemorati, vecchi bisbetici o solidi capifamiglia. Le motivazioni sono, probabilmente tre: l’impegno o il recupero di grandi attori longevi in servizio fino all’ultimo in produzioni cucite su di loro; l’innalzamento dell’età media generale e quindi l’importanza di racconti sulla terza età fuori dalle case di riposo e dai facili rimpianti; la consapevolezza che il pubblico cinematografico è composto largamente da spettatori agê (basta frequentare una sala in un qualunque spettacolo pomeridiano). Il discrimine, forse, lo si può individuare in Una storia vera, estremo road movie su un agricoltore in viaggio verso il fratello con cui non parla da decenni.

Ma in realtà l’anziano è una figura che ciclicamente compare per lasciare il segno: le indimenticabili coppie di Cupo tramonto e Sul lago dorato stanno lì a testimoniare un’attenzione e un’empatia periodiche, così come pure il povero pensionato Umberto D., il crepuscolare professore de Il posto delle fragole, il boss decadente di Atlantic City U.S.A., tutti i personaggi di Cocoon e Le balene d’agosto.

Tuttavia, se consideriamo i primi tre lustri di questo nuovo millennio, osserviamo una proliferazione di film attorno all’anzianità e il catalogo è questo.

Ian McKellen

Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto (2015): Ian McKellen

Se in sala circola Mr. Holmes con Sir Ian McKellen che fa un novantatreenne detective (dunque un anziano “che fa cose”: si recuperi la breve serie tv Vicious in cui duetta con Sir Derek Jacobi), a prescindere dalla regale presenza dell’interprete diventato popolare con saghe fantasy, è forse per merito dei due capitoli di Marigold Hotel: questo breve ciclo può contare sulla presenza di una mezza dozzina di glorie inglesi colte in una stagione particolarmente brillante della loro maturità artistica.

Judi Dench

Philomena (2013): Judi Dench

In particolare, Dame Judi Dench e Dame Maggie Smith guidano questo manipolo di volpi grigie per destrezza e prolificità: se la prima ha letteralmente straziato i cuori con Philomena (ma anche con la titanica M di Skyfall), ottantenne alla ricerca del figlio perduto, la seconda ha capitanato il lirico Quartet dell’esordiente settantacinquenne Dustin Hoffman, è titolare del ritrattino My Old Lady e fa una barbona nell’imminente The Lady in The Van.

Maggie Smith

Ritorno al Marigold Hotel (2015): Maggie Smith

Più giovane di una decina d’anni rispetto a queste leggendarie signore della scena, Dame Helen Mirren si staglia come la presenza più dirompente di questo filone per eclettismo: anima briosa del delizioso e seminale Calendar Girls, in seguito alla popolarità raggiunta grazie al memorabile ritratto di The Queen è entrata nelle file dell’attempato e divertente action movie Red, nelle cucine di Amore, cucina e curry e nei tribunali per The Woman in Gold, perfetto esempio di cinema pomeridiano per signore.

Helen Mirren

Woman in Gold (2015): Helen Mirren

E come ignorare la grande stagione di Sir Michael Caine, protagonista del senilissimo Youth e pure del più piccolo Mr. Morgan? E potremmo insistere sulla specificità inglese citando gli exploit di Tom Courtenay e Charlotte Rampling, coppia devastata dal passato nel bellissimo 45 anni, oppure di Julie Christie nello struggente Away From Her.

Tom Courtenay, Charlotte Rampling

45 anni (2015): Tom Courtenay, Charlotte Rampling

L’indimenticata Lara di Zivago è anche eroina di The Company You Keep dell’ottantenne Robert Redford, che schiera anche una manciata di sessanta-settantenni in gran spolvero (l’attore-regista corre come un ragazzino). E restando oltreoceano ecco la potente performance di Bruce Dern in Nebraska, tra l’altro di quell’Alexander Payne già interessato alla terza età col Jack Nicholson di A proposito di Schmdit.

Bruce Dern

Nebraska (2013): Bruce Dern

Il grande istrione americano lascia esplodere i suoi ultimi fuochi (ha recentemente annunciato il ritiro) in almeno due film fondamentali nel catalogo: la love story Tutto può succedere e il terminale Non è mai troppo tardi. Nel primo fa coppia con Diane Keaton, nel secondo con Morgan Freeman e i due si accoppiano in Ruth & Alex che cercano casa a Brooklyn.

A proposito della sessantanovenne Keaton è opportuno osservare come sia stata capace di adattare la propria anagrafe ad una gamma di ruoli tutt’altro che scontati nell’istituto della commedia, al netto della riuscita o meno di prodotti come Mai così vicini o Darling Companion, in cui è il contraltare femminile di Michael Douglas e Kevin Kline. Questi due attori fanno parte del quartetto di Last Vegas assieme a Robert De Niro (con Sylvester Stallone nell’assurdo Il grande match) e Freeman e il solo Kline in Dove eravamo rimasti? regge lo strascico a Meryl Streep.

Morgan Freeman, Michael Douglas, Robert De Niro, Kevin Kline

Last Vegas (2013): Morgan Freeman, Michael Douglas, Robert De Niro, Kevin Kline

Figura chiave, la sessantaseienne senza età Streep ha contribuito all’emancipazione della donna matura grazie alle piroette di Mamma mia! e soprattutto alle romcom sul sesso È complicato, in cui si divide tra Alec Badwin e Steve Martin, e Il matrimonio che vorrei con Tommy Lee Jones. Sul matrimonio una citazione anche per il tenero I toni dell’amore, con John Lithgow ed Alfred Molina omosessuali sessantenni che devono separarsi come in Cupo tramonto.

E potremmo chiudere questa parentesi non tanto col trio formato da Al Pacino, Christopher Walken ed Alan Arkin di Uomini di parola ma col magnifico Clint Eastwood, vecchio reazionario di Gran Torino e poi Di nuovo in gioco.

E in Europa? A parte la Gran Bretagna, è la Francia a garantire la copertura: la tragedia assoluta di Amour con gli enormi Jean-Louis Trintignant e Emmanuelle Riva; il viale del tramonto di Jeanne Moreau in A Lady in Paris; la dimenticata e squisita commedia corale E se vivessimo tutti insieme? (tra di loro la tonica Jane Fonda, Claude Rich, Pierre Richard, Geraldine Chaplin); i ritratti di Catherine Deneuve con Elle s’en va e Piccole crepe, grossi guai; il remake di Umberto D. con Jean-Paul Belmondo; le ultime riflessioni metalinguistiche del grande Alain Resnais. Se in Italia non realizziamo qualcosa di significativo dai tempi de Le cinque stagioni di Gianni Amico e Buon Natale… buon anno di Luigi Comencini, come non inchinarsi di fronte al magistero di Manoel De Oliveira: Ritorno a casa può bastare?

Tirando le somme. Nel cinema americano emerge la figura di un anziano (diciamo dai sessantacinque anni in su) votato all’esperimento delle ultime grandi occasioni esistenziali. Saranno forse i titolisti italiani a suggerirlo allo spettatore anagraficamente uguale agli abitanti dello schermo, ma, certo, è complicato però tutto può succedere perché non è mai troppo tardi per tornare di nuovo in gioco e, d’altronde, dove eravamo rimasti? Il vitalismo, il dinamismo, la voglia di tenerezza che esplodono spesso on the road, ma anche la consapevolezza dell’atto finale, la volontà di mettere ordine, lasciare niente in sospeso.

Michael Haneke, Emmanuelle Riva, Jean-Louis Trintignant

Amour (2012): Michael Haneke, Emmanuelle Riva, Jean-Louis Trintignant

Al contrario, i film europei presentano una sorta di menefreghismo nei confronti delle sovrastrutture del passato, quasi sempre per poter vivere in pace e secondo natura quel che resta del giorno, magari seguendo rituali inconcepibili nel primo atto delle loro vite, e parallelamente una inconsueta devozione verso la memoria di quello stesso passato – e il discorso vale tanto per le commedie che per i drammi. Insomma, chi si lamenta di un cinema in mano ai ragazzini ha probabilmente ragione almeno in una prospettiva commerciale: ma, come abbiamo visto, c’è uno spazio abbastanza importante occupato dalla cosiddetta terza età che manifesta una pagine importante del cinema contemporaneo.

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