
Mi chiede l'illustre amico GianJohn Cazzarëo di pubblicare queste sue riflessioni (che lui preferisce definire "(bara)onde di pensiero dal substrato cerebrale corticale") su uno dei film del momento: Cinquanta sfumature di grigio.
Orbene, vorrebbe il medesimo che io non facessi menzione dei suoi notevoli studi e titoli accademici, ma credo sia giusto almeno far sapere al lettore che il suddetto ha conseguito prestigiose lauree al MIT di Boston, alla Normale di Pisa, alla Sorbona; ed altresì frequentato con successo corsi di jazz avanzato alla Juilliard. Ed è un cultore nonché esperto conoscitore, tra le altre cose, della settima arte.
Potrebbe essere questo l'inizio di una nuova avventura, di una rubrica: nel qual caso, dovremmo sentirci fortunatissimi: il suo pensiero, giacché controverso, "contro" e "oltre", illumina, sempre; ed il suo sguardo sposta le prospettive, le sue parole inducono ad interrogarsi.
Sul film, poiché non l'ho visto, mi astengo da qualsiasi commento. Ricordate solo che ambasciator non porta pena.
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Cinquanta sfumature di grigio (2015): locandina
Stupefacente, d'uno stupore che attiene al muliebre di sogni inconfessabili sebbene propedeutici al disvelamento di verità, carni, sensi. Il dissenso generale attorno a quest'opera incompresa è sintomo melmoso di empi tempi. Ed allora, dalle accese ceneri di pagine lette ovunque nel globo terracqueo da globi oculari ingordi di libidinose toccate e fughe nel torbidume, le sfumature s'avvampano in cupe vampe vampiriche bruciando magnifica passione. Un cinema ossessivo e possessivo, compulsivo/espressivo, prestante e castrante: il signor Grigio scopre la sua Uqbar alla congiunzione di labirintici condotti rettali ed enciclopediche frustate, mentre lo specchio di sé riflette scultoree identità sottomesse a (m)isteriche copule selvagge (e, d'altronde, «copulation and mirrors are abominable»). Ma ad ogni (freudiana) frustata corrisponde una frustrazione uguale e contraria: contraendo e ritraendo il corpus filmico si scopre l'acqua calda. Patinato, s'è detto (con sdegno disegnato su labbra raggrinzite d'antiche puttane), come se ciò costituisse analisi semantica e non invece semantica dell'ano (ovvero il completamento teorico del Rendezvous with Anus). Eppure non lontano dal vero: Cinquanta sfumature di grigio è cinema patatinato; dalla cui frittura ontologica nonché teologica - per di più metronomica - s'è sublimato un mutevole istinto baudelairiano sino a trascendere nel bollito ideale. Idealizzando così bolle di soap(opera) e body art in sadomasochistiche ellissi stitiche, ed ibridando il bello con la bella (sperimentazione ardita, seminale), vediamo Ana(l?)stasia Steele (da steel, acciaio: è clamorosa siderurgia della drammaturgia) compiere la sua metamorfosi. Da insetto mostruosamente verginello-virtuoso a voluttuosa sospirosa sposa che spira identità scoprendosi licenziosa. Novella James Bond-bondage, con licenza di gemere. Geometricamente visionario, Cinquanta sfumature di grigio è poderosa esperienza multisensoriale, una erotica composizione debussyiana depussyzzata che fa della dissolutezza cosmica e dei fecali toni dodecafonici un linguaggio nuovo, autentico. Fantastico, fantascientifico, fa(bio)voloso.
voto: 95/100.
GJC


Non ci sono commenti.
Ultimi commenti Segui questa conversazione
Commenta