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Un adieu à Agnès Varda
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Un adieu à Agnès Varda

Pochi giorni fa, il 29 marzo, all’età di 90 anni, è morta Agnès Varda, figura centrale del cinema d’Oltralpe. Antesignana della Nouvelle Vague, regista e documentarista, moglie e assidua collaboratrice di Jacques Demy, Agnès Varda era nata a Ixelles, quartiere della prima cintura di Bruxelles. Nel 1940, con l’occupazione tedesca del Belgio, si rifugia a Sète, nel Sud della Francia, dove trascorre l’adolescenza per poi trasferirsi a Parigi. Alla Sorbona studia per diventare conservatrice di musei, mentre presso l’Ecole du Louvre si diploma in fotografia, passione che non l’abbandonerà mai. Dal 1949, è fotografa di scena al Festival del Teatro di Avignone, dove si fa apprezzare per i suoi ritratti di attori. Tra questi, il giovanissimo Philippe Noiret, che otterrà il suo primo ruolo da protagonista proprio nel primo lungometraggio da lei diretto, “La pointe courte” (1954). Inizia così una carriera durata 65 anni, lungo la quale si alterneranno lungometraggi, cortometraggi, documentari e preziose collaborazioni con Jacques Demy. Nel 1992, due anni dopo la morte di quest’ultimo, realizzerà “Les Demoiselles ont eu 25 ans”, documentario su “Les Demoiselles de Rochefort”, capolavoro e oggi film culto del marito, un vero e proprio atto d’amore nei confronti del compagno di una vita e del cinema nel suo insieme. Politicamente molto impegnata nelle lotte per i diritti civili e delle donne, nel 1971 compare tra le firmatarie del “Manifesto delle 343”, stilato da Simone de Beauvoir, nel quale 343 donne si autodenunciavano per aver ricorso all’aborto, esponendosi ad eventuali conseguenze penali. La sua ultima realizzazione è addirittura di quest’anno. “Agnès par Varda” è un documentario nel quale la regista, con il suo usuale talento di narratrice, offre la sua personale visione del mondo, rivisitando le sue fonti d’ispirazione e la sua filmografia. Una testimonianza lucida e preziosa che l’emittente culturale europea ARTE ha diffuso pochi giorni prima del decesso della cineasta. Oltre al Leone d’oro vinto a Venezia nel 1985 per “Senza tetto né legge”, Agnès può vantare premi onorari o alla carriera nei “Césars” (2001) come a Cannes (2015), a Hollywood (Oscar 2017) o ancora con la Berlinale Kamera (2019).

Di seguito, i film di questa grande Signora del cinema che mi hanno maggiormente emozionato.

Playlist film

La Pointe-Courte

  • Drammatico
  • Francia
  • durata 89'

Titolo originale La Pointe-Courte

Regia di Agnès Varda

Con Philippe Noiret, Silvia Monfort

La Pointe-Courte

 

Come evocato sopra,  esordio nel lungometraggio sia per la regista che per Philippe Noiret. Una coppia si rimette in discussione durante un soggiorno nel Sud della Francia. Ritorno dell’autrice sui luoghi della sua adolescenza, con uno sguardo attento e affettuoso sulla comunità locale, pescatori e “gens du Midi”. Il taglio è forse un po’ troppo documentaristico per vedervi un’opera anticipatrice della “Nouvelle Vague”, come ha avanzato qualcuno. Al montaggio c’è un certo Alain Resnais…

Rilevanza: 1. Per te? No

Cléo dalle 5 alle 7

  • Drammatico
  • Francia, Italia
  • durata 85'

Titolo originale Cléo de 5 à 7

Regia di Agnès Varda

Con Corinne Marchand, Antoine Bourseiller, José-Luis De Villalonga

Cléo dalle 5 alle 7

Qui l’accostamento alla “Nouvelle Vague” ci sta tutto, anche se ad Agnès e Jacques l’identificazione stava un po’ stretta. I due si sentivano in primo luogo artisti indipendenti, non classificabili in una cerchia per quanto prestigiosa. Non hanno mai appartenuto ad una qualsivoglia corrente cinematografica, non hanno mai indossato le vesti di critici della Settima Arte. Non che essere accomunati ai vari Truffaut, Godard o Chabrol fosse cosa sgradita, come ha ammesso la stessa Agnès Varda lo scorso anno durante una “Lezione di cinema” da lei tenuta alla Cinémathèque Française. Il film dura un’ora e mezza e racconta un’ora e mezza nella vita di una donna, che deambula per le strade di Parigi al termine di una visita medica che l’ha gettata nell’angoscia. Luoghi reali, gente e traffico reali, una troupe sparuta e discreta, senza luci di scena o altri artifizi. Sì, siamo in piena “Nouvelle Vague”.

Rilevanza: 2. Per te? No

Il verde prato dell'amore

  • Sentimentale
  • Francia
  • durata 75'

Titolo originale Le bonheur

Regia di Agnés Varda

Con Jean-Claude Drouot, Marie-France Boyer, Claire Drouot, Olivier Drouot

Il verde prato dell'amore

Un ottimo film, nel quale Agnès Varda, volente o nolente, continua a cimentarsi con lo stile e i contenuti della “Nouvelle Vague”. François e Thérèse sono felicemente sposati e hanno due bambini. Casualmente, in un ufficio postale, François conosce Emilie, un’impiegata di cui si innamora a prima vista. Le dichiara immediatamente di amare anche sua moglie e i suoi figli. La ragazza, libera e indipendente, accetta la relazione « a tre ».  Per scrupolo di sincerità, François informa la moglie Thérèse dell’esistenza del suo nuovo rapporto amoroso. Il giorno stesso, Thérèse scompare...

 

Ecco cosa ne scrissi sette anni fa:

“Tre anni dopo la sorprendente immersione nei sentimenti più profondi e umani di una donna con il bellissimo « Cléo de 5 à 7 », Agnès Varda sposta la sua attenzione su un personaggio maschile apparentemente più semplice, ma dai comportamenti singolari e di una sincerità disarmante. François vive un matrimonio felice con Thérèse, è un marito affettuoso, nonché un padre modello. Quando incontra la sua futura amante, si affretta a farle capire l’importanza del suo legame con moglie e figli. Emilie sembra anticipare di pochissimo la consapevolezza di una possibile liberazione femminile che si accinge a segnare un’epoca. Profondamente innamorata di François, non punta a distruggerne il matrimonio. Vuole solo la felicità dell’uomo che ama e dal quale si sente amata. La situazione sembra improvvisamente precipitare quando Thérèse viene a sapere dal marito dell’esistenza di Emilie. Lì per lì, dichiara di accettare la nuova situazione, dopo di che scompare e viene ritrovata annegata in un fiume. François, elaborato il suo lutto, sposa Emilie e riprende a vivere serenamente con la nuova moglie e gli amati figli. La trama di questo film ha qualche cosa di assurdo, l’incredibile semplicità dei sentimenti espressi dai personaggi li rende utopistici. Si può amare sinceramente più di una persona e, se non funziona, si va avanti continuando ad amare. C’è sincerità, ma anche cinismo. Agnès Varda intitola il suo film « Le bonheur » (La felicità ). Strano per una vicenda in cui ci scappa il morto. Eppure, sembra volerci ricordare la poliedrica autrice, il fatto che nessuna vita sia esente da dolori, non significa che non esistano vite felici. Felicità è la semplicità dei fiori che costellano l’intera pellicola, fiori offerti, raccolti, esposti, coltivati ; semplicità e bellezza è la musica di Mozart che punteggia il racconto ; semplicità e luminosità sono i coloratissimi costumi a tinta unita che ricordano la spensieratezza delle « Demoiselles de Rochefort », gioiello musicale di Jacques Demy, futuro marito e massimo solidale della regista. A mio modesto parere, questo film rientra a pieno titolo nello stile e nel linguaggio della « Nouvelle Vague », fenomeno al quale Agnès Varda rifiuta di essere assimilata. A torto, credo. La naturalezza dei dialoghi riportano al cinema del miglior Rohmer, il tema viene svolto quasi con una neutralità narrativa alla Godard, i personaggi recitano con la spontaneità che si ritrova nei film di Truffaut. L’insieme, poi, spiazza... Più Nouvelle Vague di così !”

Rilevanza: 1. Per te? No

Senza tetto né legge

  • Drammatico
  • Francia
  • durata 105'

Titolo originale Sans toit ni loi

Regia di Agnès Varda

Con Sandrine Bonnaire, Macha Méril, Stéphane Freiss

Senza tetto né legge

Meritatamente premiato a Venezia nel 1985 con il Leone d’Oro e la migliore interpretazione femminile a Sandrine Bonnaire, è forse il film più conosciuto di Agnès Varda. Opera di acuta osservazione e riflessione sul destino di una giovane donna senza fissa dimora, è un film a tratti sgradevole nel suo realismo, una vicenda umana che chiama in causa lo spettatore, interrogandolo sulla sua parte di indifferenza in seno ad una società che non ha il tempo di guardare l’altro. Una delle vette tra le pur numerose grandi interpretazioni di Sandrine Bonnaire.

Rilevanza: 3. Per te? No

Garage Demy

  • Drammatico
  • Francia
  • durata 118'

Titolo originale Jacquot de Nantes

Regia di Agnès Varda

Con Philippe Maron, Edouard Joubeaud, Laurent Monnier, Brigitte de Villepoix

Garage Demy

E’ uno dei miei preferiti. Agnès Varda racconta a modo suo l’infanzia di Jacques Demy, suo marito da oltre trent’anni, deceduto durante le riprese del film alla preparazione del quale aveva partecipato. Un atto d’amore, certo, ma anche una ricostruzione meticolosa quanto fantasiosa del mondo di un bambino pieno di immaginazione di idee, messo di fronte a quello degli adulti e agli eventi storici che accompagnano i suoi giovani anni. Il modo in cui Jacquot reinventa il cinema, con i pochi mezzi di cui dispone – lampade di casa, pupazzi che si animano, proiezioni primitive – mi ha ricordato la prodezza del filosofo Blaise Pascal, che di nascosto reinventò i fondamenti della matematica, il cui studio gli era stato proibito dall’autorità paterna. Il film è affollato di dettagli succosi, richiama alla mente emozioni e scoperte che rendono un po’ meno faticosa l’esperienza dell’infanzia.

Rilevanza: 2. Per te? No
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