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Requiem per la Sinistra
di marcopolo30 ultimo aggiornamento
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Requiem per la Sinistra

 

Sono cresciuto in una famiglia di chiare simpatie comuniste in un piccolo comune abruzzese dove il PCI era riuscito nel breve volgere di due lustri a cambiare letteralmente volto all’economia locale dopo decenni di immobilismo targato Democrazia Cristiana. Si respirava aria buona. Aria di uguaglianza e dignità.

L’annuale festa de L’Unità, sebbene molto meno antica che non quella del santo patrono, era di gran lunga la manifestazione cittadina più sentita e attesa. E certamente quella meglio organizzata. L’URSS era d’altro canto la superpotenza, reale e tangibile, da contrapporre agli omnipresenti, luciferini USA vero e proprio veicolo di corruzione morale nonché sponsor ufficiale dello sfruttamento del popolo. Insomma: credevamo. Chi da adulto, chi come me da bambino, e naturalmente nessuno poteva anche solo immaginare che da li a pochissimo la patria del socialismo reale si sarebbe sbriciolata come la più insignificante delle Banana Republics.

Eppure, è cosa nota, le cose andarono proprio così: l’URSS lasciò spazio a una temporanea Comunità di Stati Indipendenti dalla quale emersero nel giro di pochi mesi una dozzina di nuovi Paesi ansiosi di sommarsi anch’essi alla tanto vituperata corsia di sorpasso capitalista.

E a seguito di tali eventi il PCI ci mise davvero poco a rinnegare le proprie radici, trasformandosi nel 1991, per mano dell’allora segretario Achille Occhetto, nel Partito Democratico della Sinistra. Una corrente minoritaria guidata da Armando Cossutta uscì dal nuovo partito fondando Rifondazione Comunista, è vero, ma il percorso era purtroppo ormai segnato e con la nascita dell’attuale PD nel 2007 ogni residuo riferimento al (glorioso) passato comunista è stato definitivamente cancellato.

E come se le cose non avessero già preso la peggiore delle pieghe, un giorno arrivò in città un giovane fiorentino rubicondo, arrogante e di formazione democristiana a dare il colpo di grazia a quel poco che nel partito ancora rimaneva "di sinistra".

Ora, se siete arrivati fin qui nella lettura vi starete probabilmente chiedendo a qual pro stia io scrivendo queste cose. E bene, domenica scorsa si sono tenute le elezioni politiche, elezioni simili a quelle che ricordo da bambino, negli anni sopradescritti, con la tragica differenza che allora si poteva davvero scegliere fra destra (e cioè DC, e cioè USA e cioè “padroni”) e sinistra (e cioè PCI, e cioè URSS e cioè “proletariato”), oggi (e da ormai parecchi anni) tale scelta è possibile solo sulla carta in quanto la seconda opzione è pura teoria visto che il PD odierno rappresenta proletariato e lotta di classe (e cioè Sinistra con la S grande) non più di quanto Hannibal Lecter rappresenti il vegetarianesimo. Poi, per carità, un Partito Comunista era presente anche stavolta, ma era una di quelle liste le cui chances di vittoria -anche solo relativa- erano pari a quelle che avrei io di essere incoronato Miss Italia indossando una parrucca e depilandomi le gambe. Ed ecco allora che io e quelli come me -e siamo tanti- ci vediamo costretti a scegliere non a favore di un’idea in cui crediamo ma piuttosto contro una nella quale certamente NON crediamo. Ed è così che si spiega il successo del Movimento 5 Stelle, lista che ha ricevuto il mio voto (per corrispondenza dall’estero) e quello di altri milioni di delusi e traditi. E quando a causa di ciò qualcuno si permette di chiamarmi “fascista” -cosa che indirettamente è stata fatta anche su questo stesso sito- non posso far altro che rispondere con le immortali parole del mitico Mario Brega: “Fascista a me? Io non so’ comunista così; io so’ comunista COSÌ!”

 

Marco

 

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