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Uomini e muli
di Immorale ultimo aggiornamento
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Uomini e muli

Animale strano, il mulo. Per il quale ho sempre avuto una attrazione reverenziale (mi viene spesso riconosciuto, da chi mi conosce bene, un qualcosa di “mulesco” [forse per le origini abruzzesi]) e un po’ timorosa, come per tutti gli equidi: non riuscendo infatti ad interpretarne i messaggi corporei esteriori mi lascio tuttora spaventare dalla loro massa e supposta irrequietezza. O forse dal senso di colpa per essermi cibato, saltuariamente, delle loro (ottime) carni (una volta addirittura ad una festa della Lega Nord [sic !]).

Per questo la storia di Iroso, letta qualche tempo fa, mi ha subito incuriosito. Iroso è l’ultimo mulo soldato (italiano) vivente. Ha 38 anni (è nato nel 1979), che corrisponderebbero ad oltre 110 anni umani. Con la testardaggine che ancora lo contraddistingue passa i suoi giorni nell’ampio recinto del suo padrone, un ex alpino classe 1946. Lontano dai giovani esemplari, troppo irrequieti per i suoi gusti, e coccolato dai numerosi membri dell’Associazione Nazionale Alpini come un parente molto caro. È stata infatti l’attrazione principale dell’ultimo raduno nazionale degli alpini di Treviso, tenutosi a maggio scorso, dove non ha sfilato ma è rimasto solamente per qualche ora in un recinto dopo essere stato trasportato alla manifestazione in un trailer imbottito e insonorizzato.

L’ultimo mulo a prestare servizio con gli alpini, con la matricola 212 marchiata a fuoco sullo zoccolo anteriore sinistro.

La storia di Iroso poteva finire tragicamente nel 1993, quando fu messo in vendita, insieme ai suoi compagni, dal Comando brigata alpina Cadore: con un misto di pragmatismo burocratico ed ottusità procedurale che solo le gerarchie e i comandi militari possono produrre, tra le pieghe di regolamenti stritolanti.

Ma gli apparati militari, fortunosamente, sono composti (anche) da uomini, anche se si tende a dimenticarsene, che a volte possono attenuare gli effetti di vuote norme amministrative di dismissione programmata e generalizzata. Fu così che l’attuale padrone del mulo si recò all’asta, aveva bisogno di animali per il trasporto di legna nel bosco ma soprattutto, essendo stato alpino fino al 1975, non voleva che finissero al macello; nei pressi della caserma di Belluno erano intanto già assiepati, in attesa, i camion delle macellerie.

L’asta iniziò: si partiva da una base di 500/600 mila lire, i macellai rialzavano ma si fermavano verso quota 700 mila. In breve, incoraggiato anche da un tenente degli alpini in servizio posizionatosi alle sue spalle, ne comprò 13; tra cui anche Iroso, spendendo una 20ina di milioni in totale. Qualcun altro venne salvato da altre persone e i macellai rimasero (quasi) a bocca asciutta. Il salvataggio proseguì anche a vendita finita, alle 4 di notte, quando l’ex alpino venne contattato dall’ufficiale incontrato all’asta il quale gli comunicò che un contadino dell’Alto Adige, acquirente di 3 muli “riformati”, aveva confessato al Tg regionale di volerne fare salami. Sorretti economicamente da una associazione di alpini, dopo una corsa nella notte, riuscirono a ricomprarne 2, mentre per il terzo fu troppo tardi.

I muli degli alpini nascevano in Puglia, da asini di Martina Franca accoppiati con cavalle nere delle Murge, venivano addestrati a Grosseto e poi, a 5 anni, l’inizio della “ferma” di lavoro fino ai 18 anni di età. Utilissimi per operare in ambienti montuosi, possono infatti portare fino ad un terzo del proprio peso, si calcola che all’inizio della 1^ guerra mondiale ce ne fossero in servizio 250.000; al termine solamente 39.000, il resto andato ad ingrossare il numero delle vittime umane della Grande Guerra; nel 2° conflitto mondiale invece ne vennero utilizzati solo poche centinaia. Il loro numero è andato poi costantemente calando, fino a giungere ad un utilizzo esclusivamente cerimoniale e di rappresentanza, ed al congedo del 93.

Bestia difficile, il mulo, nella vulgata popolare. La memoria dell’alpino ci riconsegna invece la figura di un animale che sembra scontroso perché timido, e timoroso del buio. Non si riesce ad infilarlo in una galleria, se non illuminata, comunque non senza l’aiuto dell’alpino suo “padrone”; che imparava quindi a conoscerlo come un fratello. Ricevendone in cambio feste e fedeltà, come un cagnolino di qualche centinaio di chili.

Se il mulo cadeva in un dirupo, il soldato doveva scendere e tagliare lo zoccolo con la matricola e portarlo in caserma; procedura effettuata per evitare che qualcuno vendesse il mulo a pastori o contadini dicendo che era scappato. Anche lo zoccolo di Iroso verrà tagliato alla sua morte, e conservato nella locale sezione degli alpini; Il suo corpo verrà invece cremato “perché un mulo soldato non può diventare mangime per cani”.

Nel frattempo, dopo aver lavorato qualche anno nei boschi, si gode la pensione mangiando carote e mele che spesso gli portano i bambini.

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Asino = dal latino asinum che significa: tipo cavallo. E dal greco ásinòs, che in latino vuol dire: asinum. L'asino è un bracciante forte e nobile, peloso, valoroso e schivo. Ama le carote ma non riesce a raggiungerle. Emette un ululato tipo raglio. L'asino è un bracciante forte e nobile, mammifero, equino, quadrupede, della famiglia degli asini.

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