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Libri a(ni)mati / 18 : "the Kraus Project" di Jonathan Franzen, con Paul Reitter e Daniel Kehlmann (2013) – Internet e la Blogosfera ("Ora le Ombre Gettano Corpi"), ovvero: il Feuilleton (il Blog, il Blob) Globale (in Attesa della Guerra).
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Libri a(ni)mati / 18 : "the Kraus Project" di Jonathan Franzen, con Paul Reitter e Daniel Kehlmann (2013) – Internet e la Blogosfera ("Ora le Ombre Gettano Corpi"), ovvero: il Feuilleton (il Blog, il Blob) Globale (in Attesa della Guerra).

“Finisco le mie lettere dicendo Écr. l’Inf. [= Écrasez l’Infâme, schiacciate l’infame (il Fanatismo Religioso)], così come Catone diceva sempre Delenda Carthago! [= Cartagine va distrutta].”  -  Voltaire, 1762
 
Jonathan Franzen, autore di un capolavoro anticamente post-moderno come “the Corrections” (2002) e di due neo-classici quali “Freedom” (2010) -- tra quest'ultimo e il precedente passano otto anni nei quali pubblica “solo” una raccolta di memorie, “the DisComfort Zone” (2006), ma un periodo maggiore di silenzio finzionale era già passato tra le 600 pagine de “le Correzioni” e l'opera seconda, “Strong Motion” (1992), mentre il (romanzo d')esordio (av)venne “solo”(-bis) 4 anni prima, (con) “Twenty-Seventh City” (1988) -- e “Purity” (2015), licenzia questo saggio nel 2013, inserendolo tra le sue due ultime opere di fiction: un lavoro che in pratica segna un ritorno alle origini: non della sua scrittura, ma del suo essere scrittore: “ripesca” Karl Kraus dall'oblio, in cui il tempo - o, ancora meglio: l'incapacità tutta umana di far d'esso tesoro, (usu)frutto ed officina - lo aveva relegato (e dello ZeitGeist - dalla mitteleuropa ai prodromi della WW2 - l'autore austriaco, nello specifico viennese, ne è il prodotto e la disperata antitesi: l'essere umano), riconsegnandolo così alla “massa”, restituendoglielo intatto, e non "solo" aforismatico: non siamo invecchiati d'un giorno, o, anzi - e piuttosto: peggio! -, abbiamo percorso tanta strada, lastricandola con le ossa dei nostri morti e dei loro crediti, rendendo l'eredità delle prime liquida e rivoltando/svalutando i secondi volgendoli virtuali (ossia debiti: concreti), per ritrovarci al punto di partenza, ovvero, con un ulteriore salto (il)logico: il solito paragone stra-abusato, inflazionato, paradossalmente perciò destituito di senso e significato, ma vero, reale, concreto: Weimar [posizionata temporalmente nel non-luogo del senno di poi reduce dalla WW1 rispetto ai due saggi krausiani (inizio anni '10 del XX° secolo) presi in esame da Franzen], di nuovo, allargata all'Europa (cioè alla Germania).
Un eterno riciclo. Immemore.
Due lustri più tardi Oswald Spengler darà alle stampe il Tramonto dell'Occidente: la posterità non sarà nemmeno più in grado di considerare sé stessa come società.
Un secolo dopo il mondo nuovo ha perso perfino la capacità di essere una posterità. “La strana influenza reciproca (mescolanza) tra teoria reazionaria e prassi rivoluzionaria” che Walter Benjamin (1931) percepiva in Kraus oggi sarebbe linfa vitale…   
 


Jonathan Franzen (1959), con Paul Reitter e Daniel Kehlmann (1975: la Misura del Mondo, Fama, i Fratelli FriedLand), su Karl Kraus (1874-1936), Heinrich Heine (1797-1856) e Johann Nestroy (1801-1862) : note che - con l'aggiunta di interessanti ca-(s)u(s)-alità, eccezioni, scontri/incroci di traduzione - dialogano tra loro e si accavallano, rilanciano il discorso e lo sviluppano, evolvono e completano, composte in parte da intermezzi autobiografici franzeniani (non copiosi ma, quando presenti, consistenti, per peso di pregnanza e argomentazione) e in parte dal vero e proprio commento al testo krausiano: un coro di note.
 
A(ncora?!, a) proposito di forma e sostanza, di stile e contenuto.
 
«Due tendenze dell'incultura spirituale: sentirsi inermi di fronte al contenuto e sentirsi inermi di fronte alla forma. La prima vede nell'arte solo il contenuto. […] La seconda vede l'aspetto artistico già nel contenuto. […] Per una l'arte è uno strumento, per l'altra la vita è un ornamento. E l'artista in quale inferno preferisce arrostire?» - KK (HC)
 
[Kraus è certo (la questione è un filino più complessa, ma per l'occasione la riassumo brutalmente così) che l'artista propenderebbe per la prima ipotesi.
Dopo aver assistito a opere com'e quali “the Revenant” non possiamo che dargli ragione.
Dice Borges: “Tutte le arti tendono alla musica, arte nella quale la forma è il contenuto”.
Dico io (perdóno, perdóno, perdóno) : Iñárritu non sa danzare.]  
 
«In tempi che avevano tempo l'arte proponeva quesiti da risolvere. In un tempo che ha i giornali, contenuto e forma sono separati a favore di una più rapida comprensione. Visto che non abbiamo tempo, gli autori devono raccontarci nel dettaglio quello che si potrebbe risolvere con due parole.» - KK (HC)
 
[Esempio contrario: un intero personaggio caratterizzato e raccontato da un gesto e un particolare secondario, accessorio, erto a sineddoche del mondo: the Sopranos, Mad Men, DeadWood, Luck, the Wire, Treme…]
 
“Kraus ha bisogno di spazio per vivere, lavorare e credere nella necessità del suo lavoro, e a cosa può aggrapparsi nella lotta contro il famoso precursore? Alla sensazione che ci fosse qualcosa di sbagliato in Heine: nell'opera, nell'uomo, nella lingua. E così la sua versione è che Heine era un proto-Kraus che aveva tradito il proprio talento per una debolezza morale, tradendo in tal modo anche gli ebrei tedeschi assimilati. Heine aveva contribuito a creare lo stereotipo dell'ebreo sradicato e linguisticamente disinvolto. Ebreo. Senza Heine niente feuilleton, certo. Ma senza Heine, Kraus sarebbe stato soltanto un grande satirista che casualmente era anche ebreo. Da qui deriva, a mio parere, la ferocia dell'attacco di questo saggio e il suo peculiare tono moralistico. Se Kraus prende anche accenti antisemiti è perché sta cercando di annientare l'ebreo cattivo, l'ebreo stereotipato, in modo da non odiare sé stesso. Il fatto che tanti filistei tedeschi non ebrei siano disposti a perdonare l'ebraicità di Heine lo fa arrabbiare ancora di più.” - JF
 
https://s-media-cache-ak0.pinimg.com/736x/1e/8b/96/1e8b961d014c1a7ca791e7fbf25634cc.jpg[Karl Kraus ritratto nel 1925 da Oskar Kokoschka]
 
Note.
Tutti i passi citati in corsivo riportano alla fine una sigla che rimanda all'autore:
KK – Karl Kraus
(HC – Heine e le Conseguenze) + (pHC - Postfazione a HC)
(NP – Nestroy e la Posterità)
JF – Jonathan Franzen
PR – Paul Reitter  
DK – Daniel Kehlmann
 
Citazione BiblioGrafica – Colophon – Explicit.
Jonathan Franzen - “the Kraus Project - Essays by Karl Kraus translated and annotated by Jonathan Franzen” (con note a piè di pagina di Paul Reitter e Daniel Kehlmann) - 2013 [ * * * * ]
 
Ediz. Ital. : Einaudi, 2014 (cartonato rilegato con sovraccoperta, 240 pagg., € 19.50) : “il Progetto Kraus” : traduzione di Claudio Groff per i saggi di Kraus (“Heine e le Conseguenze”, 1910, e “Nestroy e la Posterità”, 1912) e di Silvia Pareschi [impeccabile traduttrice ufficiale dell'autore da quando è nel catalogo dei tipi torinesi, cioè da (quasi) sempre): sarebbe stato meglio condurre la traduzione italiana dei due saggi krausiani sulla traduzione che ne ha fatto Franzen per l'uscita del volume?] per le note di Franzen, Reitter e Kehlmann.
 
 
“Quello che Kraus dirà […] di Nestroy si potrebbe dire oggi dello stesso Kraus: «Attacca il suo piccolo ambiente con un'asprezza degna di una situazione futura».” - JF
 
La mucca mannara nel corridoio compie un feroce scatto in avanti e procede al galoppo.   

Playlist film

Quarto potere

  • Drammatico
  • USA
  • durata 119'

Titolo originale Citizen Kane

Regia di Orson Welles

Con Orson Welles, Joseph Cotten, Dorothy Comingore

Quarto potere

In streaming su Chili

L'Austria […] si stava rapidamente modernizzando e industrializzando ma conservava modelli politici e sociali di inizio Ottocento. Kraus, giornalista mancato, era ossessionato dal ruolo dei giornali moderni nell'insabbiare le contraddizioni. Come i giornali di Hearst negli Stati Uniti, la stampa borghese di Vienna aveva un'enorme influenza politica e finanziaria, ed era palesemente corrotta (Kraus dedicò i primi anni della sua carriera a denunciarne la corruzione, senza peritarsi di fare i nomi). Anche se, a differenza di Hearst, che creò la guerra ispano-americana del 1898, la stampa viennese non riuscì mai a scatenare direttamente un conflitto, essa ricavò comunque notevoli vantaggi dalla prima guerra mondiale, e negli anni dei massacri meccanizzati svolse un ruolo fondamentale nel consolidare affascinanti miti viennesi come quello della “morte dell'eroe”. La Grande Guerra fu precisamente l'apocalisse austriaca che Kraus aveva profetizzato, mettendo implacabilmente alla berlina la complicità della stampa.
La Vienna del 1910 era dunque un caso speciale. Eppure si potrebbe sostenere la stessa cosa per gli Stati Uniti del 2013: un altro impero indebolito che si illude della propria eccezionalità mentre scivola verso una qualche sorta di apocalisse, fiscale o epidemiologica, climatico-ambientale o termonucleare. L'estrema sinistra odia la religione e pensa che coccoliamo Israele, l'estrema destra odia gli immigrati irregolari e pensa che coccoliamo i neri, e nessuno sa come potrà funzionare l'economia ora che le nostre industrie si sono trasferite oltremare, ma la vera sostanza della nostra vita quotidiana è pura distrazione elettronica. Non sappiamo affrontare i problemi reali; abbiamo speso un trilione di dollari in Iraq per non risolvere davvero un problema che non era un vero problema; non riusciamo neppure a metterci d'accordo su come impedire che i costi della sanità divorino il PIL. Invece siamo tutti d'accordo sul consegnarci ai nuovi media e alle tecnologie cool, a Steve Jobs, Mark Zuckerberg e Jeff Bezos, lasciando che si arricchiscano a nostre spese. La nostra situazione assomiglia parecchio a quella di Vienna nel 1910, tranne che la tecnologia della carta stampata (telefono, telegrafo, rotativa ad alta velocità) è stata sostituita dalla tecnologia digitale, e il fascino viennese ha lasciato il posto al cool americano. - JF           
 
--------------------------------------------------------------------------------------  
 
Tutto è niente (un piccolo omaggio a Paolo Attivissimo (ilDisinformatico), David Puente, e tutti quelli lì, insomma: grazie di esistere).
 
Premessa.
Il liberale chiama sempre la polizia per incolpare l'artista di vigliaccheria. [...] E invece che rimproverare alla religione i pretonzoli preferisce rinfacciare all'illuminismo i giornalisti e al progresso gli scienziati da strapazzo. [...] Nestroy [nella satira del Lumpazivagabundus] suona talmente credibile come se avesse studiato il problema del "cane da miniera" alla fonte giornalistica. - KK (NP)
 
Svolgimento.
Nel febbraio del 1908 Kraus segnò una delle vittorie più soddisfacenti nella sua eterna lotta contro la "Neue Freie Presse" [aka: il Giornale, Libero, la Verità [Sic!], etc...etc..., purtroppo - NdR]. L'occasione fu un piccolo terremoto che aveva scosso Vienna. Spacciandosi per ingegnere civile e lettore abituale del giornale, Kraus mandò una lettera pseudoscientifica piena di affermazioni ridicole - per esempio, "ci troviamo di fronte a un terremoto tellurico (in senso stretto), anziché a un terremoto cosmico (in senso ampio)" - che la "NFP" pubblicò, prendendole per commenti seri. Tre anni dopo, Kraus colpì ancora. Riuscì a intrufolarsi nella "NFP" con un altro pseudonimo (all'epoca, il giornale aveva bandito ogni riferimento alla sua persona), e con un altro articolo su un terremoto, nel quale si fingeva uno scienziato e raccontava una serie di assurdità. Tra le più spropositate c'era questa: "Mezz'ora prima del terremoto, il GrubenHund che dormiva nel laboratorio cominciò a ululare". Malgrado contenga il termine Hund (cane), la parola GrubenHund non si riferisce a un tipo di cane, bensì a un carrello usato nelle miniere (il presunto secondo terremoto si era verificato in una zona mineraria). Con la frase "il problema del gruberhund" Kraus evoca la pigra credulità con cui i giornali trattavano le testimonianze degli esperti di scienza. - PR    

Rilevanza: 5. Per te? No

L'asso nella manica

  • Drammatico
  • USA
  • durata 112'

Titolo originale Ace in the Hole

Regia di Billy Wilder

Con Kirk Douglas, Jan Sterling, Bob Arthur, Richard Benedict

L'asso nella manica

Kraus era interessato al modo in cui venivano divulgate le notizie, e internet avrebbe senz'altro attirato la sua attenzione, perché è da lì che le notizie vengono divulgate ai nostri giorni. E se “die Fackel” può ricordare un blog, la somiglianza tra blog e feuilleton è ancora più marcata. Anzi, con il mescolarsi di blog e giornalismo anche nei luoghi più rispettabili (come il “New Yorker” e il “NYT” online), vediamo riemergere uno dei problemi che assillavano Kraus: l'ascesa di un giornalismo impressionistico dotato di riconoscimento istituzionale, ma di qualità discutibile sia come reportage sia come espressione individuale. - PR 

Forse il cattivo giornalismo non ha provocato l'invasione dell'Iraq, […] ma i pessimi reportage di Judith Miller sulle armi di distruzione di massa, pubblicati dal “NYT”, contribuirono parecchio a neutralizzare gli oppositori della guerra. Le sue ombre gettarono corpi. - JF

Il termine feuilleton non viene qui usato nel significato che ha assunto in seguito, e nel quale viene usato in italiano, di "romanzo d'appendice". In origine, infatti, il termine indicava un supplemento del giornale in cui trovavano spazio articoli di letteratura, recensioni, moda, pettegolezzi, insieme a epigrammi, sciarade e altri giochi linguistici. Ancora oggi i giornali tedeschi e polacchi lo usano per indicare le pagine dedicate all'arte e alla letteratura. Fu solo a partire dal 1831 che Honoré de Balzac, prefigurando quello che sarebbe poi divenuto il significato più diffuso del termine feuilleton, decise di anticipare sui giornali alcuni capitoli dei romanzi che stava scrivendo. - Nota di Silvia Pareschi   

Rilevanza: 3. Per te? No

Prima pagina

  • Commedia
  • USA
  • durata 105'

Titolo originale The Front Page

Regia di Billy Wilder

Con Walter Matthau, Jack Lemmon, Susan Sarandon, David Wayne, Vincent Gardenia

Prima pagina
in STREAMING

In streaming su Chili

La scarsità di fantasia dei viennesi […] non è capace di immaginarsi una gamba rotta se non le si descrive una gamba. A Berlino, nonostante le sgradevoli ambizioni, non sono ancora conciati così male. Quando lì capita un incidente tramviario, i giornalisti berlinesi descrivono l'incidente. Mettono in luce le particolarità di quell'incidente e risparmiano al lettore le caratteristiche comuni a tutti gli incidenti tramviari. Se l'incidente avviene a Vienna, i signori [questo soggetto può essere o un osservatore che con un'aggettivazione fastosa si rifà ampiamente di ciò che la natura gli ha negato riguardo ai sostantivi, oppure un esteta che spicca per amore di colori e per senso delle sfumature e che delle cose della realtà fenomenica coglie quel tanto di nero che si infila sotto le unghie] scrivono sulla natura del tram, sulla natura dell'incidente tramviario e sulla natura dell'Incidente in sé e per sé, nella prospettiva della domanda fatale: che cos'è l'uomo? - KK (HC) 

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Dello scrivere su FilmTv.it:

Ma qui, nel suo archivio, lui [KK - NdR] prende ciò che gli aggrada e accumula ciò che da altre parti non è piaciuto. Qui niente lo può deludere. [...] Qui niente può accadergli. Il suo autore, il cui piacere consiste nell'infilare la mano tra i raggi della propria ruota, nel fermare sé stesso e il mezzo se un puntino non lo soddisfa, non offrirà mai più il suo aiuto a un'attività pubblicistica estranea. Non cerca un nuovo pubblico, per lui la "Fackel" non è una tribuna, è un rifugio. Qui il destino di un lavoro può eccitarlo solo fino al compimento, non fino alla diffusione. Quello che si vive qui magari risorgerà in forma di libro. Ma giacere sotto la propria ruota è una ricompensa sufficiente. - KK (pHC)       

Rilevanza: 3. Per te? No

Lo and Behold - Internet: Il futuro è oggi

  • Documentario
  • USA
  • durata 95'

Titolo originale Lo and Behold, Reveries of the Connected World

Regia di Werner Herzog

Lo and Behold - Internet: Il futuro è oggi

In streaming su Netflix

Kraus, tutt'altro che filoamericano, non poteva soffrire un personaggio profondamente americano come Theodore Roosevelt. […] Kraus si riferisce al sostegno fornito da Roosevelt al progresso tecnologico, alla sua vena modernizzatrice. Nella vita quotidiana, Kraus non era un tecnofobo. Nel 1914, quando Vienna aveva poche automobili e molti incidenti (si veda la scena iniziale di “L'uomo senza qualità” di Musil), comprò una macchina e assunse un autista. E in seguito non si oppose nemmeno ai viaggi in aereo. Ma intorno al 1908 arrivò a pensare che le nostre risorse tecnologiche e le nostre facoltà immaginative stessero andando in due direzioni opposte – le prime crescevano, e di conseguenza le seconde diminuivano – e questa idea lo spaventò parecchio, trasformandolo nel “satirico apocalittico”. Nel saggio “Apocalisse” (1908) scrive: «La cultura non riesce a prendere fiato, e alla fine ci ritroviamo con un'umanità morta e distesa accanto alle sue opere, che sono costate così tanta intelligenza per inventarle che non ce n'è rimasta più per utilizzarle. Siamo stati abbastanza complicati da costruire la macchina e siamo troppo primitivi per farci servire da essa. Le nostre comunicazioni internazionali vanno su binari cerebrali a scartamento ridotto». - PR  

Quello che più mi colpisce del pensiero di Kraus è forse la precocità e la chiarezza con cui riconobbe la divergenza del progresso tecnologico da quello morale e spirituale. Il primo, dopo un intero secolo di conquiste scientifiche che sarebbero sembrate miracolose fino a poco tempo fa, ha prodotto smartphone ad alta risoluzione per girare video di tizi che buttano Mentos dentro bottiglie da un litro di Diet Pepsi e poi gridano " Wow!" mentre la bottiglia si trasforma in un geyser. I tecnoidealisti degli anni Novanta promettevano che internet avrebbe inaugurato un nuovo mondo di pace, amore e comprensione, e i dirigenti di Twitter continuano tuttora a suonare la grancassa dell'utopia, arrogandosi la paternità della primavera araba. A sentir loro, sembra inconcepibile che l'Europa dell'Est si sia liberata dai sovietici senza l'aiuto dei cellulari, o che un manipolo di americani si sia ribellato agli inglesi e abbia prodotto la costituzione degli Stati Uniti senza una copertura 4G. - JF  

Opera “gemella” (NdA di questa PL) : Martin Rees - “Our Final Hours” - 2003 (“il Secolo Finale”, Mondadori)    

Rilevanza: 1. Per te? No

Quinto potere

  • Drammatico
  • USA
  • durata 120'

Titolo originale Network

Regia di Sidney Lumet

Con Faye Dunaway, William Holden, Peter Finch, Robert Duvall

Quinto potere
in STREAMING

In streaming su iTunes

Ora però si sa con tale esattezza quanto fa due più due che tra cento anni non si riuscirà più a calcolarlo. Nel mondo dev'essere arrivato qualcosa che prima non c'era mai stato. Una macchina infernale dell'umanità. Un'invenzione, frantumare il Koh-i-Noor per rendere accessibile la sua luce a tutti quelli che non l'hanno. - KK (NP)    

Rilevanza: 2. Per te? No

The Interpreter

  • Thriller
  • Gran Bretagna, USA, Francia
  • durata 128'

Titolo originale The Interpreter

Regia di Sydney Pollack

Con Nicole Kidman, Sean Penn, Catherine Keener, Jesper Christensen, Yvan Attal

The Interpreter
in STREAMING

In streaming su Amazon Prime Video

Lui, Johann Nestroy, non può tollerare che tutto sia rimasto come non gli piaceva per niente. La posterità ripete i suoi testi e non lo conosce; non ride con lui ma contro di lui, confuta e conferma la satira tramite la natura immortale di quanto il contenuto propone. Non come Heine, la cui arguzia tiene il passo con il mondo, cogliendolo là dove voleva essere solleticato e che era sempre all'altezza di quell'arguzia, non come Heine il mondo vincerà Nestroy. - KK (NP)    
 
Quando scrive “contenuto”, Kraus sembra intendere “l'oggetto o il contenuto della satira” (di nuovo la problematica parola “Stoff”), ma non credo che ci fornisca sufficienti informazioni per capire l'ultima frase. La capirei meglio se Kraus avesse scritto “perenne fascino” anziché “natura immortale”, ma purtroppo non lo ha scritto. Tuttavia il commento di Kehlmann può essere illuminante: «“Stoff” è una parola chiave per Kraus. Secondo lui non dovremmo ridere del contenuto della satira, perché l'unica cosa che conta è il nostro godimento estetico dell'organizzazione di quel contenuto: in altre parole, della forma». - JF, DK     
 
 
Incapace di resistere alla forza ancora vitale delle rime e dei metri goethiani, Hofmannsthal [in "il Folle e la Morte", scritto all'età di sedici anni - NdR] corre metaforicamente (e butta Claudio letteralmente) tra le braccia della morte. Dice Claudio: "Da tot mein Leben war, sei du mein Leben, tod!" (nemmeno una traduzione letterale, "Poiché la mia vita era morta, sii tu la mia vita, Morte!", riesce a ricreare del tutto la soffocante sensazione palindromica dell'originale). - JF 

Rilevanza: 2. Per te? No

Fahrenheit 9/11

  • Documentario
  • USA
  • durata 110'

Titolo originale Fahrenheit 9/11

Regia di Michael Moore

Fahrenheit 9/11

L'articolo di Kraus sulla vicenda (“Il processo di Friedjung”, 1909) contiene alcune memorabili osservazioni sulle forze che muovevano la storia austriaca - “i suoi avvenimenti sono una funzione del conflitto tra stupidità e casualità” - ma si concentra soprattutto sullo stato della lettura in Austria. “Austria in orbe ultima: in un mondo che viene imbrogliato, l'Austria è la più credulona. È la vittima più docile del giornalismo: non solo crede a ciò che vede stampato, ma se vede stampato il contrario crede anche a quello”. - PR, KK 
 
[Heinrich Friedjung, 1851-1920, storico e giornalista-pubblicista : la pistola fumante rumsfeldiana in chiave bosniaco-austroungarica (NdA di questa PL)]      
 
Un decennio di asservimento fraseologico ha fornito alla fantasia popolare più letame teatrale di un secolo di potere assolutistico, e con la rilevante differenza che la capacità produttiva intellettuale è stata stimolata dai divieti proprio come viene invece paralizzata dagli articoli di fondo. - KK (NP) 

Rilevanza: 1. Per te? No

Il diamante bianco

  • Documentario
  • Gran Bretagna, Germania
  • durata 88'

Titolo originale The White Diamond

Regia di Werner Herzog

Il diamante bianco

Le opere dei due commediografi venerati da Kraus, Shakespeare e Nestroy, sono radicate in mondi socialmente immutabili. […] Si basa[no] sulle marcate differenze fra classi sociali. Anche la satira si nutre di contrasti, e così la prospettiva di una democrazia liberale, dove tutti hanno gli stessi diritti e finiscono per parlare allo stesso modo, minacciava le fondamenta stesse dell'arte krausiana. questo spettro dell'uniformità - la moderna cancellazione della differenza - avrebbe più tardi perseguitato pensatori di ogni genere, dall'antropologo Claude Lévi-Strauss, con il suo concetto di “entropia culturale”, allo scrittore postmoderno William Gaddis, con il suo rimpianto per una perduta epoca del Prestigio, in cui l'arte alta era alta e l'arte bassa era bassa. Le sgradevoli dissonanze delle loro posizioni (il “per favore non cambiate finché non abbiamo finito di studiarvi” di Lévi-Strauss e il “per favore restate fermi mentre vi prendo a calci” di Gaddis) sono versioni del più generale disagio con cui le persone creative osservano il livellamento della modernità. Per scrivere bene sugli abitanti degli slum, o delle isole Andamane, bisogna provare solidarietà nei loro confronti: proprio quel tipo di solidarietà liberale che spinge anche a volere scuole migliori per gli slum e comodità in stile occidentale per le isole Andamane. La buona narrativa, dunque, tende verso il liberalismo. Ma i buoni artisti desiderano anche il contrasto. A meno che non decidiate di raccontare la solita storia del trionfo della monocultura globale sulle differenze, vorrete che il dialogo di uno slum mantenga il suono dello slum, e che gli abitanti delle Andamane non usino iPhone o pratiche scarpe da ginnastica made in Usa, ma continuino a fare cose interessanti da veri andamaniani. Questo fa di voi dei conservatori. Anzi, peggio di conservatori, perché voi, come artisti, volete essere in grado di muovervi liberamente e solidalmente tra diverse classi e culture - come faceva Shakespeare - con la segreta speranza che tutti coloro che non sono artisti rimangano immobili al loro posto. Un privilegio mostruoso… - JF    

Rilevanza: 3. Per te? No

Hitler - Un film dalla Germania

  • Storico
  • Germania
  • durata 410'

Titolo originale Hitler - ein Film aus Deutschland

Regia di Hans-Jürgen Syberberg

Con Harry Baer, Johannes Buzalski, Alfred Edel, André Heller, Peter Kern

Hitler - Un film dalla Germania

...poi arrivarono quegli irrazionali dei nazisti, e demolirono il vecchio ordine viennese contro cui Kraus inveiva ma nel quale aveva prosperato.
Che non gli venisse “in mente nulla” su Hitler è un fatto così ampiamente accettato che fu persino approvato dai verificatori del “New Yorker” e apparve sulle pagine della rivista. È vero che Kraus scrisse: “A proposito di Hitler non mi viene in mente nulla”. Ma era la prima riga di un libro su Hitler e i nazisti. Pubblicato postumo, “La terza notte di Valpurga” esprime un giudizio coraggioso e lucido sui nazisti, e secondo Daniel Kehlmann è l'opera migliore di Kraus. A me, tuttavia, sembra un esercizio di disperazione. Il problema, come spiega [Clive] James, è che i nazisti non mentivano (dieci anni prima della Soluzione Finale dicevano già apertamente cosa intendevano fare agli ebrei), oppure mentivano così spudoratamente che non c'era bisogno di smascherarli con la satira, e in genere erano troppo pericolosi per poterli prendere in giro. E così l'ultimo libro di Kraus non è divertente come molte sue opere precedenti, e le sue conclusioni - che i nazisti erano crudeli e folli - non hanno la stessa pungente attualità delle sue idee sulla letteratura o della sua critica dei media moderni. - JF 

“Il liberale chiama sempre la polizia per incolpare l'artista di vigliaccheria.” - KK       

Rilevanza: 4. Per te? No

Terminator

  • Fantascienza
  • USA
  • durata 107'

Titolo originale The Terminator

Regia di James Cameron

Con Arnold Schwarzenegger, Linda Hamilton, Michael Biehn, Paul Winfield, Brian Thompson

Terminator
in STREAMING

In streaming su PS Store

Per Kraus - così come per Marx, ad esempio - la fede liberale nel progresso era la peggiore forma di ideologia. Il progresso tecnologico, alimentato da hybris e avidità, stava accrescendo le capacità distruttive della civiltà umana, non solo quelle produttive, e Kraus era terrorizzato dalla possibilità molto concreta che venisse usato male. Un aforisma che risale circa al 1908 recita: "Il progresso celebra la vittoria di Pirro sulla natura". Un altro: "Il progresso fa borsellini di pelle umana". Al centro della sua critica c'era il fatto che la tecnologia e la modernizzazione stavano sottraendo spazio vitale all'immaginazione. Una volta che l'immaginazione popolare si è atrofizzata, la possibilità che la tecnologia venga usata male si trasforma in certezza. Deplorando la vicinanza dell'Austria alla Germania, nel 1908, Kraus scrive: "Finché l'ipertrofia del nostro sviluppo tecnologico, che il nostro cervello non riesce a gestire, non porterà a una catastrofe generale, il destino di chi mangia carne ed è nato da una donna sarà di venire inghiottito da chi è nato e nutrito da una macchina". Quando infine la catastrofe generale arrivò, sotto forma della prima guerra mondiale, Kraus ritenne che fosse causata in gran parte da un tracollo dell'immaginazione, che, già scarsa in partenza in un paese come l'Austria, era stata fatalmente indebolita dalla stampa di massa in un momento di potenza tecnologica senza precedenti. Poco dopo lo scoppio della guerra, Kraus dichiarò che il vero segno del nostro tempo è la minaccia rappresentata dalla nostra mancanza d'immaginazione: "In questo momento, quando ciò che le persone non riuscivano più a immaginare è precisamente quello che succede, e quando ciò che non riescono più a immaginare deve succedere, e se fossero riuscite a immaginarlo non sarebbe successo". - PR, KK  

Rilevanza: 1. Per te? No

Redacted

  • Guerra
  • USA, Canada
  • durata 90'

Titolo originale Redacted

Regia di Brian De Palma

Con Kel O'Neill, Ty Jones, Daniel Stewart Sherman

Redacted

La reazione di Kraus a questa diagnosi si potrebbe definire in parte come conservatorismo romantico. Manifestando spesso una nostalgia per giorni migliori che non aveva vissuto in prima persona, si batté contro le cose moderne che toglievano spazio all'immaginazione: il feuilleton, con la sua irresistibile e perciò redditizia offerta di reazioni emotive preconfezionate alle notizie; la psicoanalisi, che secondo lui "analizza i sogni nei quali cerca di rifugiarsi il disgusto che essa stessa provoca", etc... Ma un'altra parte della reazione di Kraus fu promuovere l'illuminismo in senso kantiano, cioè esigere maturità mentale: "Come frutto delle mie fatiche voglio che si legga con occhio più acuto". A volte, infatti, esortava i lettori a vedere la sua scrittura come il risultato di una specie di sottomissione mistica alla lingua: "Io domino solo il linguaggio degli altri, il mio fa di me quello che vuole". E tuttavia sottolineava anche che uno scopo importante del suo stile "rivoluzionario" ed estremamente difficile era costringere i lettori a leggere con più attenzione, nella speranza di rivitalizzare le menti austriache. Il pubblico "non deve necessariamente leggere giornali diversi: deve leggere diversamente". - PR, KK  

Il rischio è quello di predicare solo ai convertiti...   

Ma visto che l'illuminismo va via con il sapone, la menzogna deve correre in aiuto. Il presente non esce mai di casa senza una truppa cammellata di storici che gli spianano la memoria a bastonate. - KK (NP)    

--- //www.filmtv.it/playlist/50267/hail-to-the-thief/#rfr:user-47656

Rilevanza: 2. Per te? No

Adieu au langage - Addio al linguaggio

  • Drammatico
  • Svizzera
  • durata 70'

Titolo originale Adieu au langage

Regia di Jean-Luc Godard

Con Héloise Godet, Zoé Bruneau, Kamel Abdeli, Richard Chevallier, Jessica Erickson

Adieu au langage - Addio al linguaggio
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Doveva anche parlare e scrivere diversamente. Kraus spingeva i suoi lettori a riflettere il puù possibile sulle loro scelte linguistiche, perché così, a suo parere, avrebbero imparato a prendere decisioni etiche. Poiché in genere le nostre deliberazioni sulla lingua non si svolgono sotto la minaccia di una punizione o con la prospettiva di un guadagno, esse possono insegnarci, in modo singolarmente libero, a esitare, ad avere "scrupoli", a essere sensibili alle sfumature e quindi alle particolarità. Per un certo periodo queste idee ebbero risonanza; ancora più delle affermazioni di Kraus sul giornalismo e la Grande Guerra, portarono i critici a riconoscergli il merito di avere colto, come disse uno di loro, "il collegamento fra parole maltrattate e corpi maltrattati".
Si è detto anche che il progetto illuministico di Kraus fu un fallimento. Elias Canetti, per esempio, lo considerava una figura troppo autoritaria per promuovere l'indipendenza intellettuale negli altri, e sosteneva che il suo stile confondesse i lettori più che stimolarne le facoltà critiche. - PR  

Ben presto mi abituai al rombo dei jet in decollo, tanto che lo percepivo solo in negativo, come un calo di volume della radio. - JF  

Ma poi il pensiero, la sensazione, di voler descrivere quello che stava succedendo, è diventato quello che stava succedendo. L'impulso di voler controllare (attraverso la scrittura) quella mancanza di controllo si è rivelato la vera fonte della mancanza di controllo. - JF 

Qui si è fatto il tentativo non di valutare la poesia di Heine, ma di criticare una forma di vita in cui, una volta per tutte, ogni incapacità creativa ha trovato il proprio posto e la propria misera, splendidamente misera sussistenza. Non si è biasimata l'invenzione della peste, e neppure il fatto di averla importata, ma si è descritta una situazione spirituale in cui gli ornamenti finiscono per suppurare. E questo ha offeso l'orgoglio dei portatori di bacilli. - KK (pHC)     

Rilevanza: 2. Per te? No

Vizio di forma

  • Giallo
  • USA
  • durata 148'

Titolo originale Inherent Vice

Regia di Paul Thomas Anderson

Con Joaquin Phoenix, Benicio Del Toro, Reese Witherspoon, Owen Wilson, Jena Malone

Vizio di forma
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IN TV Premium Energy

canale HD 334

Harld Bloom, tuttavia, mi diceva che avrei dovuto angosciarmi anche per Pynchon. [...] "Sembra che Pynchon abbia fatto quasi ogni cosa al mondo, scoppia di dettagli che si possono ricavare solo dall'esperienza. Ma [...] perché decidere che è lui il Grande Precursore? [...] Sono arrivato al punto in cui preferisco distruggere lo stile piuttosto che imitare quello di un altro". [...] L'arcobaleno della gravità mi sembrava un romanzo straordinariamente geniale. La sua fusione di stravaganza e letterarietà era così spontanea e brillante da sembrare inevitabile, e affrontava direttamente i due temi contemporanei che mi premevano di più: il pericolo nucleare e l'impenetrabile e complesso Sistema moderno che rendeva impotenti gli individui. [...] Divenne ben presto evidente che il trattamento pynchoniano delle convenzioni narrative - leggere ogni coincidenza come la prova di un complotto - era un trucco senza futuro. Gli apparteneva in esclusiva, e non aveva senso competere con lui su quel terreno: "Quel che mi lascia sbalordito è quanto sia facile inventare una trama come quella, e che nessuno prima di Pynchon lo abbia mai fatto. Lui è è...] il Signore della Cospirazione Paranoica. [...] Non ho smesso di pensare alla [...] vulnerabilità alle tossine contenute in ciò che leggiamo. Ieri ho letto l'AdG per almeno un paio d'ore, al massimo tre. Eppure ci ho pensato tutta la notte. È proprio come la descrive quella faina di Bloom: influenza. E se viene da un romanzo è molto più pericolosa che se venisse da una teoria critica. Può paralizzarti a vita. E allora, leggere o non leggere? «Slothrop ritorna la casinò proprio quando le prime grosse gocce di pioggia globulari, dense come il miele, cominciano a spiaccicarsi sul marciapiede formando dei giganteschi arabeschi, esortandolo a guardare a fondo pagina, sotto il testo di quel giorno, dove le note gli avrebbero spiegato tutto». Ecco perché quest'uomo mi crea tanti problemi. Con Heller e Vonnegut posso convivere, perché sono stilisticamente interessanti (o irritanti) più o meno come una traduzione di Checov. Ma non Pynchon, che ci sottopone anche a un tour de force attraverso ogni atto sessuale mai immaginato (compreso mangiare merda, bere piscio e commettere incesto (poco allettante, dirai, ma...)), che vuole informarci di sapere nei dettagli com'è fatto un panetto di hashish, e com'era precisamente l'Europa durante la seconda guerra mondiale (V, aveva due anni quando la guerra è cominciata, otto quando è finita), e come ci si sente a distruggersi con la cocaina, e quanto ne sa di chimica, di matematica, di fisica e di psicologia pavloviana: va avanti a oltranza, rubando nomi, espressioni, tecniche e facendole proprie a tal punto che ora l'universo di possibilità sembra più ristretto per il solo fatto che lui ha scritto un libro, uno schifosissimo libro. È ENORME. È questo il problema". - JF {un misto di primi anni '10 e primi anni '80 [i virgolettati ("..."), da lettere private giovanili, alla fidanzata di allora, ..."V."]}, Thomas Pynchon [altro virgolettato («...»), da l'AdG] 

--- //www.filmtv.it/playlist/50864/the-canycns--un-opinione/#rfr:user-47656

Rilevanza: 3. Per te? No

A Dangerous Method

  • Drammatico
  • Francia, Irlanda, Gran Bretagna, Germania, Canada
  • durata 99'

Titolo originale A Dangerous Method

Regia di David Cronenberg

Con Viggo Mortensen, Keira Knightley, Michael Fassbender, Vincent Cassel, Sarah Gadon

A Dangerous Method
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Una psicologia che è soltanto psicrologia. - KK (NP)   

Un neologismo che esprime (scherzosamente) l'opinione di Kraus sulla psicoanalisi: la parola greca "psychros" significa "fatuo" e "insignificante". Kraus era notoriamente critico nei confronti della psicoanalisi, tanto da farne il bersaglio del suo aforisma più citato: "La psicoanalisi è quella malattia mentale di cui ritiene di essere la terapia". Kraus amava anche parlare degli "psicoanali". Era convinto che la psicoanalisi fosse alimentata da patologie psichiche - "Si va a spazzare davanti alla soglia della coscienza altrui solo se si ha sporca la propria casa" - ma la sua ostilità era dovuta soprattutto all'invadenza e al riduzionismo del metodo psicanalitico, che Kraus riuscì persino ad attribuire a un intrallazzismo tipicamente ebraico: "Hanno la stampa, hanno la Borsa, ora hanno anche il subconscio!". Più spesso, tuttavia, evidenziava, i limiti intellettuali della psicoanalisi: "Un buono psicologo è capace di farti immedesimare subito nella sua situazione". Trovava particolarmente spaventosa l'interpretazione psicoanalitica dell'arte, che considerava una specie di profanazione: "stivali infangati" nel "luogo sacro del sogno dell'artista". - PR    

Copernico//Galileo/Keplero, Darwin, Freud: via dal centro dell'Universo, e via dal centro del Sistema Solare, poi via dall'apice evolutivo, e via dalla sommità della catena alimentare, e infine via dall'io, e via da noi stessi. [NdA di questa PL]

Rilevanza: 2. Per te? No

2001. Odissea nello spazio

  • Fantascienza
  • Gran Bretagna
  • durata 141'

Titolo originale 2001: A Space Odyssey

Regia di Stanley Kubrick

Con Keir Dullea, Gary Lockwood, William Sylvester

2001. Odissea nello spazio
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L'architettura psichica di Id, Ego e Super-Ego elaborata da Freud è più misteriosa e suggestiva nell'originale tedesco: l'Esso, l'Io e il Super-Io. La parola tedesca per "Id", "Es", mette in risalto la mia oggettività - io non sono solo il caro vecchio me, sono anche un "Esso", un oggetto nel mondo - più di quanto non faccia "Id" (almeno per chi, come me, non conosce il latino). "Id" mi ha sempre evocato, e mi evoca tutt'ora, l'immagine di una cosa un po' disgustosa, potente e lussuriosa dentro di me, che tuttavia fa anche parte del mio io. "Esso" è più radicale, perché suggerisce che il me stesso che conosco, la mia consapevolezza di persona nel mondo, non è altro che un fantasma nella macchina, il misterioso sottoprodotto di un corpo formato da atomi stupidi. Come altre grandi scuole critiche del XX° secolo - lo strutturalismo, che postula un sé costituito dal proprio linguaggio, e il marxismo, per cui il sé è lo strumento dell'ideologia - il freudismo mina il concetto di individuo dotato di libero arbitrio e capacità di agire illimitata. Se lo guardiamo troppo da vicino, il sé scompare. - JF   

[Il termine tedesco "Es" (pronome personale neutro) è quello più usato in italiano, ma qui si è scelto di mantenere il corrispondente latino "Id", usato di preferenza nei paesi di lingua inglese e meno spesso in Italia, per agevolare la traduzione della nota. - Nota di Silvia Pareschi]   

Se sostengo che Freud aveva fondamentalmente ragione - che l'Esso fa quello che fa e la mia coscienza lo segue come un cagnolino uggiolante, fingendo di avere il controllo della situazione, inventando moventi che le impediscono di vedere quello che sta davvero succedendo - mi espongo a una critica strutturalista: il motivo per cui mi ritengo il fantasma nella macchina dell'Esso è che il linguaggio è separato dal parlante. Quello che sto descrivendo come una sconnessione tra Sé ed Esso è in realtà un prodotto della sconnessione fra Me quello che dico o scrivo, perché la ricerca dell'inafferrabile Esso può avvenire solo attraverso il linguaggio. Quello che mi perseguitava nel 1982, e che per un momento rischiò di farmi impazzire, non era un chimerico Id freudiano, bensì le parole che avevo scritto mentre cercavo di catturarlo; erano le parole, e non l'Id, a esistere indipendentemente da me. - JF   

--- //www.filmtv.it/playlist/688570/-/#rfr:user-47656

Rilevanza: 4. Per te? No

Il dittatore dello Stato libero di Bananas

  • Comico
  • USA
  • durata 81'

Titolo originale Bananas

Regia di Woody Allen

Con Woody Allen, Louise Lasser, Carlos Montalban, Sylvester Stallone

Il dittatore dello Stato libero di Bananas
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E poi c'è la critica marxista: la psicoanalisi è un'istituzione borghese, un diversivo per chi ha il tempo e il denaro per usufruirne. Tu credi di usarla per demistificare te stesso e capire meglio l'interazione fra Esso, Io e Super-Io, ma in realtà stai solo costruendo una nuova e più grande mistificazione per nascondere il tuo privilegio. Il vero Esso sono i rapporti economici e di classe, che creano l'ideologia che ti governa; perciò non c'è da stupirsi se l'Esso ti fa paura. L'«Inconscio» è lo spauracchio imbevuto di sesso che ti sei inventato per evitare il vero spauracchio dell'ideologia; e così, per un marxista intransigente come per Kraus, la psicoanalisi è la malattia mentale di cui ritiene di essere la terapia. - JF

Rilevanza: 2. Per te? No

The Social Network

  • Biografico
  • USA
  • durata 121'

Titolo originale The Social Network

Regia di David Fincher

Con Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Rashida Jones, Joseph Mazzello, Brenda Song

The Social Network
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I posteri non esistono più, ci sono soltanto dei viventi che esprimono una grande soddisfazione per il fatto di esserci, perché c'è un presente che si procaccia da sé le proprie novità e non ha segreti davanti al futuro. Soddisfatti del loro giornale del mattino, gracchiano sopra il letamaio civilizzato che trasformare in mondo non è più un problema dell'arte. […] Chi è un mascalzone non ha bisogno di onore, chi è un vigliacco non ha bisogno di vare paura, chi ha soldi non ha bisogno di avere rispetto. Niente ha il permesso di sopravvivere, l'immortalità è ciò che è sopravvissuto a sé stesso. - KK (NP)
 
Nel mio piccolo angolo di mondo, quello della narrativa americana, Jeff Bezos di Amazon non sarà forse l'Anticristo, ma sicuramente ricorda uno dei quattro cavalieri dell'Apocalisse. Amazon vuole un mondo in cui i libri siano autopubblicati oppure pubblicati dalla stessa Amazon, i lettori si affidino alle recensioni su Amazon [l'enclave di FilmTv.it da questo PdV è tanto oasi di biodiversità e pensiero quanto paesaggio brullo e desertico] per la scelta dei libri, e gli autori si occupino della propria promozione. Un mondo in cui avranno successo le opere di chiacchieroni, twittatori e millantatori, e di chi si potrà permettere di pagare qualcuno per sfornare centinaia  di recensioni a cinque stelle (il diktat di Kraus “canta, uccellino, o muori” oggi diventerebbe “twitta, uccellino, o muori”). […] Chi non guadagna molto vuole intrattenimento gratis, e chi ha una vita dura vuole gratificazioni istantanee (“Spedizione gratuita entro 24 ore!”). […] Gli ultimi sistemi escogitati da Twitter e Facebook per fare soldi mi sembrano ancora in parte marketing piramidale, in parte pia illusione, e in parte ripugnante sorveglianza panottica. - JF
 
Potrei, è vero, fare un discorso apocalittico più ampio sulla logica della macchina, che ai tempi di Kraus era ancora localizzato in Europa e Stati Uniti, ma che adesso è diventata globale e sta accelerando lo snaturamento del pianeta e la sterilizzazione degli oceani. Potrei citare la trasformazione della foresta boreale canadese in un lago tossico di sottoprodotti delle sabbie bituminose, l'abbattimento delle ultime foreste asiatiche per i mobili da giardino ultraeconomici made in China di Home Depot, la costruzione di dighe sul Rio delle Amazzoni e il disboscamento definitivo delle sue foreste per la produzione di carne e minerali, il generale atteggiamento da "chi se ne frega delle conseguenze, vogliamo comprare un sacco di cazzate e vogliamo pagarle poco, con spedizione gratuita entro 24 ore", e il collegamento diretto fra questo atteggiamento americano e una nuova prosperità cinese che - in una classica collisione krausiana di vecchi valori e nuove valute - finanzia il massacro di milioni di squali del Pacifico per le loro preziose pinne, e di decine di migliaia di elefanti africani per il loro avorio. E anche il surriscaldamento dell'atmosfera, il catastrofico abuso di antibiotici da parte dell'industria agroalimentare, la manipolazione del nucleo delle cellule, che potrebbe rivelarsi disastrosa quanto la manipolazione del nucleo degli atomi. E si, le testate termonucleari sono ancora dentro i loro silos e sottomarini.
Ma l'apocalisse non deve essere per forza la fine del mondo materiale. Anzi, la parola si riferisce più direttamente a un giudizio cosmico finale. Nell'evocazione del Diluvio alla fine di "Nestroy", così come nella menzione di una "zona completamente disumanizzata" nell'Epilogo [...], e nell'interminabile resoconto dei crimini contro la verità e la lingua tedesca in "Gli ultimi giorni dell'umanità", Kraus non si riferisce soltanto a una distruzione fisica. "Disumanizzata" non significa "spopolata", e se la prima guerra mondiale ha decretato la fine dell'umanità in Austria, questo non significa che abbia ucciso tutti i suoi abitanti. Kraus era disgustato da quel massacro, ma lo vedeva come il risultato, e non la causa, di una perdita di umanità da parte dei vivi. Vivi ma dannati, cosmicamente dannati.
Tuttavia un giudizio del genere dipende ovviamente da quel che si intende per "umanità". Che mi piaccia o no, il mondo creato dalla macchina infernale del tecnoconsumismo è pur sempre un mondo fatto da esseri umani.

[...] E forse non sarebbe così sbagliato. Forse [...] l'apocalisse è, paradossalmente, sempre individuale, sempre personale. [...] Mi tocca una breve permanenza sulla Terra, delimitata dal nulla infinito, e durante la prima parte di questa permanenza mi affeziono a un particolare insieme di valori umani, inevitabilmente influenzati dalla mia condizione sociale. Se fossi nato nel 1159, quando il mondo era più stabile, avrei potuto pensare, a cinquantatre anni, che la generazione successiva avrebbe condiviso i miei valori e apprezzato le stesse cose che apprezzavo io; nessuna apocalisse incombente. Invece sono nato nel 1959, quando la TV era una cosa che si guardava solo in prima serata e nel fine settimana, e la gente scriveva lettere e le imbucava, e ogni rivista e giornale aveva un corposo inserto libri, e venerabili editori investivano a lungo termine nei giovani scrittori, e il New Criticism regnava nei dipartimenti di letteratura, e il bacino amazzonico era intatto, e gli antibiotici venivano usati solo per curare gravi infezioni, non pompati dentro mucche sane. Non era necessariamente un mondo migliore (avevamo rifugi antiatomici e piscine separate per bianchi e neri), ma era l'unico in cui sapevo di trovare posto come scrittore. E così oggi, cinquantatre anni dopo, la caratteristica lamentela di Kraus nel saggio su Nestroy - che il mondo nuovo ha perso perfino la capacità di essere una posterità - non può che sembrarmi fondata. Kraus fu il primo grande esempio di uno scrittore che sperimenta appieno in che modo la modernità, la cui essenza è l'accelerazione dei cambiamenti, crei da sola le condizioni di un'apocalisse personale. Naturalmente, poiché era il primo, gli sembrava che quei cambiamenti riguardassero solo lui, ma in realtà stava osservando un fenomeno che è diventato tipico della modernità. L'esperienza di ciascuna generazione è così diversa da quella della precedente che ci sarà sempre qualcuno convinto che i valori fondamentali sono andati perduti e non potrà più esserci una posterità. Finché dura la modernità, tutti i giorni sembreranno a qualcuno gli ultimi giorni dell'umanità. La rabbia di Kraus e il suo tragico senso dell'apocalisse saranno anche l'antitesi dell'allegra retorica del Progresso, ma come quella retorica rimangono una modalità invariata della modernità. - JF 

Rilevanza: 4. Per te? No

Lulù

  • Drammatico
  • Germania
  • durata 120'

Titolo originale Die Büchse der Pandora

Regia di Georg W. Pabst

Con Louise Brooks, Fritz Körtner, Franz Lederer, Carl Goetz

Lulù

"Ora ha vent'anni, è stata sposata tre volte, ha soddisfatto un'incredibile quantità di amanti, adesso però si fanno finalmente sentire anche le esigenze del cuore". Un'annotazione biografica del genere potrebbe averla fatta, così com'è, anche uno dei detentori del pensiero nestroyano se, con lo stesso slancio, riuscisse a passare sopra all'antitesi riguardante i trascorsi della sua amante. - KK (NP), cit. da "il Vaso di Pandora" (1904) di Frank Wedekind  

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

Il cavallo di Torino

  • Drammatico
  • Ungheria, Francia, Germania, Svizzera
  • durata 150'

Titolo originale A Torinói ló

Regia di Béla Tarr

Con Volker Spengler, Janos Derzsi, Erika Bók, Mihály Kormos, Ricsi

Il cavallo di Torino

E nello "Spirito della Terra" ["ErdGeist", di Frank Wedekind, 1986 - NdR] qualcuno potrebbe di nuovo pronunciare , all'incirca, la magnifica frase che compare in Nestroy: "Una volta ho visto un vecchio cavallo sauro che tirava un carro di mattoni. Da allora non riesco più a togliermi il futuro dalla testa". - KK (NP)   

- Recensione.    

Rilevanza: 4. Per te? No

Hotel New Hampshire

  • Commedia
  • USA
  • durata 108'

Titolo originale The Hotel New Hampshire

Regia di Tony Richardson

Con Beau Bridges, Rob Lowe, Jodie Foster, Paul McCrane, Nastassja Kinski, Matthew Modine

Hotel New Hampshire
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In streaming su Chili

[Ero] angosciato per la bruttezza della storia che stavo scrivendo per esercitarmi, una robetta leggera su un ragazzo di nome Wallace Wallace Wallace, così influenzata dalla recente lettura di John Irving che conteneva persino un orso. - JF      

Rilevanza: 1. Per te? No

Angry Birds - Il film

  • Animazione
  • USA, Finlandia
  • durata 99'

Titolo originale Angry Birds

Regia di Clay Kaytis, Fergal Reilly

Angry Birds - Il film
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La mancanza di tempo, come dovunque nell'arte e soprattutto nel teatro, ha abituato il pubblico alla prolissità. - KK (NP)     

Oggigiorno, nel mondo dei libri, si verifica l'analogo paradosso della biografia di mille pagine. Proprio mentre il mondo subiva un'accelerazione tecnologica e si accorciava il tempo dedicato alla lettura, la lunghezza media delle biografie raddoppiava. Serva quasi che annoiarsi serva a dimostrare che siamo impegnati in una lettura seria, anziché giocare ad Angry Birds. - JF     

Rilevanza: 1. Per te? No

Topsy Turvy - Sottosopra

  • Commedia
  • Gran Bretagna
  • durata 159'

Titolo originale Topsy Turvy

Regia di Mike Leigh

Con Allan Corduner, Jim Broadbent, Lesley Manville, Dorothy Atkinson

Topsy Turvy - Sottosopra
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La vendetta della fantasia borghese incatenata si creò una valvola di sfogo nell'operetta psicologica. - KK (NP)   

Kraus non sta sostenendo che la nuova "operetta psicologica" fornisca un autentico sollievo. L'operetta, a suo parere, non dovrebbe avere alcun senso, né psicologico né di altro tipo: d'altra parte, il suo profondo realismo deriva proprio dalla sua assurdità. In un articolo posteriore sull'addomesticamento dell'operetta, Kraus scriverà: "L'esigenza che l'operetta sostenga la prova della ragion pura è responsabile della pura stupidaggine operettistica". Aggiungendo, qualche riga dopo: "La psicologia è la ultima ratio dell'incapacità, e così anche l'operetta ha dovuto essere razionalizzata". - PR, KK      

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

Lei

  • Commedia
  • USA
  • durata 120'

Titolo originale Her

Regia di Spike Jonze

Con Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson, Rooney Mara, Olivia Wilde, Amy Adams, Chris Pratt

Lei
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In streaming su Netflix

Verrà un tempo in cui le donne saranno uomini in gamba e il sesso scacciato si rifugerà negli uomini per vendicarsi della natura. Un tempo in cui il talento fa concorrenza sleale al carattere e la cultura dimentica la buona educazione. In cui il livello generale si alza dappertutto e sopra non c'è nessuno. In cui tutti hanno un'individualità, tutti la stessa, e l'isteria è il collante che tiene assieme l'ordine sociale. - KK (NP) 

- Recensione.     

Rilevanza: 3. Per te? No

Tempi moderni

  • Commedia
  • USA
  • durata 83'

Titolo originale Modern Times

Regia di Charles Chaplin

Con Charles Chaplin, Paulette Goddard, Henry Bergman

Tempi moderni

Ciò che non viene telegrafato è tutta roba passata. Chi gli invia una corrispondenza gli rimpiazza la fantasia. Perché un tempo che non sente la lingua può giudicare soltanto il valore dell'informazione.  Può ancora ridere alle battute se ha assistito al motivo che le ha fatte nascere. Un tempo in cui la memoria non va al di là dei tempi di digestione, come potrebbe allungarsi verso qualcosa che non gli sta davanti, immediatamente accessibile? […] È un tempo che afferra solo con le mani. E le macchine risparmiano anche le mani. I suoi organi si ribellano allo scopo di ogni arte, penetrare nella sensibilità dei posteri. - KK (NP)    

Rilevanza: 4. Per te? No

La grande illusione

  • Guerra
  • Francia
  • durata 117'

Titolo originale La grande illusion

Regia di Jean Renoir

Con Pierre Fresnay, Erich Von Stroheim, Jean Gabin, Gaston Modot, Dita Parlo, Marcel Dalio

La grande illusione
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Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No
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