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I BRUTTISSIMI: Orrori di film e falsi capolavori annunciati
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I BRUTTISSIMI: Orrori di film e falsi capolavori annunciati

Non sono un cinofilo, ossia uno sponsor di registi e attori cani e quindi se li guardate siete avvertiti. Poi se un giorno verranno rivalutati sorgeranno le speranze per una futura trasformazione della latta in oro o almeno potranno invogliare chiunque di tentare di fare il regista di film o almeno di spot pubblicitari. Qui si va dal tragicomico involontario del falso capolavoro annunciato d' autore fino al sadomasochismo visivo premeditato di film volutamente o involontariamente brutti. E meno male che in teoria un qualsiasi film dovrebbe attirare l'attenzione del pubblico pagante non allontanarlo dalla visione. Mi riferisco solo a questi film e non alle solite banali mediocrità di oggi, tutta roba che si può vedere come si può lasciar perdere facilmente, i cosidetti film passabili di una visione all' anno.  Per quelli è sufficiente un gosth-writer di Bertarelli, quel cinecritico romano obbligato a vedere dei film che non gli interessavano per niente: Citerò questa questa sua esemplare recensione, pubblicata nel suo dizionario dei film, che detta alla sua maniera suonava più o meno così: "Che pizza stò Taxi Driver! Meio Er Tassinaro de Sordi". E' comunque evidente (basta vedere nei canali video del web) che la maggior parte degli esperti di film da spazzatura (trash) li vedono soltanto come una valida alternativa ai film comici, sempre pronti a sfotterli e a stroncarli senza pietà come facevano quelli della Gialappa's Band con le trasmissioni più brutte delle reti televisive locali. Questi primi tredici da me recensiti sono bruttissimi e basta senza nessun pregio evidente. Questa lista di stronzate di celluloide sarebbe molto più lunga ma ho tralasciato certi sconosciuti scults-movies già recensiti o meglio distrutti senza pietà sui canali video da vari studenti liceali sclerati. Incredibile ma vero alcuni sono considerati da molti utenti di questo forum dei capolavori sottovalutati ma si tratta dei soliti gruppetti di cinofili che esaltano dei presunti cult-movie soltanto per aver visto il nome del regista nella scheda o per mandare il disinformato di turno a vedersi una emerita cagata, anche se per la maggior parte si tratta di evidenti boiate e fiaschi colossali. Quello nella piccola foto in alto  potrebbe essere uno dei registi di questi film. Quello del mio avatar è un personaggio comico televisivo che in questo contesto può essere solo il degno presentatore di questi incredibili film ultra-mega-trash (spazzatura).

Playlist film (aperta ai contributi)

Alex l'ariete

  • Azione
  • Italia
  • durata 90'

Regia di Damiano Damiani

Con Alberto Tomba, Michelle Hunziker, Ramona Badescu, Orso Maria Guerrini

Alex l'ariete

In streaming su Infinity+

Dilettantesco film d' azione tragicomico involontario, molto imbarazzante per i protagonisti e sopratutto per lo scomparso regista, neanche tanto incapace ma qui la regia è assente così come gli indispensabili doppiatori, dato che Tomba è una lapide e di conseguenza recita come parla. Forse Damiani si era limitato a dirigere qualche scena per poi abbandonare il set dopo aver visto "recitare" Tomba, cosa facilmente comprensibile dato che tempo fa aveva diretto altri attori più che bravi e famosi come Franco Nero e Gianmaria Volontè. Questo action-movie poliziesco sembra un film barzelletta sui carabinieri interpretato da uno vero e forse Tomba è stato obbligato a recitare una parte che non competeva al suo grado (brigadiere) come impone il regolamento sul libretto di servizio, un pò come quando era obbligato a rilasciare delle dichiarazioni alla stampa sportiva. Meglio se Albertone il Campione ci provava con un film sulle gare sciistiche di mezzo fondo ma probabilmente i produttori volevano toglierlo di mezzo dal mondo del cinema per sempre insieme alla Hunziker, qui nel ruolo di Antaleva Bottazzi (la protagonista femminile del film non la vecchia zia del carabiniere romagnolo). Se erano così invidiosi/e di lei o quasi ciechi/e potevano dare al suo personaggio della bella urlante da salvare un nome e cognome più rappresentativi, tipo Genoveffa Racchioni. Uno dei cattivi del film ha riscattato la sua carriera artistica interpretando uno spot della birra alla gassosa mentre un altro finì sempre come antagonista in un altro film forse più brutto (leggi la recensione del film seguente). 

  Il carabiniere speciale Alex l' Ariete (meglio il Caprone) è talmente poco definito da far sembrare l' ispettore di polizia Nico Girardi di Tomas Milian un personaggio complesso e insolito. Dialoghi a dir poco "metafisici" come questo: "Fermilìerimanilaaà!!! - Aleeex!! - Leva!! - Che paura Alex! Ho sentito tanti colpi! - Avevo un giumbotto ma me lo son levato se no affogavo!"  Tutto chiaro? Il comico Gioele Dix, quello che imitava Tomba in televisione, non avrebbe fatto di meglio. La trama in sintesi sarebbe questa: In Italia una banda armata di mitra sequestra giovani fotomodelle per farle frustare a pagamento da un nostrano dis-Onorevole milionario a bordo di uno yacht da crociera ma ci penserà il carabiniere speciale Alex Corso detto l' Ariete a sgominarla.

    Pare che doveva essere il primo episodio di una miniserie televisiva, come se non trasmettessero già tanti brutte sit-comedy e soap-opera ma questo scultrash sorpassa di gran lunga per indiscussa bruttezza certi ignoti telefilm flop nostrani della serie "Colletti bianchi", "Don Batacchi e l' ispettore Sanmarchi contro la banda dei flipper truccati", "I due benedetti dalle signore della notte", "Quelli della Speciale Locale" e "Zanzibar, il bar dei zanzi". Nelle sale dei cinema sparì dalla circolazione dopo una settimana. Qualcuno sospetta che sia stato un fiasco voluto per ragioni poco chiare. E' dunque questo il peggior scult trash Z-movie della storia del cinema italiano o non c'è limite al peggio? Citando un altra scena del film si può pensare: "Ma noooooooo!!  Ràtàtàtàtàtà!!! Noooooo!! Ràtàtàtàtàtà!!! Ouuuooooooooh!!... Eccomiiii!!! Ràtàtàtàtàtàtatà!!! Forse questa scena tragicomica era un omaggio al più "celebre"  film  "La belva spara con il mitra e lo sbirro s' incazza" ?.

Rilevanza: 1. Per te? No

Mutande pazze

  • Commedia
  • Italia
  • durata 99'

Regia di Roberto D'Agostino

Con Monica Guerritore, Eva Grimaldi, Barbara Kero, Debora Calì, Irma Capece Minutolo

Mutande pazze

Sottospecie di sgangherato manifesto subculturale satirico d' autore, opera prima e unica di un allora noto critico cine-musicale-televisivo ed esperto in gossip mondano sulla tivù spazzatura degli evanescenti anni 90, girato soltanto per invogliare la critica e il pubblico a linciare un famigerato professorino quattrocchi da salotto televisivo nemico dichiarato del regista, qui interpretato dal cattivo del sopradescritto "film" "Alex l' Ariete" quasi un clone del famigerato tuttologo con tanto del suo tipico sorrisetto sadico "a culo di gallina". Condiscono il tutto delle più brutte copie di altri personaggi veri o finti male ispirati a Mario Carotenuto, Tinto Brass, Gianfranco Funari, Carmen Lasorella, La Sora Lella, Cristiano Malgioglio, Tina la Cipollara e via scemando. In questo zoo umano risulta del tutto assente, forse per far spazio agli altri animali rari, quel grande, grasso e barbuto giornalista-opinionista politico mercenario all' epoca arbitro venduto dell' incontro televisivo truccato Dago VS Sgarbi, oggi esule dimenticato a Parigi. A parte il sosia dell' odioso rivale del regista, gli altri grotteschi personaggi del film fanno rimpiangere anche quelli di Banfi, Boldi, De Luigi e Christian De Sica. Nel cast si nota soltanto un giovane Raul Bova, qui facile preda degli ardori della Grimaldi vestita da mistress sadomaso ma qui testimonial pubblicitaria di un tubetto di maionese. Contiene anche un vero messaggio promozionale di un libro di "filosofia culinaria" scritto da un amichetto del regista poi finito dai salotti televisivi sull' "Isola dei dimenticati dal gossip". In questo film Aldo Busi, nel ruolo di se stesso, si esibisce nudo con il suo ultimo libro in mano per ovvie ragioni di autocensura ma non si copre la faccia. 

    Secondo il cinecritico Paolo Mereghetti quel famigerato "Prof.no tuttologo" risulterebbe in questo film addirittura "più odioso dell' originale" anche se non stupra nessuna capra in piazza. Per molti altri cinecritici è addirittura peggio dei peggiori cinepacchi natalizi."Mutande Pazze non è un film" sempre secondo Mereghetti. Lascio immaginare a chi non l' ha mai visto cosa sia ma sicuramente non è un film erotico ne tanto meno un bel film. Secondo i giudizi di questo forum siamo addirittura  un poco al di sotto del famigerato film con Alberto Tomba, anche se questo è interpretato da attori meno famosi ma sicuramente più credibili e capaci di lui. Per altri è solo l'ennesima commedia satirica nostrana all' americana più indigesta di una peperonata a mezzanotte.  In mezzo a questo repertorio demenziale di squallidi personaggi e banali luoghi comuni le noiosissime vicende di due giovani aspiranti soubrette (Deborah Calì e  Eva Grimaldi) e di una conduttrice televisiva esaurita (Monica Guerritore). Forse per far riprendere coscienza al malcapitato spettatore ormai in coma profondo, esplode una mega rissa finale fra "VIP" (Very Idiot People) e aspiranti puttanoni dello spettacolo cinetelevisivo con esplosione di tettone al silicone colpite da un bottiglione al ritmo di una nota canzone di Toto Cutugno dedicata al nostro Belpaesone. Durante lo scontro finale il Prof.no Sgorbi se la caverà con una raffica di sberle inferte dalle sue concubine imbizzarrite provando persino piacere. In mezzo a tutto questo casino si intravede il "regista scopritore di giovani talenti" Nando Grass che si attacca alle chiappe di una tettona urlando "Viva il culo!!!". Per chi non se lo ricorda quel vecchio regista di film erotici se paragonato a quei pochi fenomeni televisivi da manicomio sembrava un lord inglese molto educato e modesto. Uno dei tanti particolari che denotano la superficialità infinita del regista anche se il bersaglio del suo film era solo Sgarbi. Le altre musiche dell' atroce colonna sonora sono da disco del saturday  night o da serata a base di camomilla ("Ioo, tuu e le roseee!!!...."). 

   Pochi anni dopo l'uscita di Mutande Pazze il famigerato gangster intellettuale, in questo film così ben rappresentato, divenne ancora più famoso tanto da entrare in televisione e poi in parlamento come ospite fisso mentre il neoregista Dago scomparve per sempre dal mondo del cinema. Come si domanda la Guerritore nel film con in mano l'omonimo ortaggio c'è da chiedersi "Il finocchio fà male?" alludendo al regista. Forse il fine giustifica il mazzo ma quando un critico tuttologo esordisce come regista ispirandosi a Vanzina & Cinepanettoni Company può anche fare di peggio. Morale del film: Nel mondo dello spettacolo televisivo sono tutte troie esaurite, tutti folli stronzi e pure froci. Forse l' Onorevole Prof.no Sgorbi ringrazia ancora quello sfortunato tuttologo e regista mancato per così tanta pubblicità negativa indiretta anche se questo film fu un fiasco immediatamente ignorato dalla stragrande maggioranza della critica e del pubblico.

Rilevanza: -1. Per te? No

Paganini

  • Drammatico
  • Italia, Francia
  • durata 82'

Titolo originale Paganini

Regia di Klaus Kinski

Con Klaus Kinski, Deborah Kinski, Bernard Blier, Dalila Di Lazzaro

Paganini

In streaming su Infinity+

Quando un vecchio attore tedesco del genere caratterista antagonista, per decenni relegato in ruoli secondari di cattivo da uccidere in tanti sconosciuti film western, thriller e horror (a parte quei cinque film di Herzog) ma con molte più conoscenze dei suoi colleghi connazionali e la fama di "attore maledetto" (sopratutto dai registi anche se da loro ritenuto molto espressivo, specialmente quando moriva alla fine del film) si crede di essere anche un grande regista di "memorabili kolossal" come questo, probabilmente ispirato al più celebre e premiato "Amadeus" di Milos Forman, con delle ambientazioni buie oppure solari da spot dello spumante, in questo caso interminabile. Pare che il citato regista tedesco Werner Herzog quando lesse il primo soggetto di Kinski su questo film lo buttò via subito.

   Ma il Paganini di Kinski sembra piuttosto uno scimmiesco incrocio fra Alice Cooper, Mister Hyde e Iggy Pop con i dentoni finti, uno scopettone nero in testa e la voce di una befana tedesca (in questo film Kinski non è doppiato perchè i dialoghi sono ridotti al minimo). Più che un violinista italiano di metà ottocento una via di mezzo tra un vecchio mandrillo scappato dallo zoo e un povero pazzo evaso dal manicomio : Passeggia quasi sempre vestito di nero e tra un concerto e l' altro sodomizza senza pietà le ammiratrici ninfomani, lecca la giovane moglie nuda, scandalizza la giuria in riunione per decidere il verdetto del processo che lo vede imputato per delle relazioni con giovani donne, fugge da gruppi di vecchi ammiratori, provoca a distanza intensi orgasmi alle sue ammiratrici, si fà ammirare in posa da un gruppo di bambine curiose, degusta in carrozza formaggi con i vermi, striscia per terra e sui muri, fa il pediluvio con le scarpe e infine ormai malato muore sputando sangue ma continuando a sviolinare davanti al figlioletto. Ben confezionato il completo da becchino ottocentesco di Kinski-Paganini con un nero cilindro lungo un metro per farlo apparire meno basso. Alcune sue frasi memorabili: "Quando suono il violino il mio membro diventa eretto... Il violino è come un cuciolotto... L' Italia è il regno del foco... Devo andare in America e in Rusia". E' altrettanto probabile che il vero Paganini si rivolta ancora nella tomba per essere stato scambiato da Kinski per Casanova, il marchese De Sade e Von Masoch. 

    Tipico esempio di falso capolavoro, in questo caso annunciato e presentato al Festival di Cannes, in realtà un atroce melodramma musicale pseudo erotico e involontario film tragicomico con delle lunghissime sequenze al ralenti oppure traballanti ma tutte con il continuo sottofondo del violino del maestro Salvatore Accardo. Talmente inguardabile da far rimpiangere altri soporiferi e snobbati film storico musicali d' autore, compresi quelli sul giovane Toscanini e sul leggendario pianista sull' oceano, visto che per molte scene senza capo ne coda sembra più adatto il commento fuori campo della Gialappa's Band e degli Squallor. Per la cronaca Kinski a Cannes fece una breve conferenza stampa sul suo film in una sala semideserta per poi andarsene via schifato dopo aver dichiarato : "Le festival est triste, est terrible pour tout le monde, les enfants... Ma je ne parle plus pàs! Merdà!!!!....  Je suis fatiguè a venir ici! Cretièn!..Idioten! Analfabète! ... Mongolooide!". Probabilmente era rimasto profondamente deluso dallo scarsissimo interesse rivolto dai critici e dai giornalisti alla sua opera prima.

   Pare che la "trama" del film sia più ispirata all' autobiografia di Klaus Kinski, un best-seller talmente pieno di balle da birreria da fare invidia al Barone di Munchausen ma il montaggio selvaggio fa dimenticare completamente ogni intreccio logico ed eccesso visivo dato che sembra girato da un "regista sperimentale" che non ha scartato nulla, nonostante il valido supporto artistico e tecnico. Secondo il cinecritico Morando Morandini "Kinski usa la cinepresa come un mitra e ricorre al ralenti come un ubriaco ricorre alla bottiglia". Se durante le riprese il protagonista e regista Kinski era sempre sbronzo non c'è molto da stupirsi dopo aver visto questo film. Un cinecritico dilettante lo ha recensito così: "Un ottimo regalo per il vostro peggior nemico".  Una nota rivista mensile di cinema lo definì un film indifendibile.

   Inevitabile fiasco ignorato da critica e pubblico poi inutilmente distribuito in due versioni, una censurata e l' altra vietata ai minori. Finito anch'esso nelle hit-parade dei film più brutti della storia del cinema insieme a film come "Arrappao"  di Ciro Ippolito e all' assurdo "Nosferatu a Venezia"  di Augusto Caminito sempre con Kinski, abbastanza brutto ma sicuramente più "logico" e guardabile se si fa il paragone con "Paganini", un film dalla trama quasi indefinibile e pieno di situazioni insensate buttate a casaccio, come le scene del breve e violento rapporto sessuale di Paganini con una donna in uniforme da ufficiale di cavalleria. Tra le scene più "memorabili" quella in cui suona al violino l' inno nazionale tedesco al posto di un piccolo violinista di strada per poi donargli le offerte dei passanti.

   Debora Kinski è in realtà una futura attrice italiana di Brass all' epoca compagna ventenne dell' oggi mal ricordato (sopratutto dalle figlie e da morto) "attore e regista maledetto" (sopratutto dai pochissimi malcapitati che hanno visto questo film). Nel cast compaiono anche il piccolo figlio di Kinski, Lady Oscar, Furio & Furia (i cavalli selvaggi di Cicciolina) e una nobile donzella di campagna guardacaso somigliante alla più nota figlia Nastassia, anche lei trombata con fuga dal maestro dell' archetto. Tanto per essere precisi, come maldestro pornostar nelle sue brevi scene "hard-erotiche" Kinski vale ancora meno che come regista. Tra gli interpreti di secondo piano (due o tre battute ciascuno) due vecchi attori francesi che accettarono di prendere parte a questo sciagurato film nella speranza che fosse diretto da un regista talentuoso o almeno capace. Il mimo francese Marcel Marceau si nota ancora di meno perchè non parla. Sulle altre interpreti femminili è meglio togliere quei veli pietosi e non citarle.

   Come attore Kinski aveva già partecipato a più di un centinaio di film di con delle interpretazioni talvolta convincenti  o almeno accettabili ma come regista esordiente siamo ai livelli di un dilettante allo sbaraglio convinto di essere un genio della regia. Come attendibilità storica siamo molto al di sotto di registi come Carlo Vanzina e Franco Zeffirelli. Opera prima e per fortuna unica adatta solo alle video dissertazioni comiche di trashomani sadomasochisti, vivamente sconsigliata a tutti gli appassionati di musica classica e di cinema. Con questo e i pochissimi altri film dedicati a questa figura musicale storica italiana, compreso un altro orrore di film horror made in Italy ("Paganini Horror" di Luigi Cozzi) c'é veramente da chiedersi cosa avrà mai fatto di male in vita sua quel maestro genovese del violino, un affermato musicista dalla vita compromessa da gravi malattie allora incurabili... Assolutamente nulla!

Rilevanza: -1. Per te? No

Arrapaho

  • Grottesco
  • Italia
  • durata 98'

Regia di Ciro Ippolito

Con Alfredo Cerruti, Daniele Pace, Totò Savio, Giancarlo Bigazzi, Tinì Cansino

Arrapaho

Assurdo filmetto a bassissimo costo del genere comico parodistico demenziale su due o tre tribù di improbabili indiani napoletani gay, playboy o falsi saggi ma sicuramente più scurnacchiati che arrappati, forse degenerata da troppi filmetti locali di canzuncelle d' ammore e sceneggiate melodrammatiche oppure dalle disco dance del genere "Commanceros!!! Commanceros!! Commanceros!" di gran moda in quei vuotissimi anni 80. Ma forse questa strana ispirazione risale a un più celebre e datato film parodia western americano, nel quale si era già visto un capo indiano Sioux con i tre colori verde, bianco e rosso in faccia e un marcato accento siciliano, il cui urlo di guerra era "Liimoonaroo!", interpretato dal regista Mel Brooks. Ultimo esempio di sottospecie di parodia in costume, incredibile ma vero, più visto nelle sale di altri film di registi e attori all' epoca più famosi (compresi Jean Luc Godàrd e Arnold Schwarzenegger) incassando ben cinque miliardi delle vecchie £ire. Forse si tratta di una leggenda ma se questo film è rimasto delle settimane nei cinema di terza visione è già un grande traguardo. Nonostante l'ambientazione western questo film si inserisce piuttosto nel sottogenere delle commedie sui cavernicoli preistorici (Da "Quando le donne persero la coda" con Giuliano Gemma fino a "Grunt!" con Andy Luotto). Un grande successo dato che è costato come una puntata di una sit-comedy televisiva e oltretutto le parodie degli ormai stravisti e dimenticati film western erano fuori moda da un pezzo, così come i tanti film comici nostrani a base di parolacce e gags volgari di moda alla fine degli anni 70. Ma nel 1985 anche le più sofisticate ma spesso ripetitive commedie nostrane cominciavano ad annoiare il grosso pubblico, sempre più attratto da film di tutt' altro genere made in USA. 

   Il più economico "Arrappao" venne girato fuori Napoli in un prato dietro a una collina vicino a un boschetto attraversato da un ruscello, "abbellito" da quattro capanne e un totem fallico, con la partecipazione saltuaria di una mandria di cavalli, poi integrato da alcuni brevi spezzoni tratti da un vero film western sugli indiani ("Soldato blu" di R.Nelson). Anni dopo venne inserito nelle classifiche dei cinquanta film più brutti della storia del cinema nell' appposita hit-parade pubblicata da una diffusa rivista mensile specializzata in film di tutt' altro genere e qualità. La storia d' amore, interrotta da finti spot e storielle d' altro genere, che termina con il muscoloso e abbronzato Arrappao che sposa a teatro Scella Pezzata, la bella della tribù promessa invano al brutto Cavallo Pazzo (il quale rimasto da solo si attacca al...la penna) è solo un pretesto per intrecciare a caso una serie di gags spesso e volentieri senza senso e riempire gli ottanta minuti scarsi del film. 

   I protagonisti: Urs Althaus (Arrappao) un ex calciatore e fotomodello africano nato nel cantone tedesco della Svizzera, imponente ed espressivo come un totem o un indiano di legno offrisigari - Tinì Cansino (Scella Pezzata) una fotomodella italogreca falsa parente di Rita Haywort (vero nome Photina Lappa) che divenne poi nota per le sue forme altrettanto espressive esibite per alcuni anni nel popolare show comico televisivo Drive-In. Anche gli altri "nomi indiani" sono stati inventati nel bar dello sport: Barra Tragica, Cagna Rognosa, Capo di Bomba, Cornetto Solitario, Filumena Marturano, Latte Macchiato, Linguamatic, Luna Caprese, Mazza Nera, Palla Pesante. Gli altri attori sono comparse da discoteca gay  e ospizio per vecchi. Cast femminile ridotto al minimo se si esclude la Cansino. Tra gli altri personaggi asolutamente fuoriluogo un pendolare che insegue il tram, un milionario che si becca per telefono gli insulti del figlio esaurito in vacanza a Rio, un televenditore di prodotti anticalvizie, i parenti della sposa venuti da Posillipo e un falso russo con il colbacco, la slitta e l' accento toscano. 

   Commento fuori campo da post-sbornia e dialoghi deliranti di rara demenza del genere "Supercazzola partenopea"... Per esempio: "E dove finirono le lacrime di Scella?.. In cima a stò cazz! - Dimmi figlio a chi vuoi più bene? A mammà o a papà? A Pippo Baudo! Mavaffangùl!". Secondo alcune indiscrezioni per le gags il regista si sarebbe ispirato alle scritte notate sui muri dei cessi delle scuole medie inferiori di Torre Annunziata. Infatti sembra di vedere un film "diretto" da un Pierino napoletano che vuol vendicarsi del professore che lo ha costretto a vedere un film western sugli indiani. Paragonate ad "Arrappao" le parodie western nostrane con Franchi e Ingrassia o Vianello e Tognazzi sembrano film diretti da Woody Allen. Il finale del film non si svolge sulle montagne dell' Oregon e nemmeno sulle pendici del Vesuvio ma in un teatro durante la rappresentazione dell' Aida di Verdi. Per qualcuno è addirittura un coraggioso film antiomofobia politicamente scorretto ma piuttosto che vederci chissà cosa in questo film vale la pena citare quella celebre frase di un trio comico napoletano un tempo celebre in televisione: "Sarà... Ma a me ma pare nà strunzata!"

   Un film che comunque anticipa certi ridoppiaggi comico demenziali dialettali degli spezzoni di più famosi e apprezzati film, oggi visibili sui canali video web.  Colonna sonora di un gruppo locale folk-pop demenziale, meglio noto come Gli Squallor, consulenti artistici e musicali del regista, compresa la voce narrante di Daniele Pace, l' interprete dello scazzoso capotribù Palla Pesante, che delizia il pubblico con delle perle di scemenza o meglio pirlate e strunzate dette al  grasso figlioletto Capo di Bomba e a due giovani novelli sposi della tribù dei Froceienne.  Alcuni dei titoli più "famosi" delle canzoni e degli album degli Squallor: "Albachiava", "Anche i ricchioni piangono", "Cappelle", "Cielo Duro", "Manzo", "Pompa" e "Tromba" . Un complesso d' inferiorità musicale che pochi anni dopo contribuì all' incredibile successo di cantanti come Jovanotti nella sua prima versione deejay-rapper americano e Francesco Salvi.

    Non venne vietato nemmeno ai minori di dieci anni talmente era o' scemo più che osceno. La canzone O' tiempo se ne va non ha nessun riferimento con le vicende mostrate ma solo con la protagonista femminile e la sua parte più interessante. Su tutto risalta solo la Cansino nuda. Le altre "scene d' azione" sono tutte da recita scolastica. Nei ringraziamenti dei titoli finali compaiono nomi e cognomi di famose star e registi del cinema americano che ovviamente con questo film non hanno niente a che fare. Di recente il regista ha dichiarato che dopo il successo del suo film più famoso (si fa per dire) ha subito delle pesanti critiche e censure ma probabilmente solo da parte di qualche membro del cast.  Secondo il cinofilo (trashologo) virtuale Lord Auctòn Serlilàn, dietro la voce narrante fuori campo del film si celerebbe l' imitazione di un allora famigerato boss della camorra, oggi ergastolano, imitato dopo una striscia di bicarbonato e una siringa di segatura.

   In realtà questo film fece dimenticare tanti altri film Made in Napoli molto più seri. Altrettanto dimenticati sono gli altri meno noti film di Ippolito, meno di dieci titoli che vanno da "Alien 2 sulla terra""Lacrime Napulitane", "Uccelli d' Italia" e "Vaniglia e Cioccolato". In questa squallida classifica, che comprende anche delle brutte copie, fiacchi sequel e parodie di film famosi o almeno di discreto successo, questa parodia demenziale può sembrare "originale", una vera e propria pirlata di fantasia. Sempre secondo il cinofilo-trashologo sopracitato pare che dopo aver girato altri film di vario genere più banali e meno fortunati il regista si diede alla ricerca e coltivazione di rare specie botaniche indiane come l' Erba dei Visconzi e gli Spini di Capro. Sicuramente lo spirito di Buffalo Bill ringrazia ancora il regista, al quale dei veri indiani americani non gli ne poteva fregare un beneamato cactus.

Rilevanza: 1. Per te? No

Pierino il fichissimo

  • Comico
  • Italia
  • durata 89'

Regia di Sandro Metz

Con Maurizio Esposito, Adriana Russo, Tuccio Musumeci

Pierino il fichissimo

Se pensate che Alvaro Pierino Vitali sia stato il peggiore di tutti guardatevi pure questa pessima imitazione interpretata da un tappo simile all' attore pasoliniano Ninetto Davoli, che visto oggi sembra un falsissimo bimbominkia. Tipico film bidone da cinema di terza visione, girato tanto per fare dei soldi facili sulla scia del breve successo di un personaggio da libro di barzellette volgari, senza impegnarsi e spendere troppo per un pubblico che riempiva le sale di periferia soltanto per riposarsi dopo un pranzo in trattoria. Battutine del genere: "Pierino cosè questo? Un nuovo robot? Come si chiama? - Si chiama Cazzinga e ci gioca tua sorella!". Ambientato non tanto nella solita scuola ma in una osteria frequentata da vari tipi da barzelletta: Camionisti, carabinieri, beduini, matti, sposini, ecc... Tra questi un matto che si crede Napoleone e una brutta copia lombarda di Fantozzi. Colonna sonora da radiosveglia forse peggiore dei rutti e delle scorregge finali a volontà. Uno dei tanti sconosciuti quanto incredibili sottogeneri d' imitazione che in questo caso ha prodotto altri due film altrettanto pessimi: Uno con un sosia cappellone di Ollio senza i baffetti e un altro al femminile con una nana quattrocchi dai capelli rossi. Oggi l' ex Pierino Vitali si dissocia completamente da questi falsi parenti. Strano ma vero, un film trash più brutto di tanti altri ma ancora oggi sconosciuto anche ai redattori delle classifiche dei film più brutti della storia del cinema.

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

Joan Lui - Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì

  • Musicale
  • Italia
  • durata 115'

Regia di Adriano Celentano

Con Adriano Celentano, Claudia Mori, Federica Moro, Gian, Marthe Keller, Sherri Anderson

Joan Lui - Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì

In streaming su Infinity+

Il Vangelo secondo Adrian o meglio secondo Geppo il Folle. Dopo averlo visto critici e spettatori di qualsiasi genere e giornale furono tutti concordi nello stroncarlo inesorabilmente. Allucinanti coreografie trash post-atomiche (penose ma costate sicuramente moltissimi miliioni di vecchie lire) fanno da sfondo ai minacciosi sermoni qualunquisti di Jesus Adriano Superstar contro capitalisti, politici e mass-media, questi rappresentati da due grandi testate nazionali: Il Corriere dell' Ovest (DC=USA) e Il Corriere dell' Est (PCI=URSS). Satana è rappresentato da un metallaro orientale (il Made in Cina o  soltanto un venditore di cravatte in quel de Milàn?) che si contorce vomitando alla vista del Messia Molleggiato e dei suoi fans. Tra le sue discepole più devote si notano Claudia Mori e Federica Moro. La morte in diretta  televisiva del Nuovo Adriano versione Messia del Pop-Rock (o meglio di se stesso) provocherà una tempesta divina che distruggerà le redazioni dei due giornali in un finale che ricorda quello del più riuscito film satirico musicale religioso Il Papocchio di Renzo Arbore. 

   Ma Adriano sa essere anche modesto quando non parla, specialmente se ogni riferimento a un più celebre film musical religioso americano non è puramente casuale. Vada per burberi playboy sciupabellefemmine ma interpretare un nuovo messia (anche della musica leggera) sembrò a molti un tantino esagerato. Dopo aver visto questo film tante domande sorgono spontanee: Ma chi gli l' ha fatto fare a Celentano di interpretare questa assurdità? Forse voleva un altra dura prova di assoluta devozione dai suoi fans? Magari la fedeltà di quelli che secondo alcuni pagarono per partecipare come comparse nel suo poco visto film musicale Geppo il Folle? Altro esempio di falso capolavoro annunciato e inevitabile fiasco garantito che decretò il tramonto cinematografico dell' attore cantante milanese-pugliese e l' inevitabile ascesa della Madonna, ovvero l' attrice cantante pop-star italo-americana Louise Veronica Ciccone. 

   Dopo questo disgraziato flop kolossal Celentano interpretò un altro costoso e sonoro fiasco ma senza nessun riferimento religioso ("Jackpot" di Mario Orfini, secondo molti anche più brutto e meno visto di "Joan Lui"). Visto oggi questo film sembra il precursore di Adrian, il più recente cartone animato di Manara con protagonista il giovane Celentano nei panni di un giustiziere mascherato nella Milano del futuro, trasmesso in poche puntate e poi scomparso dai teleschermi per un brusco calo di ascolti da dieci a zero telespettatori. Un altro grosso fiasco autocelebrativo e qualunquista dell' ex molleggiato denigrato e sfottuto senza pietà sui canali video da tutti i critici di opere visive da discarica. Goodbye e Amen!

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

Bambola

  • Erotico
  • Italia, Francia, Spagna
  • durata 96'

Titolo originale Bambola

Regia di Bigas Luna

Con Valeria Marini, Stefano Dionisi, Anita Ekberg, Antonino Iuorio, Jorge Perugorría

Bambola

In streaming su Infinity+

Film accolto con sonori fischi, insulti e  grandi risate al Festival di Venezia alla vista della famigerata scena della Marini "violentata" con delle più espressive anguille da un calvo sosia spagnolo di Luca Montalbano Zingaretti (Jorge Perrugorìa... Un cognome che sembra la definizione spagnola di una malattia dei cani). Intervistata dopo la proiezione del film, tra fischi e urla in sala, la sorridente Valeria si domandò "Chissà se è piaciuto". A parte un brutto cameo della Ekberg (la mamma di Bambola, una truce vecchiaccia che trancia anguille e spara fucilate ai gabbiani tra una imprecazione e l'altra, morta nel film dopo questa sequenza) oltre alla Bambola i personaggi maschili sono delle grottesche macchiette del genere gay (S.Dionisi) criminali in calore (J.Perrugorìa) e idioti gelosi della sorellona (A.Iuorio). 

    Erotico come la mortadella del manifesto. Ambientazione nelle desolate paludi del Comacchio romagnolo per evidenziare meglio questi squallidi personaggi. I film di Tinto Brass e Rocco Siffredi impallidiscono di fronte a questo falso capolavoro erotico annunciato subito rivelatosi un involontario film demenziale d'autore. Dimenticabile la scena finale del brutale e sempre arrappato Perrugorìa che armato di pistola insegue per le campagne in accappatoio la tanto desiderata Bambola non contento di averla ripetutamente sodomizzata (o marinata?) con le viscide anguille e capitoni urlandogli "Bamboolaaa!!! Starò qui fino a quando non mi funziona più la minkia!!! Trooiaaa!!!" per poi finire fucilato dal fratello gay. Secondo qualche critico recita meglio di tutti la capretta che la Marini si porta appresso nel film.

Rilevanza: 1. Per te? No

Il giustiziere della notte 3

  • Azione
  • USA
  • durata 96'

Titolo originale Death Wish 3

Regia di Michael Winner

Con Charles Bronson, Deborah Raffin, Ed Lauter, Martin Balsam

Il giustiziere della notte 3

Film sulle ronde del Kansas City, con scenari apocalittici che ricordano piuttosto le deserte città del Medio Oriente distrutte da una interminabile guerriglia urbana che non la periferia di una metropoli americana, interpretato da un attore da tempo in età pensionabile, nato nel lontanissimo 1921. Nella Los Angeles degli anni 80 un esercito di teppisti di varia origine armati fino ai denti con varie armi da guerra e guidati da uno spietato skin-punk dalla fronte pitturata con i pennarelli, domina le periferie minacciando e rapinando gli anziani abitanti mentre quei quattro incapaci della polizia locale se la fanno addosso, altro che il solito gruppetto di stupratori. Con l' aiuto di un ispettore di polizia e di qualche abitante del quartiere ci penserà l' architetto in pensione e giustiziere a tempo perso Charles Bronson alias Paul Kersey a farli fuori tutti, questa volta con una moderna pistola automatica cromata calibro 44 Magnum già usata dall' Ispettore Callaghan e una mitragliatrice della seconda guerra mondiale perfettamente funzionante, forse un ricordo di guerra di Bronson. 

   In meno di cento minuti di film settantacinque (75) morti dei quali una cinquantina uccisi dall' infallibile vecchietto dai baffetti bianchi tinti di grigio perla, compreso il capo pelato dei teppisti, disintegrato da un colpo di bazooka in un appartamento. I pochi cattivi scampati al massacro finale lasciano la scena del crimine con la stessa noncuranza e delusione di un gruppo di clienti di un supermarket arrivati tardi ai saldi di fine stagione. Nel quinto e ultimo capitolo Bronson ne ucciderà meno di dieci ma non nel cortile di un ospizio con un bastone da sparo. A proposito di quest' altro film il cinecritico nostrano Paolo Mereghetti consiglia lo spettatore di cambiare canale. Negli ultimi due capitoli della serie, al posto delle armi da fuoco l' ormai anziano giustiziere della notte userà dei mezzi più sofisticati, come vino alla nitroglicerina, cannoli al cianuro e un pallone esplosivo radiocomandato. 

   Come trama siamo più vicini ai film comici della serie "Scuola di Polizia" e a quella di un videogame sparatutto ispirato a Rambo 2 - La vendetta e film derivati con il solito inutile spreco di decine di stuntman spesso stanchi di rifare le stesse scene di cadute libere con urlo. Se Chuck Walker Norris era considerato il Rambo dei poveri nani il vecchio Bronson sembra il presidente dell' associazione degli sceriffi del Far-West in pensione, ormai attaccato al quel ruolo come certi comici televisivi italiani alle figure di certi politici che non hanno mai fatto ridere nessuno, costretto a rifare più volte quel tipo di personaggio più che altro per arrotondare la sua già consistente pensione di ex divo macho degli anni 60 e 70, fregandosene del soggetto del film. Già il secondo film della serie venne definito dal  cinecritico Tullio Kezich "Uno di quelli che fanno rivoltare nella tomba gli inventori del cinematografo" forse perchè da lui considerato un film portavoce di chissà quali logiche reazionarie. Chissà questo terzo episodio probabilmente destinato a un pubblico di campagna turbato da troppa cronaca nera metropolitana, che visto oggi sembra quasi una parodia demenziale talmente è irreale. Dopo la sua uscita questo film venne stroncato sulle pagine di tutte quelle poche riviste italiane di cinematografia, dagli stessi critici che non si sono fatti dei problemi a denigrare gli altri action-movie americani interpretati da più giovani e acclamati divi del momento come Schwarzenegger e Stallone. Ma non è tanto importante cosa potrebbe trasmettere il film (secondo me niente) ma è cosa e come lo rappresenta malissimo. Probabilmente è migliore quel film comico con Franchi senza Ingrassia intitolato "Il giustiziere di mezzogiorno"

Rilevanza: -1. Per te? No

Horror Movie

  • Commedia
  • Canada, USA
  • durata 108'

Titolo originale Stan Helsing

Regia di Bo Zenga

Con Steve Howey, Diora Baird, Kenan Thompson, Desi Lydic, Leslie Nielsen, Kit Zenga

Horror Movie
altre VISIONI

In streaming su Amazon Prime Video

Dove non sono arrivati registi e attori nostrani come Ezio Greggio con "Il silenzio dei prosciutti" e Jerry Calà con "Chicken Park" ci è riuscito questo film d' imitazione americano-canadese di "Scary Movie" o peggio un film con poche idee ma confuse, vagamente ispirato a delle orride parodie horror di serie Z come "Scriek! Hai impegni per venerdì 17?". "Trama": Durante la notte di Halloween, due coppiette di ventenni sono inseguite da altri giovani fulminati e mascherati e finiscono tutti a cantare in un bar-karaoke con Leslie Nielsen travestito da vecchia. Protagonisti un giovane commesso con il look di Hugh Jackmann versione Van Helsing e il cugino grande e grosso del piccolo Arnold travestito da Superman. Ultimo ruolo per lo scomparso Nielsen e condoglianze anche per questo film. Giudizio critico: Totale mancanza di fantasia al di sotto del nulla assoluto. Una tafanata galattica, tanto per citare il citato Greggio. Ennesima conferma che dagli States ci arriva di tutto, anche i peggiori film della stagione.

Rilevanza: -1. Per te? No

L'aldilà! E tu vivrai nel terrore

  • Horror
  • Italia
  • durata 86'

Regia di Lucio Fulci

Con Catriona MacColl, David Warbeck, Sarah Keller, Antoine Saint John, Veronica Lazar

L'aldilà! E tu vivrai nel terrore

Tipico esempio di falso horror americano girato da un regista nostrano che passò da Totò, Franchi & Ingrassia a qualche western e gangster-police film per poi approdare alle imitazioni dei film horror americani più noti del periodo, perlopiù delle brutte copie degli zombie movies di Romero. Uno dei tanti artigiani del cinema di vario genere commerciale che puntavano al facile effetto sanguinario nel tentativo di impressionare subito lo spettatore ma con dei risultati che vanno dal repellente al grottesco involontario. Questo film incomincia nel 1920 in Louisiana (USA) con il linciaggio di un pittore malefico ferito a catenate, crocefisso e murato vivo. Da escludere il movente razzista dato che la vittima era un bianco dal cognome tedesco ma sembra che fosse sospettato di stregoneria. Potevano farlo morire qualche secolo prima. Dopo questo antefatto si arriva subito nell' era contemporanea con delle morti misteriose in un vecchio albergo abbandonato in via di recupero e finisce con una invasione di zombi in un ospedale deserto. Inutile spreco di colpi di pistola. Motivo? L' eroe  della situazione al terzo zombi eliminato con un colpo in testa continua a sparare inutilmente al cuore e poi ricarica il revolver al contrario ma questa è una delle scene più realistiche del film. Finirà insieme all' unica sopravvisuta in un un quadro del pittore probabilmente intitolato "L' Aldilà".

   Protagonisti due ignoti di bella presenza e basta come Katrine Mac Coll e David Warbeck, una controfigura di Jack Nicholson giovane. Tra i personaggi secondari una bionda diventata cieca dopo aver letto il libro del pittore massacrato, un testo dal titolo misterioso che sembra imitare quello di un tipo di biscotto gelato (Eibon). Effetti poco speciali degni di questo film horror senza un grammo di logica e fantasia, che sembra ideato dopo una gara di bevute prendendo spunto da vari film stranoti di registi più o meno fantasiosi come Argento, Avati, Raimi e Romero. Nel film si narra che l' hotel maledetto è stato costruito su di una delle sette porte dell' inferno e probabilmente solo il disgraziato pittore aveva le chiavi ma una volta riesumato ha aperto la porta. Tra le scene più campate per aria quella di un malcapitato che cade da una scala in una bliblioteca di New Orleans e finisce divorato da grossi ragni pelosi tropicali. Un altro muore ucciso dai pezzi di un vetro esploso. Le altre scene sono tirate per le lunghe soltanto per arrivare alla fine di questo incubo visivo. Colonna sonora banale con dei cori gregoriani e qualche nota al piano. Per chi non avesse mai visto un film d' imitazione horror questo potrebbe essere anche un film fanta psico metafisico ispirato a quella incomunicabilità fra regista e spettatore tipica dei film di Antonioni e Wenders.

   E' bastato che il solito indiscutibile maestro americano abbia citato e scopiazzato da certi film italiani pulp trash come questo, che questo e altri film di genere made in Italy, all' epoca ignorati dalla critica e dal grosso pubblico pagante, sono oggi considerati dai suoi fans dei capolavori sottovalutati perchè in mezzo a tanto ricalco avrebbero qualche aspetto originale. E continuamo a farci del male. Se questo sarebbe uno dei migliori film dello scomparso "maestro italiano dell' horror" chissà i peggiori, che figurano da tempo nelle classifiche dei film più brutti della storia del cinema sui canali video, blog e forum specializzati. Scritto questo non voglio affermare che i film horror americani a cui si ispirava questo defunto artigiano del cinema commerciale italiano a basso costo siano tutti degli indiscutibili capolavori e delle perle di fantasia, tutt' altro. Si tratta solo di uno dei tanti artigiani del cinema che passò dalle commedie, ai western fino all' horror solo per fare dei soldi facili con dei film da quattro soldi che spesso furono più visti all' estero. Spesso è solo questione di fortuna e di mancanza di altre idee nuove e non cè da stupirsi più di tanto se negli USA hanno girato ben dieci o tredici remake e sequel di ormai datati film horror neanche tanto originali. Una domanda sorge spontanea: Ma perchè soppravalutare delle mediocri imitazioni di film commerciali neanche tanto originali? Un quesito che lascio volentieri agli psicologi non ai cenefili.

Rilevanza: -1. Per te? No

Yes, Giorgio

  • Musicale
  • USA
  • durata 113'

Titolo originale Yes, Giorgio!

Regia di Franklin J. Schaffner

Con Luciano Pavarotti, Eddie Albert, Kathryn Harrold

Yes, Giorgio

Lasciate perdere le solite banali mediocrità new-age di oggi e provate a guardarvi dall' inizio alla fine (se ci riuscite) questo datato film spot sulla grande e grossa figura di un fu celebre cantante lirico italiano ma rigorosamente Made in USA. Nonostante  il notevole aspetto artistico e tecnico questo film fu meno visto di un qualsiasi film musicarello napoletano con D'Angelo e Merola. Trama: Un affermato tenore italiano con problemi di voce ha delle insicurezze di fronte a una esibizione in un grande teatro americano ma con l' aiuto di una bella dottoressa riuscirà a cantare. Il regista di Yes, Giorgio non era un dilettante (Il pianeta delle scimmie e Papillòn) ma il protagonista non poteva fare a meno di cantare per non recitare nel suo primo e unico film da protagonista. Comunque Luciano Pavarotti doppiato da Ferruccio Amendola recita sicuramente meglio di Alberto Tomba ma secondo alcuni qui sembra un personaggio comico meno convincente di quel Dom De Louise protagonista della famigerata opera lirica inglese "The Masked Ball" rappresentata a Londra davanti a Sherlock Holmes e al suo meno furbo fratello interpretato da Gene Wilder. Pare che questo falso capolavoro annunciato e inevitabile fiasco garantito venne poi inserito da una rivista nostrana di satira politica e sociale in una lunga lista di crimini del dopoguerra. Molti spettatori americani dopo la visione di questo film soporifero sono passati dalla lirica italiana ad altri generi musicali più moderni come il rap-psyco-ska-tekno. La protagonista femminile passò dai Dò di petto di Pavarotti ai pettorali di Schwarzenegger nel film "Codice Magnum" un action movie sparatutto molto banale ma sicuramente per lei molto meno noioso del primo e unico film con il compianto tenore italiano.

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

Cannibal Ferox

  • Horror
  • Italia
  • durata 93'

Titolo originale Make Them Die Slowly

Regia di Umberto Lenzi

Con John Morghen, Lorraine De Selle, Brian Redford, Zora Kerova, Robert Kerman

Cannibal Ferox

Signori e sopratutto signore! In questo film di denuncia sui comportamenti animaleschi di certi uomini e animali potrete vedere e ammirare: Un giaguaro che sbrana una bertuccia, un cannibale che mangia dei bacherozzi (grossi vermi) una giovane donna trafitta e appesa per le tette e un assassino psicopatico castrato, mutilato e infine in parte mangiato dai cannibali inferociti prima torturati da lui. Già che ci siamo perchè non includere anche un elefante che caga addosso a un cannibale o magari in testa al regista? Il tutto ambientato in tempi contemporanei al film nella ridente foresta amazzonica del Brasile. Morale del film: "L' Amazzonia è un posto di merda!" (frase ripetuta più volte nel film che peraltro non è da meno) ma il peggiore di tutti è sempre l' incivile uomo bianco che uccide il "buon selvaggio antropofago" e inquina la natura incontaminata anche con questi orrori di film horror.

Interpreti rubati al più normale mondo degli hardcore movies (film porno) di una storia che sembra tratta da un vecchio giornaletto da due soldi. Tra questi una attrice franco-inglese già vittima di attenzioni di violenti criminali arrapati in altri film drammatici di serie B-Z come "Vacanze per un massacro" e "L'ultima casa in fondo al parco", qui nel ruolo di una neolaurenda in antropologia, tanto per cambiare. Alla domanda dell' amica sul perchè di questa pericolosa "vacanza fai da te" risponde che vorrebbe dimostrare che il cannibalismo è solo una invenzione dell' uomo bianco per giustificare il colonialismo. Uno dei suoi compagni di sventura gli risponde: "E tu credi a tutte le stronzate che pubblicano i giornali?" e lei: "Lo faccio solo per la mia tesi di laurea e poi basta con i cannibali per tutta la vita". Ma gli ultimi cannibali li vedrà veramente e per poco non finirà torturata e sbranata anche lei salvandosi fuggendo seminuda nella jungla per finire raccolta per caso da due cacciatori. Tornata negli Stati Uniti presenterà con successo la sua tesi ma si capisce che da quel momento si occuperà solo di vegetariani.

   Dai documentari da baraccone degli orrori esotici si è arrivati a questi film (si fa per dire) sugli Ultimi cannibali del Vacaputanga destinati ovviamente a un pubblico americano di voyeur sadomasochisti, girati con delle rozze tecniche semiamatoriali pseudo documentaristiche per far sembrare il filmaccio quasi vero come se fosse uno snuff-movie (filmati porno amatoriali con delle scene di violenza sessuale spesso finta). Amnesty International e la Protezione Animali non sono intervenuti inutilmente perche certe scene splatter sono ovviamente finte ma sarebbe stato meglio l'intervento della Protezione Spettatori Paganti. Altro orrore di film di serie Z che quando uscì al cinema non lo vide nessuno ma che oggi ha una schiera di fans virtuali che lo apprezzano solo per certe scene horror da macelleria messicana. Una fonte d' ispirazione per più recenti e costosi film horror splatter (sangue e frattaglie) made in USA come "Hannibal" (vedi la famigerata scena del cervello umano mangiato crudo). Film come questo possono far rivalutare dalla critica e dal pubblico altri "film antropologici" meno truculenti come "Arrappao" e "Grunt!" . Il manifesto del film ricorda le copertine dei pornofumetti horror da mille vecchie £ire ai quali si è sicuramente ispirato il regista.

Rilevanza: 1. Per te? No

Salò o le 120 giornate di Sodoma

  • Drammatico
  • Italia
  • durata 137'

Regia di Pier Paolo Pasolini

Con Paolo Bonacelli, Giorgio Cataldi, Umberto Paolo Quintavalle, Aldo Valletti

Salò o le 120 giornate di Sodoma

Altro orrore di "capolavoro annunciato" d' autore, oltretutto ucciso da un drogato dopo la realizzazione di questo  film. Senza cercare chissà quali metafore socio-politiche il "Salò" di Pasolini è stato un film girato per provocare la reazione della censura italiana del periodo, ritenuta da molti registi intellettuali come quello particolarmente autoritaria, bigotta e repressiva anche se in quel periodo si stava allentando, anche grazie alle vicende di altri film sequestrati, dissequestrati e poi rigorosamente vietati ai minorenni con una distribuzione nelle sale limitata ai cinema delle metropoli. Vada per le allusioni con parolacce e brevi scene di nudo femminile ma certe tematiche come le perversioni sessuali più patologiche, erano ancora dei tabù proibiti. Una trasposizione dei racconti del Marchese De Sade in uno dei periodi più bui e tragici della nostra storia. Il film mostra quattro pedofili sadici e rincoglioniti e quattro vecchie baldracche altrettanto rintronate che nel 1944-45 fanno sequestrare dalle SS e sorvegliare dalla milizia fascista e dalla Decima Mas un gruppo di ragazze e ragazzi e dopo averli sottoposti a delle perversioni sessuali estreme, li uccidono quasi tutti con delle torture medioevali nel cortile della loro villa sul lago di Garda, vicino a Salò.

   Il cast del film è composto da attori più o meno professionisti con delle facce di culo che potrebbero ricordare nella migliore delle ipotesi il tipico vecchio pedofilo delle caramelle offerte ai bambini al cinema. Bisogna però considerare che questo film era uscito in un periodo nel quale l'estremismo politico imperava anche nel mondo del cinema ma se voleva ribadire il suo antifascismo militante Pasolini faceva prima a mostrare Mussolini che sodomizzava un mulo e una pecora.

L' ultima degenerazione del regime fascista italiano è stata rappresentata meglio da altri registi. Che ci siano delle attinenze storiche con il film del mal chiaccherato regista è molto relativo, dato che le vittime dei nazifascisti venivano spesso uccise subito dopo la cattura. Probabilmente anche Pasolini, che non era un appassionato di storia contemporanea, sarà stato anche lui suggestionato dalle lugubri storie delle "ville tristi" dove i collaborazionisti italiani dei tedeschi torturavano e uccidevano i partigiani prigionieri di ambo i sessi. Se era indubbio che certi ambienti di entrambe le parti in lotta hanno attirato anche dei degenerati malintenzionati è anche vero che pederasti e stupratori non erano ben accettati anche dai delinquenti riabilitati, specialmente in quel periodo. Aldilà del suo contesto storico e politico, la tematica di questo film di Pasolini sarebbe molto più ampia e simbolica. Le perversioni sessuali in esso mostrate sono uno strumento del potere messo in pratica dai suoi servi per sottomettere e uccidere, anche se il potere costituito, passato o presente che sia, ha usato ben altri mezzi più subdoli e sofisticati per dominare le masse e la mercificazione dell' individuo è una cosa che si comprenderebbe molto meglio se rapprensentata in un altro modo. In questo film si assiste solo all' annientamento dell' essere umano.

    Comunque si tratta di un film molto lento e prolisso, talvolta involontariamente grottesco, girato solo per provocare i cosidetti censori borghesi benpensanti e i neofascisti, questi ultimi allora più rari di una mosca bianca. Già il citato racconto di De Sade da cui è tratto il soggetto del film è oggi considerato da molti critici letterari un pesante mattone precursore dei romanzetti pornografici da due soldi. Certe scene di violenza sessuale e perversione estrema sono rappresentate con artifizi palesemente finti, come enormi peni di gomma, stronzi di cartapesta alla cioccolata, etc... Pasolini non era di sicuro un imitatore dell' horror americano come Lucio Fulci, un regista che si soffermava troppo su dei particolari ributtanti. Comunque assistere a certe orrende umiliazioni a cui sono sottoposti ragazzi e ragazze è già di per se uno "spettacolo" poco edificante. Le altre scene sono soltanto tediose e ridicole, come ad esempio quella del più basso dei quattro gerarchi nazifascisti che si masturba di nascosto dopo aver sentito una delle vecchie bagasce da salotto parlare di merda puzzolente come se fosse un cibo prelibato.

   La qualità tecnica e artistica è a dir poco mediocre, tipica dei film precedenti dello stesso regista, con dei cast di non professionisti che recitano come possono, salvo qualche rarissima eccezione come il professionista Paolo Bonacelli, avvicinandosi a livelli dilettanteschi simili a quelli di Alberto Tomba. Si trattò di un gruppo di ragazzi italiani e ragazze tedesche (a scanso di equivoci: Tutti/e maggiorenni e consenzienti) scelti solo per la loro presenza fisica più o meno bella. Alcune delle attrici più carine, come Dorit Henke e Renate Moar, si rividero nude in altri filmetti erotici di basso livello, compreso qualcuno del genere nazisadoerotico, un sottogenere commerciale di basso livello artistico generato anche da questo film come da quelli di altri affermati registi come Liliana Cavani e Luchino Visconti. Gli interpreti maschili ebbero ancora meno fortuna recitando in pochissimi altri film di vario genere in ruoli di scarso rilievo. Uno dei più belli morì di overdose e uno dei più brutti finì impiegato in una banca di Roma con moglie e figli. Bonacelli alternò la sua carriera in parti minori in film di vario genere e qualità, film televisivi e opere teatrali ma fu l' unico del cast a proseguire la sua carriera di attore. Per la cronaca l' ultimo film di Pasolini non fu molto visto dal pubblico italiano, grazie all' opera della censura che fece sequestrare e dissequestrare il film più volte, facendolo finire nei circuiti contemporanei dei cinema d' essai francesi. Probabilmente sarà stato applaudito solo da quelli che fingevano di apprezzare anche i film bulgari sottotitolati per poi correre a casa a buttarsi sul letto.

   Ovvio che con un regista come quello un film come questo, allora visto da pochi, si sia meritato una fama di “capolavoro maledetto” mentre oggi, se si escludono i giudizi della critica italiana, in questo caso spesso e volentieri scritti per sentito dire e in onore del regista scomparso, oggi per molti è soltanto un catalogo di orrori visivi dietro al quale si nasconde una mente sconvolta dalle proprie ossessioni personali, mentre per chi non piace per niente quel regista e se ne frega altamente della storia e della letteratura erotica, “Salò o le 120 giornate di Sodoma” non è niente altro che un decadente vecchio film erotico per un pubblico di gay sadomasochisti di estrema sinistra, anche se secondo alcuni nessuno si è mai eccitato con questo film e meno male, perchè altrimenti sarebbe più consigliabile vedere un film porno.

   In un dizionario illustrato dei film pubblicato alla fine degli anni settanta che lo elenca e lo descrive si legge: "Se è stato inserito in questo elenco di capolavori è solo perchè anche i record negativi hanno il diritto di essere citati" . Infatti comparve di recente nelle classifiche dei film più estremi e violenti della storia del cinema redatte da riviste di film cult e scult come "Nocturno Cinema",  gareggiando spesso con horror e film violenti di altro genere molto più commerciali e conosciuti. Ancora oggi molti si ostinano ad esaltare questo fin troppo sopravalutato falso capolavoro annunciato prendendo per verità assoluta e incontestabile tutto quello che i cinecritici hanno scritto su di esso magari senza neanche averlo visto, magari bollando ancora come bigottofascista e servo del potere chi osa criticarlo e denigrarlo. Ovviamente se "Salò o le 120 giornate di Sodoma" lo girava qualcun' altro lo avrebbero stroncato in centinaia.

Rilevanza: -2. Per te? No

Compagni di scuola

  • Commedia
  • Italia
  • durata 118'

Regia di Carlo Verdone

Con Carlo Verdone, Athina Cenci, Eleonora Giorgi, Christian De Sica, Nancy Brilli

Compagni di scuola
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   D' accordo che oggi imperversano solo volgari cinepanettonate vanziniane o più "sofisticate" pieraccionate e deluigiate varie, film girati per chi va al cinema una volta o due all' anno, ma questa commedia italiana di noto autore che si rifà a film come "Il grande freddo" è praticamente inguardabile. Una parata di squallide macchiette di rara bruttezza: Un cafone arricchito alla Califano-Funari-Previti, una brutta copia di Dario Argento, un Onorevole cocainomane e stupratore con la scorta armata, un finto paralitico balbuziente per scherzo e il suo amico complice, un ex cantante squattrinato pronto a giocare d' azzardo e a buttarsi per terra per implorare un prestito, un logorroico soporifero, una psicologa esaurita con amica pettegola dallo sguardo perfido...  In questo manicomio romanesco ci mancava solo un bergamasco alcolizzato molesto ma devo andare avanti ancora ad elencare altri casi umani e mostri regionali?!

   In mezzo a questo zoo subumano si salva ovviamente soltanto Verdone nel ruolo di un ingenuo professorino imbranato detto "Er Patata" perdutamente innamorato della bella e giovane allieva "acqua e sapone" Natasha Hovey (Aridaje! Aò che palle!). I momenti più "comici" sono quando Christian De Sica, dopo aver capito che si tratta di una simulazione, attacca la carrozzina del falso paralitico (Alessandro Benvenuti) a una macchina in corsa oppure quando il professorino Verdone molla per sempre la moglie strega, una burinaccia da baraccopoli di borgata che gli urla dietro insulti mostrandogli le sue tettone moscie mentre il figlio piccolo quanto deficiente cerca di bucargli le gomme dell' auto nonostante le suppliche del suocero, un vecchio puttaniere fedifrago che cerca inutilmente di salvare invano la tragicomica unione della figlia solo per interesse economico. Insomma gentaglia da film di Fantozzi nella solita rappresentazione grottesca di romanacci destinata a un pubblico di milanesi contenti di ridere delle disgrazie grandi o piccole dei terroni. Quelli che si notano meno sono solo dei medioman e mediowoman di scarso interesse. A me hanno fatto rimpiangere i soliti coatti cazzari degli altri film del regista romano, almeno quelli sono più umani di questi suoi ex compagni di classe.

    In mezzo a queste penose sceneggiate le più leggere storielle di belle donne corteggiate da bellimbusti di turno, come quella di Eleonora Giorgi con il fumettaro Piero Natoli o della bella moglie di un carabiniere con l' ex compagno di classe bello, sfumano verso l' amara conclusione che si tratta di un film girato solo per chi detesta quelle ormai fuorimoda riunioni di classe con quattro chiacchere ciascuno e pizzata finale per tutti, brevi esperienze personali vissute magari solo una volta sola nella vita, ma dubito che il regista abbia frequentato una scuola superiore tipo "riformatorio aperto" di borgata. Per la cronaca frequentò e si diplomò in un vecchio liceo classico statale della capitale e quelli di questo suo film, considerando che tipi sono, nella peggiore delle ipotesi potrebbero essere ex allievi di un liceo classico privato. Se mai Verdone ha partecipato a una riunione dei suoi ex compagni di scuola al massimo sarà stato infastidito da qualcuno o da qualcuna che gli ha chiesto un autografo e se gli faceva fare un provino per il suo prossimo film. Se questi sono stati i drammi della sua vita buon per lui e peggio per il suo psicologo. Purtroppo per loro non tutte sono belle come molte delle giovani attrici dei film di Verdone. E' però vero che in questo sopravalutato film certi attori e attrici, come l' antipatica Atina Cenci nel ruolo della psicologa sull' orlo di una crisi di nervi, non hanno mai recitato così bene.

   Un film che invoglia lo spettatore con un minimo di buon gusto a rivedersi altri film come "Animal House", "Porky's" (almeno quelli facevano più ridere) che non il citato film di Kasdan, più serio e realistico ma più noioso di questo, che sembra girato da altri registi del calibro di Carlo Vanzina, Enrico Oldoini e Neri Parenti. Qui siamo dalle parti di commedie più recenti come "Simpatici & Antipatici" di e con Christian De Sica, altro repertorio cinematografico di sgradevoli personaggi della "Roma de li burini magnaccioni". Infatti questo film di e con Verdone non fu un successo, già brutto allora e oggi ormai inguardabile. Non riesco a concepire come oggi ci sia qualcuno che si diverta con questo film, manco si trattasse di un ex yuppie milanese imbruttito dall' età che contempla la visione con frasi del genere "Uè! Ma chi é stò animale?! Tel chì il pirla!". Come manifesto generazionale, a giudicare dall' età media dei personaggi, dovrebbe essere degli anni settanta ma di quel periodo e tantomeno di politica non se ne parla mai e se doveva rappresentare gli anni 80-90 contemporanei alle vicende di questi uomini e donne qualunque è già di per se un film facilmente dimenticabile, esattamente come quei decenni insulsi e vuoti che secondo alcuni questo film vorrebbe rappresentare.

    Quando lo vidi in una sala semideserta del cinema di una grande città, notai che già dopo la fine del primo tempo alcune persone se ne erano già andate via dalla sala sbuffando dalla noia. L' ultracritico regista di nicchia Nanni Moretti lo ha commentato negativamente nel suo film "Caro Diario", anche se ovviamente si trattava delle brevi scene di un falso film identico a quello del suo collega concittadino, che probabilmente non può vedere a meno di cento metri di distanza.  

A me mi fa venire in mente solo questa citazione di un mio ex compagno di classe a proposito di un nostro ex professore di psicologia in realtà laureato in matematica: "Nà merda!".

   Ho notato che su questo cineforum molti utenti esaltano i peggiori film di qualsivoglia regista, compreso Verdone. Se la nuova cinecritica ha premiato degli "esempi di romanità monnezzara" come "Lo chiamavano Jeeg Robot" e "Dogman" non mi stupisco affatto che oggi ci sia chi apprezza film come "Compagni di scuola". Se volete mandare qualcuno a cercare oro nella spazzatura provateci pure con qualcun altro ma non con chi ha avuto la sfortuna di vedere dall' inizio alla fine certi film, magari pagando la visione. Un film da canale televisivo pubblico tipo Italian Cine Trash 34. Solo per i fans più ottusi di Verdone e per asociali, forse un "cult" solo per quelli.

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Miral

  • Drammatico
  • Francia, Italia, Israele, India
  • durata 112'

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The Hole

  • Thriller
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  • durata 102'

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3MSC. Tre metri sopra il cielo

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Comic Movie

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  • USA
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Titolo originale Movie 43

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Film aggiunto da marcopolo30

Una delle vette assolute del trash mondiale. Ideato dagli (ex) geniali fratelloni Farrelly e diretto da una pletora di (pseudo)registi non è null'altro che una serie di sketches più o meno volgari (più più che meno...) di livello oscillante tra l'inguardabile e lo sterco più puro.

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The Intruders

  • Thriller
  • Canada
  • durata 92'

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Con Miranda Cosgrove, Donal Logue, Austin Butler, Tom Sizemore, Jenessa Grant, Kelly Boegel

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Film aggiunto da boychick

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Tiramisù

  • Commedia
  • Italia
  • durata 95'

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Con Fabio De Luigi, Vittoria Puccini, Angelo Duro, Alberto Farina, Giulia Bevilacqua

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Film aggiunto da boychick

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