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TORINO FILM FESTIVAL 33: IL GIORNO DEL GIUDIZIO
di alan smithee ultimo aggiornamento
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alan smithee

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TORINO FILM FESTIVAL 33: IL GIORNO DEL GIUDIZIO

Oggi 28 novembre 2015 la giuria del 33 TFF, presieduta dal suo presidente Valerio Mastandrea, designerà il (o i) vincitore (i) tra i film presentati nel concorso principale. Quindici titoli mediamente buoni, nessuno o quasi veramente brutto o non riuscito. 

A mio giudizio quest'anno non ci sono stati, nella categoria principale, troppi alti e bassi, ma anzi film qualitativamente omogenei che, per quanto ovviamente molto differenti uno dall'altro, hanno concorso in modo equo ad aggiudicarsi il premio, anzi i premi che tra poco verranno resi noti.

Qui di seguito elenco in questa play list tutti i film del concorso, in ordine dal mio preferito a quello che mi ha lasciato meno soddisfatto. Verificherò anche quest'anno, quasi come in un giochino un pò fine a se stesso, ma che quanto meno premia un certo sforzo ed una costanza quasi scolastica, se non maniacale, quanto i miei gusti possano coincidere con quelli di una giuria, in nome, questo sempre, del buon cinema. Sperando che almeno alcuno dei titoli qui sotto possa godere, nel nostro paese, di una distribuzione ufficiale nelle sale.

Grazie a tutti coloro, e sono davvero tanti quest'anno, che ci hanno seguito con tanto calore e simpatia.

Mi scuso per tutti gli errori e le inesattezze che avete trovato e troverete. Provvederò a rileggere e a correggere quanto prima tutto quello che potrò. Molti errori, di battitura o altro, sono frutto della velocità e del poco tempo che questi ritmi forsennati ci consentono. Alcune di queste brevi recensioni sono state scritte direttamente col cellulare: follia acuta penserete, non a torto, ma, vi assicuro, unica possibilità per portarsi avanti nei brevi tempi di pausa tra un film e l'altro, quando i minuti per una sosta nella lounge della press risultavano tecnicamente impossibili e troppo limitati per potervi accedere.

 

Playlist film

The Waiting Room

  • Drammatico
  • Canada
  • durata 92'

Titolo originale The Waiting Room

Regia di Igor Drljaca

Con Christopher Jacot, Filip Geljo, Elijha Hammill, Jeffrey Parazzo, Sofie Uretsky

The Waiting Room

3 TFF - CONCORSO 

Le aspirazioni di un mestiere  chedi per sé richiede già  di suo l'eventualità di rimettersi in gioco, le traversie di una vita sentimentale complicata sviluppata nei decenni  in due diversi continenti; la situazione precaria di emigrato anche dopo vent'anni ed oltre dalla fuga che lo spinse dalla Serbia insanguinata da una guerra fratricida ad un Canada composto ed inflessibile, organizzato ma anche freddo nel clima come nello spirito.  La vita, le traversie, le aspirazioni di un attore un tempo celebre, ora poco più  che un ingranaggio di un sistema che non gli consente di emergere, sono rivissute nella mente dell'uomo nella stanza d'albergo europea durante il tranafert del volo che deve riporyare dopo anni l'attore dal Canada alla Serbia. 

Sogni andati perduti, famiglie spezzate da disgrazie ed aborti inevitabili, un nuovo matrimonio che è  più  un appoggio morale, un figliastro simpatico da tentare di far emergere in un mondo che invece lo ha soffocato nell'anonimato.

Ricordi di riprese e momenti di vita nel set rendono questo "Effetto notte" serbo-canadese" un film denso e prezioso, ben interpretato da un Cristoger Jacob ironico ma anche gravemente oppresso da una insoddisfazione che ha reso la vita del suo personaggio un bilancio impossibile da quadrare. Un bel film dal concorso Torino 33, forse il migliore tra tutti, il più  potente, il più  intenso.

Rilevanza: 1. Per te? No

A Simple Goodbye

  • Drammatico
  • Cina
  • durata 100'

Titolo originale Gaobie

Regia di Degena Yun

Con Men Tu, Liya Ai, Degena Yun, Yingerile Ba

A Simple Goodbye

33° TFF - CONCORSO

A volte le circostanze più drammatiche riescono ad aprire spiragli e poi porte precedentemente ritenute invalicabili come muri impossibili da scavalcare.

Una studentessa cinese torna in patria dopo anni trascorsi in Inghilterra, a causa dell'aggravarsi delle condizioni del padre, malato terminale di una forma di tumore che non lascia speranze. Per affrontare la malattia l'uomo, un anziano dal carattere scontroso ed ostico, è stato per compassione riavvicinato dalla moglie, dalla quale vive separato ormai da anni: ma la convivenza in famiglia si fa pesante e le tensioni tra i due coniugi non mancano di rabbuiare un0atmosfera di attesa già poco confortante, tra un via vai di ospedali e visite mediche sempre più ricorrenti.

Il riavvicinarsi di padre e figlia permette ad entrambi di imparare a conoscersi ed alla fine, un pò tardi, ma non troppo in ritard per impedirne il verificarsi, ad accettarsi reciprocamente per quello che si è, mutando un reciproco sentimento di sufficienza e di mera accettazione, in qualcosa che assomiglia ad una stima vicendevole.

"A simple goodbye", opera seconda della regista cinese Degena Yun, analizza la sintesi di questo mutamento di considerazione reciproca, senza cedere a facili sentimentalismi, ma mantenendosi al contrario razionale e coi piedi per terra, affacciato verso una vita ed una quotidianità che sono quelle con cui ognuno deve confrontarsi nel vivere giornaliero.

La sincerità e l'asprezza del racconto sono i valori più forti e vivi del film che, almeno sino ad ora, si dimostra uno dei più maturi del Concorso, e pertanto uno dei favoriti per aggiudicarsi il premio più ambito.

 

Rilevanza: 1. Per te? No

Coma

  • Documentario
  • Siria, Libano
  • durata 97'

Titolo originale Coma

Regia di Sara Fattahi

Coma

33° TFF - CONCORSO

L'interno di un appartamento ripreso con la macchina rivolta verso particolari ravvicinati: il vetro smerigliato ordinario di una porta che ci appare erroneamente come uno scrigno di chissà quale valore, le pareti illuminate da una luce perennemente artificiale visto che gli scuri sono abbassati o addirittura i vetri scientemente oscurati. Siamo nella Damasco di oggi, dove attentati e bombardamenti costringono la gente, qui in particolare tre donne (nonna, madre e figlia-nipote) a serragliarsi in casa, vivendo una vita di luce riflessa tra le voci di una televisione perennemente accesa, sintonizzata indifferentemente su fiction di bassa qualità, come su telegiornali che documentano lo stato di confusione e disordine che regna solo a pochi passi dall'appartamento. 

Tre recluse per scelta, abbandonate dagli uomini (il nonno è morto, il marito della donna di mezzo è un soldato fuggito di casa, la nipote è ancora giovane e non è sposata). La camera riprende volti, particolari in primissimo piano, dialoghi tra tre persone che in realtà hanno più ben poco da dirsi. Tre esistenze che si lasciano vivere usufruendo di una ricchezza di tempi passati che pian piano ed inesorabilmente è destinata ad esaurirsi. 

C'e' chi prega, chi non vuole più farlo ed è redarguita, chi si nasconde entro una propria intimità che va oltre l'isolamento delle quattro mura. 

Un film sperimentale non facile, questo "Coma", ma di forte impatto e originale nelle sue riprese invadenti e nello stesso tempo molto efficaci.

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

Keeper

  • Drammatico
  • Belgio
  • durata 91'

Titolo originale Keeper

Regia di Guillaume Senez

Con Kacey Mottet Klein, Galatéa Bellugi, Catherine Salée, Sam Louwyck, Laetitia Dosch

Keeper

33 TFF - CONCORSO 

Un amore prematuro in una società  in cui si impara tutto presto e ci si ritrova adulti ancora senza esserlo fisicamente e responsabilmente. Due quindicenni si amano con passione ecquando la ragazza si ritrova incinta, entrambi decidono di affrontare con decisione e responsabilità l'evento, proseguendo la gravidanza nonostante il parere contrario della madre della ragazza, pure lei ai tempi madre bambina e dunque ben conscia delle difficoltà racchiuse in quella scelta che la donna ritiene folle ed azzardata. La famiglia di lui asseconda con più  disinvoltura la prosecuzione della maternità,  offrendosi di ospitare a casa la coppia. Intanto il ragazzo, promessa localecdel calcio nel ruolo di portiere, tenta la strada dell'ingaggio presso un club importante.

Il 37enne Guillaume Senez dirige un film piccolo ma potente per la capacità  e l'immediatezza di descrivere con meraviglioso realismo le fasi di un potente amore giovsnile, minacciato soprattutto dai condizionamenti delle persone che sono vicine alla coppia, e che anche involontariamente, ne condizionano le basi per proseguire una strada certo in salita ma non impossibile. Molto del merito della riuscita del film risiede nella coppia di interpreti, tra cui conosciamo già  bene l'ottimo Kacey Mottet Klein, giovanissimo ma con slle spalle già  titoli davvero notevoli.

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

Paulina

  • Thriller
  • Argentina, Brasile, Francia
  • durata 103'

Titolo originale La Patota

Regia di Santiago Mitre

Con Dolores Fonzi, Oscar Martínez, Esteban Lamothe

Paulina
altre VISIONI

In streaming su Chili

FESTIVAL DI CANNES 2015 - SEMAINE DE LA CRITIQUE - GRAND PRIX NESPRESSO

 

Un buon film, questo argentino PAULINA (La Patota), remake di un film omonimo del 1950 del connazionale Daniel Tinayre, presentato qui al Festival alla Settimana della Critica, e di cui il regista Santiago Mitra ha cercato di riadattarne, attualizzando il contesto umano e civile odierno, la drammatica vicenda.

Paulina è la figlia venticinquenne di un celebre avvocato che la vorrebbe in studio assieme a lui per continuarne la carriera, ma che invece sceglie di fare l'insegnante di materie civiche e legali presso le scuole dei quartieri più degradati della zona.

Una notte mentre rincasa sul motorino di una collega, viene aggredita da un branco di giovani, capitanati da un giovane frustrato per essere stato lasciato ed umiliato dalla fidanzata.

Lasciata svenuta nel bosco, la giovane trova la forza di raggiugere la città e denunciare il fatto.

Tuttavia scoprendosi incinta dopo quel brutale episodio, Paulina cambia idea sulla comprensibile decisione di abortire, sentendo dentro di lei un sussulto vitale che le impedisce di procedere come tutti le consigliano, specie in famiglia.  

Paulina è stato definito un “thriller sociale” e spicca per la determinazione fiera ed indomita di un personaggio che ha in sé i tratti dell'eroina epica e d'altri tempi, della santa laica che non si ferma davanti a belle frasi ma dà il buon esempio sulla propria pelle.

Alla riuscita della pellicola collabora con un contributo fondamentale la bella e tenace protagonista, Dolores Fonzi, sguardo mite e forte nel contempo, dai lineamenti piacevolmente spigolosi sui quali una regia amorevole incede nel finale toccante in cui la macchina non riesce a staccarsi dal suo volto tenace, solo leggermente impaurito ma sostanzialmente fiero della ardua decisione assunta.

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

Coup de chaud

  • Thriller
  • Francia, Belgio
  • durata 102'

Titolo originale Coup de chaud

Regia di Raphaël Jacoulot

Con Jean-Pierre Darroussin, Grégory Gadebois, Karim Leklou, Carole Franck, Isabelle Sadoyan

Coup de chaud

Un bel film questo Coup de chaud, teso e sottile, ambientato durante una infuocata estate nella aperta e vasta campagna francese, nei pressi di un piccolo centro rurale il cui sindaco, un veterinario pacifico ed assennato, cerca di persuadere i contadini della zona a tener duro nonostante le condizioni metereologiche avverse al buon esito dei loro raccolti.

L’apparente routine pacifica che disegna giornate sui campi arsi dalla siccità, è rotta dai tentativi maldestri di un ragazzo violento ed incontrollabile, figlio di zingari e ferraioli visti con sospetto dalla comunità, che, oggetto di scerno da parte dei coetanei ed innamorato della bella ragazza del paese, già in rapporti stretti ed intimi con bullo tosto e piacente del quartiere, perde quel poco di senno che lo conduce e si muove a ruota libera, commettendo infrazioni e reati gravi a cui poi si addossano altre responsabilità per fatti o reati di cui egli è completamente allo scuro.

Insomma lo strambo del villaggio finisce per diventare l’origine e la causa di ogni malessere del paese, e lo stress, la calura che annebbia le menti, anche quelle apparentemente più assennate, finisce per addossare sul balordo tutte le colpe e le disgrazie accorse alla comunità.

Il ritrovamento del cadavere del ragazzo in prossimità del bordo di una piscina di una villetta familiare ove solevano riunirsi i ragazzi della comunità, getta scompiglio e fa nascere un’indagine di polizia che mette in luce tutta una serie di sotterfugi e piccoli grandi segreti che la comunità ha sempre tenuto nascosti per quieto vivere e per vigliaccheria.

Ma la verità, frutto di una maligna ironia del destino, viene presto a galla, lacerando le coscienze di tutti coloro che credevano di sapere tutto e si innalzavano a giudici retti, garanti del bene pubblico e della pacifica convivenza del gruppo.

Si respira l’aria frizzante (seppur afosa) ed autentica della provincia nel film riuscito di Jacoulot, interpretato da un gruppo di ottimi caratteristi (due dei quali, il massiccio Gregory Gadebois e la nervosa Carole Franck, già visti ed apprezzati nel televisivo di successo Les revenants), più il solito ottimo Jean Pierre Darroussin, nei panni del sindaco mite e saggio.

Ma è il giovane Karim Leklou, nei panni del giovane balordo Josef, cacciato e canzonato da tutti, che  merita una menzione: nel suo colto, nei suoi occhi, la follia incontenibile, l’ira dell’animale ferito che cerca di ritrovare dignità e forze per riprendere la sua fuga. Un volto irregolare che ci ricorda i personaggi straordinari e spasso disadattati dei film di Dumont.

Rilevanza: 2. Per te? No

Lo scambio

  • Drammatico
  • Italia
  • durata 93'

Regia di Salvo Cuccia

Con Filippo Luna, Paolo Briguglia, Barbara Tabita, Vincenzo Pirrotta, Maziar Firouzi

Lo scambio

In streaming su RaiPlay

33 ° TFF - CONCORSO 

 

Palermo- mercato Ballarò, metà anni '90: due omicidi a sangue freddo introducono ed esauriscono l'azione di un thriller anomalo ed originale che, basandosi sui drammmatici fatti di cronaca mafiosa siciliana di quegli anni, ne rielabora i sentimenti  soffermandosi su poche figure in qualche modo coinvolte nella vicenda, direttamente o meno.

Un commissario dai due volti, uno ufficiale e uno privato, un paio di collaboratori, ma soprattutto la di lui moglie, afflitta da sensi di colpa apparentemente fuori luogo per il rapimento di un bambino innocente (finirà tragicamente dissolto nell'acido, ci raccontano le sconvolgenti pagine di cronaca) ed una maternità impedita da crudeli impedimenti naturali. 

Un dramma intimo che non rinuncia a mantenere un ritmo che affanna la mente e la coscienza di chi deve guardare e comunque non può  non giudicare.

Un valudi esordio italiano che meriterebbe una visione aperta in sala. Una scelta opportuna e saggia trovarlo qui al concorso torinese.

Valudj attori tra cui spicca una dolente e struggente Barbara Tabita.

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

Sopladora de Hojas

  • Commedia
  • Messico
  • durata 96'

Titolo originale Sopladora de Hojas

Regia di Alejandro Iglesias Mendizábal

Con Daniel Gimenez Cacho, Claudette Maillé, Arcelia Ramirez, Carlos Aragon

Sopladora de Hojas

33 ° TFF - CONCORSO 

"Il soffiatore di foglie": perché  vi chiederete? E' la soluzione che tre affiatati, un po' indolenti e sfaccendati amici, trovano per risolvere, o almeno tentare, uno dei problemi  che più  li assolla durante una mattinata di un giorno festivo, di ritorno da una partita giocata tra amici, in attesa di recarsi al funerale di un amico deceduto in un incidente stradale. Il problema  è che uno dei tre, scherzando e facendo alcune bravate innocenti, smarrisce le chiavi della macchina della fidanzata: panico totale, perché  la ragazza possiede un caratterino piuttosto autoritario ed intransigente. 

Il soffiatore potrebbe aiutare i 3 a rovistare tra i mucchi di foglie nel parco ove lo sciocco si è  rotolato per scommessa. Questo lieve, inconsistente presupposto, fornisce al bravo regista messicano Alejandro Iglesias, di dipingere un ritratto assolutamente  verosimile e realista dell'indolenza giovanile, del disagio di cui ognuno dei tre giovani, ed ognuno in modo differente,  soffre: chi appunto desidera interrompere una storia sentimentale in cui non si riconosce più, chi deve trovare il modo di far capire ai genitori  che l'università è per se stesso solo tempo sprecato, chi infine annega il dispiacere di una troppo ingombrante corporatura, sfiancandosi di cibo. 

Il cinema sudamericano sa spesso regalarci piccoli ma preziosi saggi di vita quotidiana e di disagio adolescenziale. "Soplador" rientra di diritto in questo filone come esperimento  molto riuscito, autentico e persino piacevole per l'ironia e la simpatia contagiosa dei tre amiconi.

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

I racconti dell'Orso

  • Fantasy
  • Italia, Finlandia, Norvegia
  • durata 67'

Regia di Samuele Sestieri, Olmo Amato

Con Samuele Sestieri, Olmo Amato, Freya Roberts, Bengt Roberts

I racconti dell'Orso
altre VISIONI

In streaming su Amazon Prime Video

33 TFF - CONCORSO 

Una bambina viaggia in macchina con due adulti e si addormenta nel sedile posteriore. La sua mente si popola di sogni dove l'oggetto più  prezioso dell'infante, ovvero in orsetto di peluche appena smarrito nel bosco, diviene protagonista di una ricerca ossessiva da parte di due supereroi un po' goffi, ma animati da gran sentimento: un uomo ragno stilizzato e rosso fuoco e un robot simil Star Wars che si inseguono, e poi si alleano per tentare di ritrovare il terzo amico. 

Lo sfondo dei boschi finlandesi fa molto e regala diversi scorci affascinanti, che ben si amalgamano con la silouette anticonformista o proprio bizzarra dei due personaggi misteriosi: quelli che tengono in vita un film sperimentale la cui storia potrebbe - ma non è affatto certo che sia così - essere questa; ma pure qualcos'altro, visto che gli autori non si curano di fornirci indizi più  concreti. 

Pertanto questi "Racconti dell'orso" (tanto che la vicenda è suddivisa in capitoli, in coerenza col titolo) appare come un lavoro Insolito e coraggioso (bellissima ed espressiva in particolare la maschera ferrosa dolente e desolata in una perenne smorfia metallica di delusione e tristezza) per essere un film italiano, una favola a tratti suggestiva, altre volte disarmante ed enigmatica, molto probabilmente girata a costi irrisori. Le riprese di quello che è stato un film girato lungo una vacanza di quaranta giorni in Finlandia da parte di due registi giovanissimi con idee, mezzi e talento unicamente farina del proprio sacco, sono spesso molto belle e concitate, soprattutto quelle della rincorsa iniziale tra i due soggetti, probabilmente un alieno e un essere umano di un futuro in cui gli individui perdono le caratteristiche morfologiche personali divenendo degli individui generici.

Poche concessioni alla vicenda, suggestioni ed echi di film notissimi come Star Wars, ET e supereroi vari, ma un film piccoolo che ti si costruisce nella mente e si fa apprezzare poco per volta, con suggestioni che sembrano saltar fuori al ripensarci, laìasciando del film singolare, quasi una scommessa, un buon ricordo complessivo.

 

 

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

Mia madre fa l'attrice

  • Documentario
  • Italia
  • durata 78'

Regia di Mario Balsamo

Con Mario Balsamo, Silvana Stefanini

Mia madre fa l'attrice
altre VISIONI

In streaming su Amazon Prime Video

33° TFF - CONCORSO

Silvana Stefanini fu comparsa avvenente e attrice di piccoli camei in qualche produzione italiana ormai dimenticata. poi un matrimonio poco più che ventenne le fece tramontare definitivamente l'idea di cinema e i sogni di divismo che il mondo del set spesso inculca ingannevolmente in testa a chi vi si trova catapultato dentro.

Mario Balsamo, brillante ed ironico documentarista, piuttosto avvezzo o comunque non nuovo a parlarci di sé e della propria vita privata anche intima (in Noi non siamo come james Bond affrontò con sfrontatezza e sarcasmo un argomento serio e drammatico come lo è il combattere una grave malattia che spesso non lascia scampo), ci parla della madre, del rapporto di incontro-scontro che ha sempre caratterizzato i loro momenti di vita in comune, peraltro assai rari. 

Una madre bizzarra che forse ha visto nel figlio unico l'elemento che le ha ostruito definitivamente, ancora più del matrimonio, l'avvio di una carriera da star; un figlio che ha patito sempre l'insofferenza ed in carattere fiero e duro di una donna tutt'altro che arrendevole e dal comportamento tradizionale e ritroso.

Il regista con "Mia madre fa l'attrice" gira un fiilm nel film, che riprende una intervista lontana un ventennio alla madre, mentre si progettsva la realizzazione del film che ora stiamo vedendo, e mentre i due intraprendono un viaggio, un road movie che alterna le tappe salienti di un'Italia della giovinezza materna e il viaggio ideale in un paradiso italico fotografato da un colore caldo e accogliente di un paradiso naturale tutto vegetazione e amene strade e sentieri nel verde.

Il film evita completamente patetismi e smancerie per mantenersi sull'ironia e sul realismo di un rapporto contraddittorio tra due persone che si vogliono bene pur rendendosi conto di non vivere reciprocamente bene assieme.

Esilaranti le prove che il figlio fa fare alla madre nell'ipotetica realizzzazione di un remake del film più celebre della Stefanini, all'epoca impegnata in una piccola ma non irrilevante parte in un film con Rossano Brazzi. 

Un viaggio nella memoria di una vita che ha fornito delle opportunità o regalato l'avventura della realizzazione di un sogno, poi svanito quando il raziocinio e la concretezza del vivere quotidiano subentrano a farti propendere per scegliere la via più tradizionale rispetto a quella più pittoresca e rischiosa. In questo senso bella ed efficace l'idea del doppio road movie, quello verso la Toscana e il nord italia delle vacanze con figlio e marito al Casinò di Saint Vincent, e parallelamente il viaggio, sempre in Fulvia, tra i sentieri tortuosi ed ameni di un giardino senza fine, irreale e magico come i sogni che spesso il mondo del cinema regala con prodigalità, ma altrettando velocemente si riprende indietro lasciandoci soli ad affrontare la cupa e poco avvenente realtà di tutti i giorni. 

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

John From

  • Drammatico
  • Portogallo
  • durata 100'

Titolo originale John From

Regia di João Nicolau

Con Luisa Cruz, António Fonseca, Adriano Luz, Julia Palha, Leonor Silveira, Filipe Vargas

John From

33° TFF - CONCORSO

E' estate e Rita, quindicenne annoiata anche di fronte alle prime esperienze amorose, trova interesse e materiale su cui concentrarsi nel suo nuovo vicino di casa, un trentenne piacente, di professione fotografo, impegnato ad allestire una mostra con tematica le bellezze dei paradisi tropicali dell'Oceania, con particolare circoscrizione all'arcipelago della Melanesia. tra Australia ed Indonesia. 

Aiutata dalla complicità di un'amica. Rita escogita mille piani per attrarre l'attenzione dell'uomo, che in realtà manco si accorge della ragazza, decisamente al di fuori della sua gamma per la forte differenza d'età. 

Tra riunioni di condominio frequentate all'insaputa dei genitori per incontrare il tipo, e altri maliziosi stratagemmi, la vicenda si colora delle sfavillanti tonalità del paradiso tropicale grazie ad una abbondante immaginazione e all'impegno della ragazza nell'andare a fondo dell'argomento per fare breccia sull'affascinante vicino di casa. 

In una città portoghese tutta palazzine moderne dove il cemento liscio insegue le linee movimentate del metallo delle ringhiere dei terrazzi, un'aria decisamente più tropicale finisce per colorare un quartiere grigio e afflitto pure da una nebbia inquietante ed invasiva.

John From, dal nome di un esploratore che, giunto prima di ogni altro in quelle terre agli antipodi, si presentò alla popolazione come "John from England", divenendo amichevolmente ma anche ufficialmente "John From", la pellicola, opera seconda di Joao Nicolau, già montatore prescelto da Miguel Gomes, è ravvivata da un brio e da un'ironia proprie del più celebre Gomes.

Tra gli interpreti, piuttosto validi, riconosciamo (in verità a stento, visto che per una volta la bella attrice ci appare come una piacente mamma moderna e non più come la solenne madonna, musa del grande maestro portoghese) l'icona deoliveriana Leonor Silveira nel ruolo della mamma di Rita.

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

Colpa di comunismo

  • Sperimentale
  • Italia
  • durata 86'

Regia di Elisabetta Sgarbi

Con Ana Turbatu, Elena Goran, Micaela Istrate, Marianna Satmari, Giovanni Satmari

Colpa di comunismo

33 ° TFF - CONCORSO 

 

L'emigrazione ed i miraggi di una vita meno grama. La vita di tre donne rumene, che avevano trovato sistemazione in Italia come badanti, viene rimessa in discussione come capita in tutti quei casi in cui l'assistito, anziano per definizione, lascia per sempre questo mondo. 

Ecco che tutta una nuova vita impostata a fatica verso una strada meno in salita, finisce per dissolversi e costringere le tre donne a trovare una soluzione, accettando quello che capita nel contesto di una economia che non fornisce da anni più  alcuna garanzia. "Tutta colpa di comunismo" si ripetono le donne, come in una rassicurante frase fatta che suona un po' come " si stava meglio quando si stava peggio ".

Elisabetta Sgarbi, alla sua terza prova in un lungometraggio, sceglie di percorrere nuovamente, e con una certa efficacia, la strada e lo stile, certo non nuovi, del docu-fiction, con attori non professionisti che interpretano loro stessi e recitano la loro vita e la condizione in cui si ritrovano costretti dalle circostanze.

Efficace e drammaticamente limpido.

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

God Bless the Child

  • Drammatico
  • USA
  • durata 92'

Titolo originale God Bless the Child

Regia di Robert Machoian, Rodrigo Ojeda-Beck

Con Rodrigo Ojeda-Beck, Harper Graham, Kirstin Anderson, Bruce Graham, Ezra Graham

God Bless the Child

33° TFF - CONCORSO

Una famiglia numerosa dell'America di oggi, dove il sogno del successo ha lasciato spazio al realismo del sopravvivere restando uniti difendendosi dalle avversità del mondo fuori. In un cortile scalcinato di una tipica casa di periferia, piano interrato e pareti prefabbricate, uno ad uno scorgiamo quattro fratelli bambini di ogni età, che si ritrovano da soli dopo che la madre fugge in macchina sgommando, sorda ai richiami del più sveglio e scalmanato del gruppo che le ricorda, invano, che deve comprare loro il latte. A casa ad accudirli, oltre a due pazienti cani bastardi che sopportano rassegnati ogni piccola grande tortura inflitta loro, una sorella teenagers accudisce distrattamente, ma non senza amore, le quattro piccole pesti in una giornata tipica spesa tra gioco, sommaria cura dell'igiene personale (oltre che dei due poveri cani), televisione, gita al parco e scherzi o crucci, sfide tra maschietti, con e senza guantoni da box. 

I figli di uno dei due registi si pongono davanti alla macchina da presa con una naturalezza sconcertante e recitano loro stessi, una vita non molto differente da uella di tutti i giorni, e ci raccontano, lasciandosi vivere normalmente, una giornata come tante, ad aspettare una madre che alla fine si rifà viva, ma è come se non ci fosse come lungo tutta la loro giornata.

Un film non film, senza una vera sceneggiatura, che riprende la vita e cattura (è quella la vera forza della pellicola) stati emotivi ed espressioni delle quattro piccole pesti che sono a dir poco straordinari. 

Si può forse non a torto non considerarlo un vero film, perché di certo non è un documentario, ma non raccontando una vicenda vera e propria se non il corso di una giornata di vita vissuta, nemmeno un film di narrazione.

"God bless the child" è un film sulla famiglia, allargata ma unita e solidale, sul sentimento di maternità che coglie, per forza di cose e prematuramente, una sorella costretta dalle circostanze a fare da madre ai suoi quattro fratelli o fratellastri. 

Un film piccolo ma a tratti potente nel saper catturare indizi emotivi e sensazioni dagli sguardi estremamente espressivi di piccoli esseri viventi che vedono la vita con la positività e l'ottimismo di un viaggio avventuroso che si spinge ben oltre la squallida e poco promettente realtà che li circonda e li inghiotte inesorabilmente.

 

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

The Idealist

  • Thriller
  • Danimarca
  • durata 114'

Titolo originale Idealisten

Regia di Christina Rosendahl

Con Peter Plaugborg, Søren Malling, Thomas Bo Larsen, Arly Jover, Tim Ahern, Jens Albinus

The Idealist

33 TFF - FESTA MOBILE

Opera prima della danese Christina Rosendahl, il film-inchiesta parte da una indagine di routine che occupa un dinamico giornalista radiofonico danese, che attraverso ciò  si imbatte, quasi per caso, in un segreto di stato inerente la caduta, nel gennaio del '68, ovvero vent'anni prima (siamo a fine anni '80) di un aereo statunitense carico di materiale atomico/radioattivo nei pressi di una costa groenlandese appartenente alla Danimarca, abitata da esquimesi e da pescatori. 

La popolazione viene controllata, dopo l'incidente, con mezzi poco efficaci ed il fatto insabbiato, messi a tacere, mentre una popolazione di gente semplice nascosta dalla invadenza dei media, inizia a morire e a riempirsi il corpo di piaghe purulente.. Nel mentre le forze americane restano in zona alla ricerca di un probabile ordigno nucleare, o parte di esso, che si ritiene possa essere caduto in mare, pronto ad inquinare mortalmente coste ed esseri viventi.

L'inchiesta dell'indomito giornalista mette in pericolo equilibri politici tra due nazioni e tra Europa e Usa e rappresenta una grave minaccia per esponenti politici di spicco sia danesi che americani; per questo motivo la  tenace lotta del giornalista, volta alla ricerca della verità, subisce ogni tipo di boicottaggio. 

Teso e a tratti concitato, al buon film opera prima manca un po' di pathos, e rimane freddo e gelido nella intransigente ricerca del suo tenace protagonista. Freddezza nordica che garantisce una lucidità da teorema per l'esposizione dei fatti, ma procura un certo distacco in risposta da parte di una buona parte degli spettatori.

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

Les Loups

  • Drammatico
  • Canada, Francia
  • durata 107'

Titolo originale Les Loups

Regia di Sophie Deraspe

Con Evelyne Brochu, Louise Portal, Gilbert Sicotte, Augustin Legrand, Benoît Gouin

Les Loups

33 ° TFF - CONCORSO 

Isole nordiche vicine al Canada. Da Montreal un giorni di tardo inverno giunge senza un plausibile motivo in una delle isolette ghiacciate, ricettacoli di turismi ma soli durante l'estste, uns ragazza buondacdi nome Elie. 

Incuriositi alcuni, insospettiti i più,  che la scambiano per una animalista o una giornslista a caccia di scoop proprio nel periodo macabro e sanguinolento della mattanza si danni di colonie pacifiche di foche - peraltro unica risorsa di sostentamento  alternativa al turismo estivo - i nstivi si comportano in modo freddo o, al contrario, falsamente cortese, per cavare qualche  indizio  da quell'arrivo a dir poco sospetto.

Le ragioni del viaggio si chiariscono ampiamente lungo il corso della vicenda; molto meno si chiariscono le rsgioni fi una rappresentazione quasi ostentata della strage di foche - epidodio a dir poco vergognoso ed assimilabile ad un omicidio di massa, che non è  minimamente  giustificabile con le deboli spiegazioni a sistegno offerte dai locali. Mattanza di foche, addirittura  di mucche (quella persltro più  plausibile ma assolutamente fuori contesto in questo film), che sembra tendere maliziosamente a sfruttare momenti forti per dare carattere ad una vicenda al contrario molto intima e privata. 

Insomma un film irritante a cui non basta la bellezza e la purezza dei luoghi per fsrci digerire certe inaccettsbili ostentazioni.

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