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N 36° 53' 22.705'' - E 38° 21' 50.341'', ovvero : il cinema curdo sotto assedio.
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N 36° 53' 22.705'' - E 38° 21' 50.341'', ovvero : il cinema curdo sotto assedio.

Kobanê, Governatorato di Aleppo, Siria.

 

Bramava l’avventura…ma gliene mancava il coraggio. Nel complesso viaggiava in un mondo reso sicuro per gli esteti.

Bruce Chatwin  –  Anatomia dell'Irrequietezza  –  1997  ( '70 - '80 )

 

( © google maps --- da notare i lavoro in corso sull'A4 (Torino) Milano - (Venezia) Trieste : superati quelli, il resto è in discesa )

 

Il Predator per i militari è un'anticipazione del futuro.

Come il biplano dei fratelli Wright, o la Ford T. Ci avviciniamo rapidamente a un futuro di guerra robotizzata, in cui saranno le macchine a scegliere di uccidere. Ed è un futuro prossimo. Quando arriverà, dovremo però chiederci che specie siamo diventati. E cosa ci facciamo, sulla Terra.

William Langewiesche - the Distant Executioner Predators - 2010

 

( © google maps )

 

L'indecisione (strategica) degli U.S.A. [ il demandare ''tutto'' alla Turchia non porterà ad altro che ad un'intensificazione e radicalizzazione della questione Curda all'interno - e poi all'esterno - dello stato con capitale Ankara e governato da Erdogan ] sul come affrontare la questione dell'Assedio e della Presa di Kobanê è emblematica di come l'Impero del Male ( iper interventista ) è divenuto in breve tempo una Provincia dell'Indifferenza-Incapacità ( non che prima in quanto a capacità...).

Una delle cose che subito mi colpì profondamente degli attentati dell'11 Settembre 2001 nel Nord Est degli U.S.A. fu una madre che, intervistata pochi giorni dopo i fatti, alcune particelle di cemento-acciao-vetro-carne macinate e combuste ancora sospese nell'aria fresca della città sotto al limpido cielo cobalto della tersa estate indiana newyorkese, disse più o meno qualcosa come :

" Adesso che non ci sono più le Torri, mio marito ed io dobbiamo andare a portare e riprendere i nostri figli piccoli a scuola : prima, con le Torri, sapevano orientarsi e trovare la strada da soli ".

Ecco, dopo l'attacco alle Torri, al Pentagono e quello forse contro-dirottato/sventato verso la Casa Bianca, m'è venuto da pensare, come a molti, ad un pleonasmo sotto agli occhi di tutti, ovverossia che le Torri non erano solo un Punto di Riferimento ( metaforico, quanto concreta escrescenza di un potere reale ), ma anche un paraocchi.

 

 

E' evidente che il problema, a distanza di tempo, non sono i paraocchi, quanto piuttosto le briglie mentali, il giogo invisibile-insensibile.

 

Bibliografia Minima ( come quasi sempre, molto spesso, sono gli U.S.A. a parlarci degli U.S.A., e del Resto del Mondo ) : Saggi, Fiction, e tutto quello che c'è in mezzo e fuori :

-- William Langewiesche  -  American Ground  -  2002  ( "American Ground", ed. it. Adelphi, trad. R.Serrai, 2003 )

-- Jean Baudrillard  -  The Spirit of Terrorism and Requiem for the Twin Towers  -  2002  ( "Power Inferno. Requiem per le Twin Towers. Ipotesi sul terrorismo. La violenza globale", ed. it. Raffaello Cortina, 2003 )

-- Art Spiegelman  -  In the Shadow of No Towers  -  2002-2004  ( "l'Ombra delle Torri", ed. it. Einaudi, 2004 )

-- AA.VV.  -  Undici Settembre  -  2003  ( ed. orig. Einaudi, a cura di d.Daniele, con pezzi di : Don DeLillo, John Barth, Toni Morrison, David Foster Wallace, Jonathan Franzen...)

-- Philip Nobel  -  SixTeen Acres  -  2005  ( "64.748 mq - la Feroce Battaglia per la Ricostruzione di Ground Zero", ed. it. ISBN Edizioni, trad. R.Fiore, 2005 )

-- Ian McEwan  -  Saturday  -  2005  ( "Sabato", ed. it. Einaudi, trad. S.Basso, 2005 )

-- Jonathan Safran Foer  -  Extremely Loud and Incredibly Close  -  2005  ( "Molto Forte, Incredibilmente Vicino", ed. it. Guanda, trad. M.Bocchiola, 2007 )

-- John Updike  -  Terrorist  -  2006  ( "Terrorista", ed. it. Guanda, 2007 )

-- AA.VV.  -  New York, ore 8.45. La tragedia delle Torri Gemelle raccontata dai premi Pulitzer  -  2006  ( ed. orig. Minimum Fax, a cura di S.Barillari )

-- Percival Everett  -  the Water Cure  -  2007  ( "la Cura dell'Acqua", ed. it. Nutrimenti, trad. M.Rossari, 2008 )

-- Don DeLillo  -  Falling Man  -  2007  ( "l'Uomo che Cade", ed. it. Einaudi, trad. M.Colombo, 2008 )

-- Martin Amis  -  the Second Plane  -  2008  ( "il Secondo Aereo", ed. it. Einaudi, trad. G.Granato, 2009 )

-- Paul Auster  -  Man in the Dark  -  2008  ( "l'Uomo nel Buio", ed. it. Einaudi, trad. M.Bocchiola, 2008 )

-- Matt Ruff  -  the Mirage  -  2012  ( "False Verità", ed. it. Fanucci, trad. L.Maldera, 2012 )

-- Thomas Pynchon  -  Bleeding Edge  -  2013  ( "la Cresta dell'Onda", ed. it. Einaudi, trad. M.Bocchiola, 2014 )

 

Omerici Cantastorie Curdi :

" Evdale Zeynikè ", di Bulent Gunduz, 2010 - 70' (trailer)

 

Provo fastidio per la storia. Quanto è accaduto prima della mia nascita non mi riguarda e non mi interessa. E' stata un casellario giudiziario, la storia, una sequenza di crimini. L'ho studiata a scuola con irritazione. Che c'era da imparare da quel groviglio di cose accadute a casaccio, che quando erano in corso dimostravano di essere stupide, violente ? La storia è un catasto di fallimenti. Ognuno ne cava una versione inservibile.

Erri De Luca  -  il Torto del Soldato  -  Feltrinelli, 2012

 

Il mondo prende alla lettera, ne fa esempio, e rilancia col Presente e il ( furto di ) Futuro.

 

 

PlayList Film :

"Tcherike-ye Hooram", di Farhad Mehranfar, Iran - 2000  [ http://www.golemindispensabile.it/index.php?_idnodo=8303&_idfrm=62 ]

"Primavera in Kurdistan", Stefano Savona, Ita/Fra - 2006  [ documentario ]

"Ayazma. Ghetto Curdo nel Cuore di Istanbul", di Matteo Pasi e Marcello Dapporto, Ita - 2007  [ cortometraggio documentario ]

"Libertà di Hevi. Una Vita per il Kurdistan", di Maurizio Fantoni Minnella, Ita - 2014  [ documentario ]

 

Il cinema curdo sotto assedio ( i vivi, i morti, gli esuli, gli espatriati, gli ostracizzati, i perseguitati, gl'incarcerati, i resistenti, gl'irriducibili...) :

Yilmaz Güney, Serif Gören, Yesim Ustaoglu, Handan Ipekci, Ozgur Dogan, Orhan Eskikoy, Shahram Alidi, Bahman Ghobadi...

Playlist film

We Need Happiness

  • Documentario
  • Francia
  • durata 52'

Titolo originale We Need Happiness

Regia di Aleksandr Sokurov, Alexei Jankowski

We Need Happiness

Full of happy...less.

" Quanto piccolo sia il mondo, e quanto breve, la vita ".

...figlia immigrata russa, sorella straniera musulmana, moglie espatriata curda, madre espulsa orfana e vedova de facto, de iure e di sangue, esule nonna ritornante...

Khayal ( Sogno ), curda iraqena autoctona, e Zveta, russa immigrata ( ''curda iraqena alloctona'' ? ), immigrata per due volte, e sempre per ( lo 'stesso' ) amore : andata, ritorno imprevisto, e di nuovo andata ( di ritorno ), per forza.

E ''infatti'' inizia con un ritorno, il documentario di finzione di Sokurov e Jankowski ( facente parte della serie/collezione " the Ways of the World " ideata e diretta da Stéphane Breton ) : la neve patria, che accoglie il narratore - reduce da una missione medica interrotta per l'arrivo del''la'' guerra ( " di noi non c'è stato più bisogno " ) -, ancora ben lontana dal disgelo su suolo russo, da una parte, e la primavera nascente che il viaggiatore ha lasciato nel caldo nord dell'Iraq, durante una tappa del suo odierno nostos, dall'altra : un posto di blocco, una bandiera curda, un torrente che forma una serie di cascate scavate nel suo letto di basalto, la statua di Saddam scaraventata giù dal podio a Baghdad, evento quest'ultimo trasmesso in loop dalle tv 'locali' ( se per 'locale' s'intende ogni singola compartimentata/comunicante parte del Mondo...) anche (però) a distanza di (molto) tempo : un Piazzale Loreto in eterna festa mobile.

" Sono di stanza qui, per difendere qualcosa, forse il ponte, sotto le cascate ".

Documentario interventista ( nel senso di inferenziale ), autobiografia parziale, diario di viaggio, e come sempre, anche se solo in parte, pittura in movimento ( compresi due momenti di ''picture in picture'' ) : è più ''vero'' questo We Need Happiness / il Nous Faut du Bonheur o, per esempio, Tre Sorelle ( Three Sisters / San Zimei : un...documentario...''classico'' ) di Wang Bing

Domanda sciocca e pedante, se viene formulata partendo dalla differenziazione dei due generi cui appartengono le due diverse opere. La sola risposta possibile è entrambe e nessuna, giusto per rendere pan per focaccia ai sofisti che governano la città.
1959 ... 1986 ... 2010 : villaggio di Gawilan Botan, regione del Bardarashm del Kurdistan iraqeno, a pochi chilometri da Erbil ( basta una curva oltre il dorso di una collina, un alto ponte gettato sulla gola di un torrente, e oltre al confine comunale si cambia secolo ).  

I bambini, come al solito, giocano alla guerra ( '' perfettamente consapevoli del loro sangue e delle loro radici / al posto dei libri hanno le parole di un amico '' ) : i gattini non giocano col topo che porta loro la madre ?

Gru che forse hanno perso la strada ( più facile che sia l'uomo a non sapere dove siano il nord e il sud, l'est e l'ovest ).

" Ecco di nuovo un posto di blocco. Perché qui ? Non lo so. E' roba da uomini : le bandiere, le armi, le divise "

Khayal, Zveta e le altre protagoniste dell'opera di Aleksandr Sokurov - e loro sorelle sono per esempio l'Ana Arabia ( finto mockumentario - il dietro le quinte di un'intervista bigger than life - di vera finzione ) di Amos Gitai, la Nawal Marwan di Incendies ( di D. Villeneuve - W. Mouawad ), la Tanya di Ovsyanki ( Silent Souls di Aleksey Fedorchenko ) e l'Alexandr/a dello stesso Sokurov ( che qui co-dirige/scrive con Alexei Jankowski, assistente dell'autore russo per - non a caso - Elegia del Viaggio, e co-autore del prossimo " Francofonia - il Louvre sotto l'Occupazione Germanica " ) - raccolgono sulle loro spalle la risultanza tradita dell'eterogeneità del mondo umano : donne per le quali “ il libro della loro vita è già stato scritto, sono rimaste solo poche pagine, ma forse non sono le più importanti ”, e

{ come per Three Sisters, ma con esplicito intervento (herzoghiano) del regista : si pensi al fatto che il documentario è nato ''impuro'' [ da ''la Sortie de l'usine Lumièr'' a Robert J. Flaherty ( "Nanook of the North" e "Man of Aran" ), da Jean Epstein e Joris Ivens a ''la Terra Trema'' : tutti promiscui esempi con-simili e difformi della gran varietà possibile ed esistente di docu-fiction e delle sue infinite gradazioni e anelli di congiunzione : e ad ogni anello aggiunto vengono a crearsi altri due anelli mancanti...via via fino a toccare e raggiungere gli estremi di documentario e fiction ''puri'' : è altrettanto quasi impossibile creare un documentario totalmente ''oggettivo'' quanto una fiction totalmente ''controllata'' ], e solo col tempo se ne sono ricavati esempi di integrale e assoluto distacco, o almeno ci si è provato : Frederick Wiseman }

che si lasciano inquadrare rimanendo inconoscibili : “ Guardando questa ragazzina mi sembrò di vedere non l'inizio della sua vita, ma già la fine ”.   

Sokurov ritorna subito sui suoi passi, confutando la frase appena pronunciata ( le due locuzioni si autoannullano e si rilanciano con le stesse forza e priorità, l'identico diritto e l'equivalente competenza, ovvio : l' ''appena'' fa parte di una sceneggiatura scritta e pensata, non della fedele trasposizione di un diario immediato e immacolato ), e il seppia ( fotografia di Sara Cornu, musiche di Mehdi Hosseini, montaggio del co-regista e co-sceneggiatore Alexei Jankowski, produzione del benemerito Serge Lalou ) del luogo altro viene fagocitato dalla neve in pieno sole di Casa.

Intanto, poco prima, la corrente ( continua a ) trasporta(re)-va ( ah!, il tempo! ) a valle i rifiuti di una festa di paese : " movimento senza scopo : qual è il fine, a che serve ? " : male interpreta l'autore forzando la poesia verso la tautologia fideistica : sull'arcata del ponte svetta la scritta PDK ( sigla-acronimo del Partito Democratico del Kurdistan ) : " la capitale è lontana " - diceva all'inizio - " ma anche qui tutto è politica ". Ecco, un passo ulteriore verso la realtà delle cose ( la natura ( e come parte di essa l'epigenesi umana ), il tempo, la politica, la forza di gravità...) così come stanno, sono e divengono : si ritorna al punto di partenza con occhi diversi.

" Quanta acqua ! E a solo un chilometro da qui la siccità è terribile. La natura favorisce le contraddizioni e il superfluo. La natura incoraggia la nascita e deifica la morte " : ed è vero : si chiama evoluzione.

Senza di essa l'universo non potrebbe contemplare sé stesso. Per quel che vale.

" Piangi, bambino mio ". La vecchia moglie imbocca il vecchio marito. La felicità latita dal mondo. La natura non ne ha bisogno. L'essere umano, invece... 

Rilevanza: 2. Per te? No

L'assedio

  • Documentario
  • Russia
  • durata 52'

Titolo originale Blokada

Regia di Sergei Loznitsa

L'assedio

 

Sergio Leone

  

Quando l'ISIS avrà finito con Kobanê --- nel pieno del disimpegno U.S.A. demandante ad una Turchia che ha ben altri / tutt'altri interessi che prendere le parti dei suoi concittadini curdi ( per non parlar degli stranieri oltre confine che pressano fuggendo dalla guerra ) --- potrà finalmente dedicarsi con tutte le forze alla calata su Baghdad :

non potremo assistere ad altro che a una nuova Leningrado.

 

Rilevanza: 1. Per te? No

Underground

  • Grottesco
  • Jugoslavia, Francia, Germania, Ungheria
  • durata 192'

Titolo originale Underground

Regia di Emir Kusturica

Con Miki Manojlovic, Lazar Ristovski, Mirjana Jokovic

Underground
altre VISIONI

In streaming su Tim Vision

 

Dentro Sarajevo

 

Rilevanza: 4. Per te? No

Benvenuti a Sarajevo

  • Drammatico
  • Gran Bretagna
  • durata 100'

Titolo originale Welcome to Sarajevo

Regia di Michael Winterbottom

Con Stephen Dillane, Woody Harrelson, Marisa Tomei, Emira Nusevic

Benvenuti a Sarajevo
altre VISIONI

In streaming su Amazon Prime Video

 

Dentro Sarajevo

 

Di colpo si fa notte e s'incunea a crudo il freddo

La città trema

Livida trema

Brucia la biblioteca, i libri scritti e ricopiati a mano

Che gli Ebrei Sefarditi portano a Sarajevo in fuga dalla Spagna

S'alzano i roghi al cielo

S'alzano i roghi in cupe vampe

Brucia la biblioteca degli Slavi del Sud, europei dei Balcani

Bruciano i libri, possibili percorsi, le mappe e le memorie, l'aiuto degli altri

S'alzano i roghi al cielo

S'alzano i roghi in cupe vampe

S'alzano gli occhi al cielo

S'alzano i roghi in cupe vampe

Di colpo si fa notte e s'incunea a crudo il freddo

La città trema

Come creatura...

Cupe vampe, livide stanze

Occhio cecchino, etnico assassino

Alto il sole, sete e sudore

Piena la luna, nessuna fortuna

Ci fotte la guerra che armi non ha

Ci fotte la pace che ammazza qua e là

Ci fottono i preti, i pope e i mullah

L'ONU, la NATO, la civiltà

Bella la vita dentro un catino

Bersaglio mobile di ogni cecchino

Bella la vita a Sarajevo città

Questa è la favola della viltà.

 

Rilevanza: 2. Per te? No

Good Kill

  • Drammatico
  • USA
  • durata 104'

Titolo originale Good Kill

Regia di Andrew Niccol

Con Ethan Hawke, January Jones, Zoë Kravitz, Jake Abel, Bruce Greenwood, Kristen Rakes

Good Kill
altre VISIONI

In streaming su Tim Vision

 

Vuoi mettere un bell'intervento di persona ?

Non c'è storia.

 

Rilevanza: 1. Per te? No

Umut

  • Drammatico
  • Turchia
  • durata 100'

Titolo originale Umut

Regia di Yilmaz Güney, Serif Gören

Con Yilmaz Güney, Gülsen Alniaçik, Tuncel Kurtiz, Kürsat Alniaçik, Osman Alyanak

Umut

 

Recensione di Yume.

Umut è speranza, e di speranza questo film è pieno, fino a morirne.
L’uomo di Guney fugge nel deserto e lì impazzisce, nella ricerca sterile di quel tesoro sepolto che diventerà invece la buca della sua tomba.

Nell'oppressione e nell'inferiorità in cui vive Cabbar, a cui Guney in veste di attore fornisce una recitazione intensa e struggente, si rispecchia la condizione di un popolo senza nazione e di una nazione senza sovranità nazionale che è la sua. 

E’ il popolo del Kurdistan, Paese negato anche dalle carte geografiche e abitato da 30 milioni di persone sparse tra Iraq, Iran, Armenia e Siria. 

Umut è la parola ingannevole che Guney pone fin dal titolo, come a marchiarlo. 

Parola disonesta, usata per annullare la rabbia giusta di un popolo lasciato a girare su sé stesso nella speranza del nulla.

Neppure la musica aiuta.

Manca a Umut l’apporto sacralizzante che la musica di Bach conferiva agli umili di Pasolini, la musica che sollevava Accattone morente dalla polvere al cielo.

( brano estratto dalla recensione, scelto e rieditato dall'autore )

http://www.indie-eye.it/cinema/covercinema/umut-di-yilmaz-guney-e-serif-goren-venezia-72-venezia-classici.html

 

Rilevanza: 5. Per te? No

Viaggio verso il sole

  • Drammatico
  • Turchia, Olanda, Germania
  • durata 105'

Titolo originale Günese Yolculuk

Regia di Yesim Ustaoglu

Con Newroz Baz, Nazmi Quirix, Mizgin Kapazan, Nigar Aktar

Viaggio verso il sole

 

Recensione di Yume.

Günese Yolculuk, la strada, il viaggio verso il sole… amara ironia nel titolo.
Il viaggio verso oriente (l’oriente, così i Turchi chiamano il Kurdistan) di Mehmet (Newroz Baz) è arrivato a destinazione, la targa di Zorduç, paese di Berzan (Nazmi Qirix) il suo amico curdo, ciondola sghemba sul palo che spunta dall’acqua in precario equilibrio. 
Berzan è nella povera bara di quattro assi di pino che l’amico ha trascinato fin là da Istanbul con tutti i mezzi che ha trovato. L’ultimo è stato un carretto tirato da un cavallo, che l’ha depositato fra case diroccate con grandi X di vernice rossa tracciate sui muri, il segno della peste, della presenza dei curdi da stanare, uccidere, gasare. 
Moderni pogrom per antichi shtetl.
Una gran distesa d’acqua sta lentamente ingoiando quel che resta del paese di fango e pietre da cui Berzan era fuggito dopo il massacro della famiglia per cercare il padre deportato a Istanbul.
La costruzione di dighe in tutta la zona ha ridisegnato il territorio alluvionandolo, tra poco di questa fetta di terra non rimarrà traccia.

( brano estratto dalla recensione, scelto e rieditato dall'autore )

 

Rilevanza: 4. Per te? No

Hejar

  • Drammatico
  • Turchia, Grecia, Ungheria
  • durata 120'

Titolo originale Büyük adam küçük ask

Regia di Handan Ipekci

Con Sukran Gungor, Dilan Ercetin, Fusun Demirel , Yildiz Kenter, Ismail Hakki Sen

Hejar

 

Recensione di Yume.

Film di barriere, di porte che si chiudono, di spioncini per guardare in silenzio il raid della polizia nell’appartamento di fronte, di tendine appena sollevate alla finestra per vedere i cadaveri portati via dalle ambulanze in strada.
La storia di Hejar è a combustione lenta, come il suo passo di bambina inconsapevole e triste, cinque anni e lunghe trecce nere scarmigliate, un vestitino rosso e ferite alle braccia.

Dice solo “mamma” in una lingua sconosciuta al vecchio giudice turco, rigido custode della tradizione e della propria tranquillità. 

Una sola parola di Hejar e Sakine, la governante del vecchio capisce, è curda anche lei, e ora Rifat finalmente lo sa, dopo dieci anni di servizio.

"Non è stato possibile per me non fare un film sul popolo curdo" ha detto la regista.


Per qualche tempo il film, già selezionato per rappresentare nel 2001 la Turchia agli Academy Awards, è stato ritirato dalle sale e la Ipekci ha corso il rischio del carcere per aver offeso le autorità, denunciando i metodi della polizia e la repressione culturale e fisica di un popolo.


Eppure Hejar non mette in scena la disperazione, la rabbia, l’invettiva.


E’ la storia semplice di due mondi che devono capirsi per forza di cose, e se le parole sono conquiste lente e difficili, la comunicazione trova altre strade, e lo fa con la discrezione che non esibisce, non compatisce nè si esalta.

( brano estratto dalla recensione, scelto e rieditato dall'autore )

 

Rilevanza: 4. Per te? No

Una valigia e due lingue

  • Documentario
  • Turchia, Paesi Bassi
  • durata 81'

Titolo originale On the Way to School

Regia di Ozgur Dogan, Orhan Eskikoy

Con Emre Aydin, Rojda Huz, Vehip Huz, Zulkuf Huz, Zulkuf Yildirim

Una valigia e due lingue

 

Recensione di Yume.

Nei dintorni di Sanliurfa, o solo Urfa, Anatolia Sud Orientale, in un paese chiamato Demirci c’è la scuoletta di cui si parla nel docu-film, girato nel 2008 da Ozgur Dogan e Orhan Eskikoy, giovani registi turchi muniti di pochi mezzi e tanta voglia di dire come stanno le cose a proposito di questione curda vista da un’angolazione insolita, il sistema d’istruzione elementare.
Un giorno, tanto tempo fa, c’erano i Caldei da quelle parti, pare che Urfa, l’antica Edessa, sia l’erede della biblica e gloriosa Ur.
Grande storia, tutta da dimenticare.
Demirci è un posto abitato da curdi, in quel territorio che loro chiamano Kurdistan, abitato da 30 milioni di persone sparse tra Iraq, Iran, Armenia e Siria.
Una nazione senza sovranità nazionale.
Nonostante tutto sembra che qualcosa stia cambiando in Turchia se, dopo decenni di una guerra definita a "bassa intensità", che ha fatto migliaia di vittime negando il più elementare dei diritti al popolo curdo, la sovranità nazionale, e relegandolo ai margini del tessuto sociale ed economico, per girare questo film i due registi hanno ottenuto il permesso dal ministero dell’educazione e anche un sostegno finanziario di 50mila Lire Turche (ca. 23mila Euro).

( brano estratto dalla recensione, scelto e rieditato dall'autore )

 

Rilevanza: 3. Per te? No
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