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Sacrificio

Regia di Andrej Tarkovskij vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Sacrificio

di yume
10 stelle

Con Offret Tarkovskij ci lascia sulla riva solitaria di quel mare a riflettere sul “perché” di quel bambino, uno dei tanti, piccoli esseri senza colpa messi al mondo per chissà quale storia da vivere.Ascoltare l’invocazione di Bach aiuta, non cambia le cose.

locandina

Sacrificio (1986): locandina

A Gotland, isola svedese del gelido Nord, così vicina per latitudine alla Russia da sembrare sotto lo stesso cielo, la Passione secondo Matteo di Bach e l’Adorazione dei re Magi di Leonardo accompagnano il sacrificio di Alexander, inutile ma necessario, come quello del Cristo sulla Croce.

Girato nel luogo più bergmaniano di tutti i luoghi del grande svedese,“sembra di trovarsi di fronte ad un Bergman che sospende e fluidifica i conflitti, le nevrosi, i risentimenti invece di portarli a maturazione” scrive Mario Sesti, ed è la cifra di Tarkovskij, il “vedere” e il “sentire” come condanna all’impotenza, quella dell’uomo che sa e vede ma nulla può se non dare alle fiamme l’inutile apparato della propria esistenza e anche sé stesso (vedi il rogo di Domenico in Nostalghia).

Essere o sembrare pazzo, gridare ai sani:“E non vi vergognate, voi sani, che sia un pazzo a dirvi queste cose?”, offrirsi come agnello sacrificale, casta inceste, in Lucrezio, impuramente pura, eppure responsabile, in quanto essere umano, di quella “apparente assurdità della sventura” che Jaspers definì il senso del tragico della vita su questo pianeta.

Offret, Sacrificatio è l’equivalente cinematografico, da Raffaello a Michelangelo, da Giotto a Mantegna, a Rubens, a Caravaggio, la grande arte ha immaginato la pietà e la morte, il dolore e la speranza, in una parola l’Uomo, con la Deposizione del Cristo staccato dalla croce e pianto dalle pie donne.

Ultimo film di Tarkovskij, 1986, poco mancava alla sua morte prematura, girato in Svezia con un attore bergmaniano per eccellenza, Erland Josephson, è un omaggio a Bergman e un voler circondarsiancora una volta, l’ultima, di suoni e immagini a lui più cari.

Erbarme dich, mein Gott

Um meiner Zähren willen

Abbi pietà di me ,mio Dio

Per pietà delle mie lacrime

Erland Josephson

Sacrificio (1986): Erland Josephson

La Passione secondo Matteo apre e chiude il film, e con l'Adorazione dei re Magi al piccolo Dio in grembo alla madre, figure luminose al centro di un vortice inquietante di corpi, una riproduzione che dietro il vetro risulta confusa, figure indistinte “scure , orribilmente sinistre, ho sempre provato un gran terrore di fronte a Leonardo”, scrive incipit e finale di una parabola tutta umana. 

Erland Josephson

Sacrificio (1986): Erland Josephson

 Aleksander e suo figlio, il piccolo Ometto, sono sulla riva del livido mare del nord e stanno piantando un albero secco.

Il padre racconta al bambino una storia zen rivisitata in chiave ortodossa, quella del monaco che disse al discepolo Johann di innaffiare ogni giorno l’albero secco piantato in cima alla montagna. Dopo tre anni l’albero tornò a germogliare.

Aleksander era un attore di teatro, il successo gli arrideva ma un giorno arrivò la crisi di identità, non riuscì più ad essere interprete dei suoi personaggi, non seppe più accettare lo scollamento tra vita reale e sua riproduzione sulla scena.

Una villa isolata è la sua dimora, splendido buen retiro molto amato, via dalla pazza folla.

E’ il giorno del suo compleanno e lo raggiungono Otto, il postino della zona, un tempo professore non abbastanza esperto di Nietzsche, poi Adelaide, la moglie nevrotica e sfuggente, Viktor, il medico di famiglia, e Marta, la figlia grande.

In casa ci sono la governante e Maria, la domestica finlandese dotata di magici poteri, “una strega, spiega il postino, ma una strega buona”.

Erland Josephson

Sacrificio (1986): Erland Josephson

Gli ospiti vanno a casa, dovrà esserci il pranzo della festa, ma nessuno riuscirà mai a sedersi a tavola.

Alexander li seguirà a piedi col bambino, fra i fusti di betulle, nel sottobosco di erica e ginepro, si lascia andare ad amare considerazioni sulla vita, la morte, l’umanità.

Sarebbe tutto molto diverso se non avessimo paura della morte. L’uomo si è sempre difeso, sempre, si è difeso dagli altri uomini, dalla natura, e ha costantemente violentato la natura. Il risultato è una civiltà fondata sulla forza. Tutto ciò che il nostro progresso tecnico ci ha portato è un po’ di comodità, un più alto standard di strumenti di violenza per mantenere il potere. Siamo come selvaggi, usiamo il microscopio come se fosse un manganello…Ci siamo creata una spaventosa disarmonia, uno squilibrio tra il nostro sviluppo materiale e quello spirituale…

Dio, sono così stanco di queste chiacchiere…”

Il bambino non parla, operato alle tonsille è una presenza muta che gattona mentre il padre all’improvviso sviene.

Si apre il primo movimento surreale di Offret, in bianco e nero un mondo di carcasse e rifiuti è ripreso dall’alto, The Dervish made me do it dà sonorità inquietante alla sequenza, “lo scenario meteofonico disegna nuove avanguardie sinfoniche”,

Nel quadro successivo Alexander sfoglia un album di icone che Victor gli ha regalato,  la purezza, l’innocenza “profonda e virginale nello stesso tempo”, la bellezza di un mondo illuminato dall’arte.

Susan Fleetwood

Sacrificio (1986): Susan Fleetwood

Ma una radio stereo al piano superiore e un televisore incorniciato da un caminetto di marmo pregiato in salotto cominciano a diffondere notizie inquietanti, eventi catastrofici prossimi, testate nucleari pronte all’uso, segregazione in casa, raccomandazioni a non cadere nel panico, a collaborare, a far prevalere il buon senso.

Ordine e organizzazione, cari concittadini, ordine contro questo caos. Auspico, faccio umilmente appello al vostro coraggio e, a dispetto di tutto, al vostro buon senso.”

La voce dello speaker, un uomo di governo, è pacata, suadente, grave, mai voce riesce ad esserlo di più quando si tratta di placare il gregge imponendo l’obbedienza.

Il gruppo riunito in soggiorno ammutolisce, ascolta inebetito, la moglie ha una rumorosa crisi isterica, il medico distribuisce iniezioni calmanti, Alexander preferisce un bicchierino, ma la casa trema, si odono degli aerei sfrecciare in cielo.

Tutta la vita ho aspettato questo, tutta la vita in attesa che succedesse questo” mormora Alexander, ed è il punto di svolta.

Ora è necessario che si compia di nuovo il sacrificio, per la salvezza dell’uomo, per sopravvivere a questi tempi bui.

Alexander ripete le parole del Pater Noster, invoca Dio e gli offre tutto quel che ha pur che tutto ritorni come prima: darà allora fuoco alla sua casa, rinuncerà al figlioletto, si voterà al silenzio accettando di essere considerato un folle.

Addormentatosi, sogna. Il postino lo sveglia, e gli parla della possibilità che tutto ritorni come prima se Alexander andrà in casa di Maria, la serva misteriosa appena vista all’inizio dotata di poteri straordinari, e si unirà a lei.

Ciò avviene senza esito, la lunga sequenza è ipnotica e contiene il bellissimo racconto d’infanzia di Alexander, ma il sacrificio vero deve ancora compiersi e sarà l’incendio finale, mentre arriva l’ambulanza che porterà via Alexander in ospedale psichiatrico.

Nello stupendo finale la macchina sale lenta dal bambino sdraiato sotto l’alberello secco che ha appena innaffiato e sussurra: “In principio fu il verbo. Perché?” lungo il fusto fino alla chioma spoglia.

Dietro, il mare, leggermente increspato al sole del mattino. I rami dell’albero s’intrecciano sullo sfondo azzurrino dell’acqua e sembrano una corona di spine.

Susan Fleetwood

Sacrificio (1986): Susan Fleetwood

Con Offret Tarkovskij ci lascia sulla riva solitaria di quel mare a riflettere sul “perché” di quel bambino, uno dei tanti, piccoli esseri senza colpa messi al mondo per chissà quale storia da vivere.

Ascoltare l’invocazione di Bach aiuta, non cambia le cose.

Erbarme dich, mein Gott

Um meiner Zähren willen

Abbi pietà di me ,mio Dio

Per pietà delle mie lacrime

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Suite per violoncello nº2 di J.S.Bach suonata da Rostropovich sul sagrato della cattedrale ortodossa di Parigi al funerale di Tarkovskij, il 3 gennaio del 1987.

 

https://www.youtube.com/watch?v=83wY_IegKqU

 

 

www.paoladigiuseppe.it

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