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Tartarughe Ninja 3

Regia di Stuart Gillard vedi scheda film

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La recensione su Tartarughe Ninja 3

di Stefano L
4 stelle

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Il 1993 è stato l’anno in cui il franchise più popolare del marchio TMNT (quello della serie dell’87) cominciava ormai a perdere colpi; era perciò l’ultima occasione per sfruttarlo nelle sale e infatti uscì questo inappagante terzo capitolo, che deluse parecchi fan (me compreso). L’idea di base, che vedeva le tartarughe viaggiare nel tempo tramite uno scettro antico, non si rivelava certo originale, sebbene fosse una variante plausibile alla solita baruffa con Shredder. Purtroppo gli andamenti che regolano lo spostamento nelle diverse ere sono piuttosto confusi e mal scritti, tanto che l’interesse per la trama svanirà dopo pochi momenti in cui si comprende l’insensatezza dell’intreccio. “Tmnt III”, comunque, fallisce pure in uno degli elementi portanti del brand legato al cartone, ovvero quella miscela stuzzicante fra umorismo e azione corale: le turtles appaiono irritanti (i tasselli con "le danze" poi...), eccessivamente infantili per un pubblico adulto e mestamente idiote (i cenni alla pop culture sono del tutto dissennati, e addirittura c’è un’esclamazione a sfondo sexy sulla April di Paige Turco… avvilente!). Completano il quadro degli animatronics pessimi (quelli di Jim Henson sono stati scartati per questioni di economia), villain piattissimi, una recitazione scadente, una regia dilettantesca (i movimenti di camera sono da reportage di una tv locale) e uno sconcertante effetto ottico sull'acqua nell'epilogo. Si cerca di sfruttare persino la buona colonna sonora del capostipite, ma a mancare è il pathos (non che precedentemente ci fossero frammenti mélo eccezionali, però erano gradevoli e col giusto taglio). E nonostante questo si deve ammettere che i secondari asiatici si palesano simpatici, le scenografie del Giappone feudale vennero allestite degnamente (la fotografia tra l’altro, è superiore a “Secret of Ooze”), e le coreografie delle battaglie non sono niente male: peccato durino complessivamente una manciata di minuti, e Michelangelo compare soltanto in una di esse. Insomma, se ci si vuole divertire in un’avventura a spasso per le epoche assieme ai quattro antropomorfi, meglio rigiocare il mitico coin-op “Turtles in Time” (il quale aveva una storyline preferibile... ed era un videogame!). Ultima nota: che cavolo ci fa Casey Jones (Elias Koteas) se praticamente è assente ad ogni scontro?! Cowabunga che pacco…

 

 

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