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La bambola del diavolo

Regia di Tod Browning vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su La bambola del diavolo

di alan smithee
9 stelle

Horror cult veloce e sintetico quanto pregno di tematiche che spaziano dal lato economico-ambientalista, al melodramma familiare, al riscatto dopo l'umiliazione. Il grande genio di Browning si riconferma in questo piccolo capolavoro dell'orrore.

Locandina originale

La bambola del diavolo (1936): Locandina originale

Una rocambolesca evasione assicura la libertà a due prigionieri di un certo calibro: uno scienziato anziano considerato folle a causa dei suoi esperimenti di rimpicciolimento su cose e persino esseri viventi, ed un noto banchiere finito in galera per una bancarotta fraudolenta ordita da altri a suo danno.

Rifugiatisi nel bosco presso il laboratorio segreto del primo, che soccombe per stanchezza e condizioni fisiche precarie legate all'età, i due si organizzano.

Manifesto originale

La bambola del diavolo (1936): Manifesto originale

Con l'anziana aiutante zoppa del vecchio, il banchiere cambia vita, si traveste da vecchina e inizia a vendere, nei vicoli di Parigi, le apparentemente perfette bambole che in realtà celano nella loro fissità programmata, le creature che via via i due sottopongono al processo di riduzione: gli stessi finti giocattoli che poi l'uomo utilizza per vendicarsi nottetempo nei confronti dei ricchi che lo hanno incastrato, e a cui egli è riuscito a piazzare i giocattoli, sotto mentite spoglie da vecchina indifesa.

Il grandissimo Tod Browning di Freaks ci sorprende con un horror concitato e veloce, in netto anticipo sui tempi per stile e tematiche affrontate, e dalle sfumature anche complesse che virano abilmente innanzi tutto sulla problematica socio economica, peraltro oggi più attuale che mai ed all'epoca genialmente anticipatrice di spunti oggi all'ordine del giorno, quasi profetici (il rimpicciolimento era stato pensato per permettere all'uomo di consumare di meno, sfruttando meno risorse a vantaggio del pianeta e della globalità); ma pure sul discorso raffinato e ben sviscerato del sentimento della vendetta, della riabilitazione di un padre agli occhi della figlia, come di un figlio nei confronti della genitrice cieca, assumendo l'horror, in questo senso, una non comune ed acuta  sfumatura melodrammatica dai tratti stupefacenti.

scena

La bambola del diavolo (1936): scena

Ottimi e per l'epoca fantasmagorici, gli effetti speciali, mentre efficacissimi appaiono gli attori, che non rinunciano ad una espressività mimetica e sopra le righe propria ancora di quel cinema muto che la tecnica del sonoro aveva appena lasciato alle spalle, con una rivoluzione epocale, e a volte fatale, anche per le star hollywoodiane più conclamate. Barrymore leonino che cambia aspetto e muta la voce ad ogni occasione, è un genio del male in fin di bene che risulta indimenticabile. Maureen O'Sullival, la Jane di Weismuller, qui nel ruolo della figlia ignara e imbarazzata dalle accuse oltraggioso mosse a carico del padre evaso, è di una bellezza mozzafiato anche se contenuta in vestiti castigatissimi che fanno certo un po' rimpiangere le sue apparizioni discinte e sexy in Tarzan.

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