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Molto rumore per nulla

Regia di Kenneth Branagh vedi scheda film

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Stefano L

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La recensione su Molto rumore per nulla

di Stefano L
8 stelle

 

Dopo il successo di pubblico e critica di "Henry V", Branagh torna a rivisitare il territorio shakespeariano con "Much Ado About Nothing", una delle opere più frizzanti dell'illustre drammaturgo britannico. Lo sfondo storico si sposta dal periodo rinascimentale ad un'ambientazione italiana di metà ottocento, localizzata originariamente a Messina ma ripresa nelle campagne toscane, con un'intro che addirittura potrebbe richiamare alla memoria anche la vecchia tradizione western. Niente paura però, perché il regista riesce a combinare due contesti molto differenti senza inabissarsi nel cattivo gusto della modalità stilistica, ed offrendo anzi una curiosa e piacevole cornice agrodolce compassata da un gruppo di attori di ottimo livello, caratterizzato dai migliori performer dei libri di casting europei e statunitensi. Il controllo sull'apparato scenico è esemplare, e nonostante la natura plateale del testo sia di difficile assimilazione in alcuni frangenti per via della velocità chiaramente teatrale della sceneggiatura, l'allestimento dell'effigie viene gestita con grande misura ed una presa sicura nella successione di intrecci comici e scellerati, dando una prova di grande avvedutezza nella maniera del suo autore. Branagh e la Thompson sono ovviamente le maschere più suadenti dell'intera riproduzione dell'impianto rappresentativo, riuscendo contemporeaneamente a fomentare un'intercapedine perfetta tra i ruoli primari e secondari degli altri caratteristi; le loro presenze sono infatti le più pregiate e gradevoli. Sembra però non aver ottenuto una completa integrità descrittiva l'immagine cinica e perversa del perfido Don John (Keanu Reeves), così come stona leggermente il visetto poco espressivo e da spot pubblicitario di Robert Sean Leonard, rispetto a figure del calibro di Richard Briers e Denzel Washington (da segnalare altresì la parte di un'appena ventenne Kate Beckinsale nei panni di Hero, ed un curioso ingresso di Michael Keaton nel ruolo del grottesco guardiano Carruba). Ad ogni modo l'elaborato strutturale della pellicola, particolarmente degno di nota per il virtuosismo della sua progettazione, non può che essere la prova di come Branagh sia uno degli artisti più fidati e sagaci nella consegna di una libertà reinterpretativa, bilanciata ed ingegnosa, dei più noti componimenti letterari.

 

È con quest'opinione che rivolgo a tutti i miei più sentiti auguri di buon Natale e Santo Stefano!!

 

 

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