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Pranzo alle otto

Regia di George Cukor vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Pranzo alle otto

di darkglobe
8 stelle

La commedia tragica di una famiglia che affonda

Pranzo alle otto potrebbe essere definita una commedia tragica. Si tratta del primo film prodotto da David Selznick per la MGM oltre che tra i primi lavori del sommo Cukor, è il 1933 e siamo a soli tre anni dall'esordo hollywoodiano del regista. La sceneggiatura è tratta dall'omonima commedia di Edna Ferber e George S. Kaufman e venne elaborata da un formidabile trio fatto da Frances Marion, Herman J. Mankiewicz (futuro coautore di Quarto potere) e Donald Otgen Stewart, il quale ultimo, con la sua raffinatezza umoristica, dona un tono tra il sarcastico ed il tagliente ai dialoghi, che rappresentano uno dei pezzi forti del film.
Siamo in piena depressione post '29 e la storia ha il suo fulcro nell'organizzazione di un pranzo da parte della signora Millicent Jordan (Billie Burke), per ospitare due ricchi aristocratici inglesi di passaggio a New York, aristocratici che, alla fine, saranno gli unici a non presentarsi.


"Millie" fa parte della classica ricca famiglia americana, con il marito industriale di successo, lei dedita alle migliori amenità e la figlia in escandescenze amorose, schema familiare che ritroveremo con una rivisitazione totalmente diversa e meno drammatica in almeno un paio di film di La Cava, il quale sostituirà ai collassi economici familiari i sensi di colpa per l'"esser ricchi".
Mentre Millie mostra tutta la sua comprensibile incapacità nel portare avanti l'organizzazione del pranzo, totalmente ignara del cataclisma che sta per abbattersi, il marito Oliver (Lionel Barrymore), armatore di una un tempo gloriosa società di trasporto navale, cerca di arginare la probabile bancarotta, di cui è in parte colpevole un tanto rozzo quanto ignobile speculatore, Dan Packard (Wallace Beery), a cui, inizialmente ignaro, lo stesso Oliver si rivolge per tentare di ottenere un prestito. Fa da contraltare all'infido Packard la moglie Kitty (Jean Harlow), una svampita che passa le giornate a letto e se la intende col suo medico curante, il dottor Wayne Talbot (Edmund Lowe), proprio colui che diagnosticherà al povero Oliver una trombosi terminale. Sarà la stessa Kitty a minacciare il coniuge di danneggiargli la carriera politica se non retrocederà dai suoi intenti speculativi sulla compagnia navale.
A condire il quadretto c'è l'arrivo in città di Carlotta Vance (Marie Dressler), un personaggio impagabile per la sua sagacia ed ironia, ex-diva teatrale (ispirata alla popolare attrice di teatro e di cinema muto Maxine Elliott), amica della famiglia Jordan ed ex-amante dello stesso Oliver. Non manca un altro ex, l'attore Larry Renault (John Barrymore) ormai sul "viale del tramonto", alcolizzato e depresso ma disperatamente e segretamente amato dalla figlia dei Jordan, Paula (Madge Evans), che in teoria starebbe in procinto di sposarsi con un altro uomo, Ernest DeGraff. momentaneamente in viaggio d'affari.
Tutti questi personaggi faranno parte del pranzo finale, con la mestizia di Millie per le drammatiche condizioni di salute di Oliver, fatto che la condurrà a propositi più saggi, Paula che verrà ricondotta alla ragione da un tragico evento e dalle "lezioni di vita" di Carlotta e Dan che si impegnerà a sospendere la scalata ostile della compagnia navale e a sostenerla economicamente.


Quello che si percepisce durante tutto il film è un prolungato senso di fallimento e si fa quasi fatica a credere che si tratti di una commedia, perché in effetti di commedia si tratta, nonostante il suo carico di drammaticità che nasce dal contrasto insanabile tra l'apparenza e ciò che di umano si cela dietro la facciata di ciascun personaggio.
Apprezzabile è la coralità degli attori, sembra a momenti quasi una commedia teatrale per la formidabile intesa recitativa dei protagonisti e l'intreccio cadenzato delle vicende, praticamente tutte girate in interni, in cui nulla appare lasciato al caso e tutto pare avere un centro di gravità comune.
Sono gli anni della sopravvivenza, economica prima di tutto, con gli affanni di Oliver, che fa della pacatezza e della sua disperazione sommessa un personaggio che porta lo spettatore alla condivisione dei suoi affanni.
Ma quella sopravvivenza economica è anche l'arte di sopravvivere nella vita, come quella di Carlotta, donna saggia, con una saggezza che le ha impartito la vita e che la motiva a cullarsi nei rimpianti dei suoi mille amanti giovani - lei ora grassa e sfatta - , del successo teatrale e dell'agiatezza economica di un tempo, che ora è costretta a compensare svendendo alcuni dei suoi beni.
Di fronte a tale saggezza si contrappone la disperazione di Larry - quasi un Barrymore che interpreta se stesso - il quale, perfino umiliato dal suo agente a cui ha rifiutato una piccola parte, non riesce a convivere con l'ingombrante ricordo di quel che era, tanto da condurre la sua esistenza verso l'annichilimento finale.


Paula nonostante tutto sopravvive all'amore per Larry, gli eventi le insegneranno a prendere atto che alle svenevolezze sentimentali va anteposto il cinismo pragmatico e la solidità economica del suo attuale fidanzato.
Poi c'è Millie, che di fronte alla tragicità degli accadimenti familiari comprenderà che per tirare avanti dovrà abbandonare del tutto la vacuità del suo vivere quotidiano ed impegnarsi in attività ben più serie, come ad esempio la contabilità familiare.
Ed infine Kitty, platinata e sguaiata: la sua esistenza un po' stentata appare un misto di noia, edonismo, semplicità ed agiatezza derivante però dal vincolo del legame con un uomo umanamente pessimo; in fondo, pur se incenerita dalle acide battute della matrona Carlotta, si dimostra probabilmente la più nobile tra i protagonisti.
Un film che ha fatto storia e con il quale si sono dovuti confrontare molti registi negli anni a venire.
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