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Animal House

Regia di John Landis vedi scheda film

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La recensione su Animal House

di GIANNISV66
8 stelle

E' il 1978, e John Landis, giovane regista di belle speranze, fa le prove generali per il capolavoro che sfornerà da lì a due anni (l'ingeguagliabile The Blues Brothers) e il risultato è questo Animal House. Non è esente da difetti questo film, la tensione umoristica che travolgerà lo spettatore con la storia dei fratelli Jake ed Elwood qua è riscontrabile solo parzialmente, non manca qualche passaggio a vuoto e qualche momento di stanca. 
Eppure a rendere Animal House un qualcosa di notevole sono i colpi di genio che Landis sparpaglia qua e là, quasi a voler dare indizi allo spettatore di quello che è in grado di fare e che dimostrerà nella sua carriera successiva.
Non è solo la stracitata scena del toga party a rendere questa pellicola un cult-movie, ma la presa in giro spudorata e politicamente scorretta di una società americana che voleva tutte le ragazze, carine e biondine, impegnate a studiare da spose devote e tutti i ragazzi, belli e biondi pure loro, a prapararsi per il ruolo di marito perfetto e fedele alla patria e alla bandiera (oltre che alla moglie...o almeno così si sperava).
Spunto per questa solenne presa per i fondelli degli U.S.A. perbenisti degli anni 60 è la vicenda di due matricole al Faber College, Pinto (Tom Hulce) e Sogliola (Stephen Furst) che dopo un approccio poco felice con l'ultra-borghese confraternita Omega si ritrovano coinvolti da una banda di pazzi riunti sotto il nome di Delta.
Attraverso i membri del club Omega Landis bersaglia la middle class made in USA senza pietà o ritegno alcuno, mostrando la gamma del possibile americano medio, dal guerrafondaio pronto a condurre le sue truppe alla guerra e alla morte per il bene dello Zio Sam e della patria (e il suo destino infatti sarò quello di essere trucidato in Viet Nam dal suo stesso plotone) fino al perbenista arrampicatore di cariche e onori destinato a fare una fine non meno ingloriosa (per inciso del destino dei vari protagonisti il regista ci rende edotti attraverso una serie di didascalie poste sulle scene finali), circondati da fidanzatine perbenino (con evidenti fremiti erotici sotto la maschera delle ragazze di buona famiglia).
All'opposto ci sono dunque gli affiliati del Delta,  una banda di perditempo il cui unico obiettivo consiste nel far casino, agguantare fanciulle e bere alla grande. 
Leader del gruppo è Bluto Blutarski, un John Belushi giovanissimo eppure straordinario con quell'aria da alieno catapultato per caso sul nostro pianeta, capace di atteggiamenti assolutamenti contrastanti, ora quasi  letargico rispetto alla realtà circostante e un attimo dopo un vulcano in piena eruzione. 
Belushi non era comunque uno sconosciuto, all'epoca era infatti una stella affermata dello show televisivo Saturday Night Live, e prima ancora aveva lavorato per la rivista satirica National Lampoon, che fu non a caso la produttrice di questo Animal House.  Bluto è un agglomerato di comportamenti socialmente sconvenienti, una vera reazione al perbenismo degli U.S.A. anni '60 in forma umana, ma i suoi comprimari non sono da meno, adeguandosi al filone di follia che sembra possedere ogni membro della confraternita.

E quando l'espulsione sembra ormai profilarsi come inevitabile, ecco il colpo di genio di un toga-party (già ricordata sopra) durante il quale ne succederanno di tutti i colori, tutti si scateneranno sulle note di Shout degli Isley Brothers (qui eseguita dai fantomatici Otis & The Knights) mentre Otter (Tim Matheson) coglierà l'occasione per sedurre la piccante e annoiatissima moglie del Rettore.
Al putiferio seguirà un processo dagli esiti esilaranti, in cui lo stesso Otter sfodererà un discorso imprevedibile ("prendo io la parola, studio legge" - "ma non facevi medicina" - "ma è la stessa cosa no?") attraverso cui il buon Landis si fa beffe di un certo patriottismo bacchettone tipicamente staunitense.
Gran finale travolgente e titoli di coda che, come detto più sopra, rendono edotti gli spettatori sulle future carriere dei protagonisti, con sopresa finale per Bluto. Sbagliato usare il termine capolavoro, ma pur con le sue imperfezioni questo è assolutamente un film di culto.

Sulla trama

Bluto (John Belushi) suona la carica per la riscossa del Delta:
"Cosa? È finita? Hai detto finita? Non finisce proprio niente se non l'abbiamo deciso noi. È forse finita quando i tedeschi bombardarono Pearl Harbour?"
"I tedeschi?"
"Lascialo perdere, ormai è andato!"
"Col cazzo che è finita! E qui non finisce, perché quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare!"

Sulla colonna sonora

Un punto di forza di questo film. Abbiamo prima ricordato Shout, ma la vera canzone simbolo è Louie Louie dei The Kingsmen

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