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Boston - Caccia all'uomo

Regia di Peter Berg vedi scheda film

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La recensione su Boston - Caccia all'uomo

di maurizio73
5 stelle

Berg propone lo studiato efficientismo della costruzione cinematografica quale contraltare sintattico del razionalismo con cui l'America sa rispondere allo scomposto radicalismo che minaccia le fondamenta stesse del proprio ordine democratico: tra indissolubili valori familiari ed il civismo di una rigida organizzazione istituzionale.

Boston, MA, 04/15/2013. Il sergente Tommy Saunders ha appena compiuto un movimentato arresto notturno, ha il ginocchio destro male in arnese e soprattutto deve approfittare delle poche ore di sonno per riuscire a presenziare il giorno dopo come coordinatore del servizio di sicurezza durante lo svolgimento della maratona che si tiene ogni anno in occasione del Patriots Day. La sfortuna che lo perseguita però, sembra solo il triste presagio di uno dei giorni più funesti per la Nazione Americana dopo l'11 Settembre. 

 

locandina

Boston - Caccia all'uomo (2016): locandina

 

Tratto dal libro Boston Strong di Casey Sherman e Dave Wedge e sceneggiato a più mani dagli autori insieme al regista Peter Berg, è il programmatico manifesto di un film orgogliosamente autocelebrativo: un'occasione di festa che diventa evento luttuoso e che lo spirito nazionalistico trasforma presto nella cinematografica esaltazione della capacità di riscatto del popolo americano di fronte all'odio ed agli attacchi esogeni.
Niente di nuovo a cui il regista del patriottico neo-western di guerra precedente (Lone Survivor) non ci avesse abituati; la cosa che sorprende invece è quella della coralità di una struttura narrativa e di una messa in scena dal taglio pseudo-documentaristico che fa convergere nel luogo di una drammatica deflagrazione di morte, le vicende dei molti personaggi che vi saranno coinvolti per ricomporne quindi (letteralmente ) i vari frammenti fisici e morali nel generoso slancio di una coscienza sociale che si ricompatta prontamente tanto nei doveri pubblici quanto negli affetti privati. Certo, magari è un tipo di cinema che riesce meglio a gente come Greengrass o Van Sant, ma qui Berg dimostra di riuscire a governare le prevedibili istanze di una facile deriva della retorica patria, attraverso il ricorso all'azione e ad un punto di vista che privilegia l'oggettività del resoconto giornalistico alle pur presenti tentazioni del racconto edificante. Puntando sul ritmo, sull'ottimo montaggio e su una compagine di attori di rodata esperienza, Berg propone lo studiato efficientismo della costruzione cinematografica quale contraltare sintattico del razionalismo con cui l'America sa rispondere allo scomposto radicalismo con che minaccia le fondamenta stesse del proprio ordine democratico, facendovi confluire tanto i simbolismi di indissolubili valori familiari (l'amore coniugale, l'amore filiale, la solidarietà sociale) quanto quelli di una cultura civica fondata sull'organizzazione e la separazione dei compiti (la polizia locale, la polizia federale, la guardia nazionale). Ne emerge un paese multirazziale dove la diversità può essere una minaccia (i ceceni eversivi ma anche la moglie radicalizzata) ma diventa soprattutto una risorsa (la studentessa del MIT, il giovane cinese che incastra i terroristi, la sfortunata coppia che si esercita nella dizione e nella reciproca dedizione), come pure il luogo di una solidarietà umana disposta al sacrificio personale senza limiti di ruolo e di età anagrafica. Insomma l'occasione del riscatto che cade nella città simbolo di una celebrazione storico-sportiva ("3 sole cose si fanno al Patriots Day: Guardare la maratona, correrla e andare al Fanway a tifare Red Sox") che non ha finito di piangere i suoi morti recenti e vicini (la strage nella scuola di Newtown di 4 mesi prima) che già deve preoccuparsi di quelli più attuali e prossimi, ma che sa rialzarsi ogni volta nel nome del mutuo soccorso, dell'amore e delle discipline paraolimpiche. Tutto preciso e incastrato a dovere, compresi i titoli di coda con tanto di celebrazione degli eroi, preghiere per i morti e pena capitale per i colpevoli. Uno scherzo di autocritica in più avrebbe sicuramente giovato alla causa. Tra i migliori dieci film dell'anno al National Board of Review of Motion Pictures 2016. Oppure no?

 

 

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