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Goksung - La presenza del diavolo

Regia di Hong-jin Na vedi scheda film

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La recensione su Goksung - La presenza del diavolo

di supadany
8 stelle

Tff 34 – After hours.

A Na Hong-jin sono bastate due opere, The chaser e The yellow sea, per diventare un autore tenuto in seria considerazione e con The wailing gioca al rialzo, avventurandosi in aree più libere, nelle quali gli è possibile sbizzarrirsi e mettere in mostra il proprio talento figurativo, ma dove è altrettanto problematico mantenere il timone ben saldo.

Ammesso e non concesso che il rischio di debordare sia presente, la fascinazione trascina in un turbine senza fine di sangue e dolore, pioggia e mistero.    

In concomitanza con l’arrivo di un misterioso giapponese (Jun Kunimura), in un villaggio coreano cominciano a verificarsi strani episodi drammatici, inizialmente ricondotti a un avvelenamento da funghi.

Intanto, la gente del posto mormora e il poliziotto Jong-Goo (Do Won Kwak) comincia a credere che la verità debba essere ricercata altrove. Quando a essere colpita è sua figlia Hyo Jin (Hwan-hee Kim), si rivolge a uno sciamano e seppur con riluttanza dovrà accettare il confronto diretto con un’entità maligna dagli enormi poteri.

 

Do Won Kwak

Goksung - La presenza del diavolo (2016): Do Won Kwak

 

A volte è complicato applicare la ragione, soprattutto può portare nella direzione sbagliata, far perdere tempo prezioso, mettere in pericolo i propri cari. Diventa arduo trovare una sintesi, ogni scelta sembra condurre in un (altro) vicolo cieco, ammesso che la strada presupposta come corretta possa portare alla salvezza.

Marchiato 20th Fox, anche se in Italia sarà distribuito da Movies Inspired, The wailing è un salto triplo per Na Hong-jin che riprende la millenaria conflittualità tra ragione e paranormale, degenerando con stile in una mattanza incredibile, contrassegnata da parecchi ribaltamenti di fronte, con volti attoniti contrapposti alla fermezza di chi (o cosa) arriva da un’altra dimensione.

L’inquadramento è carico di elementi, partendo dalla pioggia, intesa come elemento fisico ma anche metafora delle catastrofi umane, che non lava più alcun peccato, ma un po’ tutta la natura, con un territorio sospeso tra l’aspetto rurale e un lembo di modernità, fornisce una cornice ideale.

Un riquadro che confluisce un gran senso d’atmosfera, uno sfondo indicato per un racconto altamente persuasivo, sospeso tra l’alchemico e il tangibile, in continua evoluzione, capace di cambiare pelle e restare in piedi anche al cospetto di scelte altamente pericolose, come può essere un insistito rito sciamanico.

In una narrazione in levare, che affonda sempre più la lama nella carne viva, l’ultima parte diviene ancor più caratteristica, forse tirata un po’ troppo per le lunghe, ma in grado di tenere comunque letteralmente incollati ai costanti cambiamenti dei punti di vista, quando tutto sembra risolto e invece occorre ripartire quasi daccapo, riformulare più di un pensiero.

Un’opera altresì ferocemente espressiva, nelle immagini così come nei volti, che possono raggelare il sangue, come accade per gli occhi rosso fuoco del misterioso giapponese, rappresentare lo sbigottimento di fronte a eventi inenarrabili o comprendere la felicità e poi l’oblio, come per la bambina vittima del male.

Un nutrito numero di fattori che rendono The wailing un’opera ricca di asperità, che scandaglia i generi mettendo i brividi, tra segni premonitori e spiriti maligni, abbondando in fatto di sangue e fango, ma ferendo anche spiritualmente, lambendo la follia.

Letteralmente diabolico e indomabile.

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