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Goksung - La presenza del diavolo

Regia di Hong-jin Na vedi scheda film

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La recensione su Goksung - La presenza del diavolo

di alan smithee
8 stelle

Una strana, inquietante epidemia rende mostri irragionevoli ed assassini tutti coloro che vengono contagiati.La polizia brancola nel buio e le leggende popolari aiutano con più efficacia a trovare spiegazioni plausibili. Il diavolo pare si sia manifestato sotto forma di un fantasma.Poliziesco-horror da brividi,di grande efficacia e presa emotiva.

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Un brano tratto dal Vangelo di Luca ed inerente il mistero della resurrezione, con il Cristo che invita i fedeli più scettici a toccare le proprie carni martoriate con ancora visibili i segni delle torture accusate durante il calvario sulla croce, ci introduce con una certa coerenza, anche se molto di tutto ciò lo capiremo più avanti, nella complessa, intricata vicenda.

In una contea di campagna, presso un villaggio modesto abitato da gente umile, alcuni omicidi terrificanti scuotono la tranquillità del luogo inducendo la polizia, che brancola nel buio, a propendere a spiegare gli accadimento come conseguenza di una strana, morbosa, orrenda epidemia. L’autorità segue la pista indicata dai più, ovvero quella dell’avvelenamento presunto da funghi tossici.

Un poliziotto di nome Jong-Goo, che vive nel posto, di animo piuttosto indolente e sfaticato, si occupa a malavoglia delle prime indagini, ma poi quando comincia a capire che pure la sua figlioletta presenta piaghe attorno al corpo e sbalzi d’umore che fanno pensare che stia incubando il male misterioso, ecco che lo stesso inizia a prendere sul serio l’indagine.

E considerati i pochi passi fatti avanti nelle investigazioni, decide di impegnarsi indagando di persona tra la gente coinvolta. Scopre che la gente si è fatta un’idea precisa su chi sia il responsabile, da tutti additato nella persona di uno straniero misterioso, un giapponese solitario che vive poco distante, di cui nessuno sa nulla di preciso, se non che pare abbia cercato di violare una donna, la quale da tempo vaga spesso nuda nella notte, pronunciando frasi sconnesse ed aggredendo la gente.

Venuto in contatto con uno sciamano, e considerato che la chiesa cattolica non gli offre aiuto alcuno se non generici inviti alla preghiera, il poliziotto si fa convincere a sottoporre la figlioletta ad una pratica di esorcismo.

In un crescendo di tensione, la situazione si complica ed i casi di follia aggressiva - che rende i colpiti dalla malattia come degli invasati senza tregua, quasi degli zombie - si moltiplicano in modo esponenziale.

Assieme ad un gruppo di amici e ad un prelato conoscitore del giapponese, Jong-Goo farà di tutto per venire a capo della tragedia, incerto se credere ai riti un po’ assurdi ma di una certa efficacia dello sciamano, o a quello che via via apprende nel corso della sua terrificante indagine.

Il gran regista coreano Na Hong-Jin di The Yellow Sea e di The Chaser ci incanta nuovamente con un noir poliziesco-orrorifico strambo e contraddittorio, ma girato splendidamente e molto affascinante.

L’indagine complessa e tortuosa si contorce su se stessa con lo svelamento graduale di verità che poi vengono contraddette, creando da un lato una certa confusione, lo stesso disagio che devasta il protagonista ed i suoi amici e colleghi.

Difficile credere ad una versione, e poi al suo esatto contrario, quando il fantasma, che poi è il diavolo in persona, potrebbe essere davvero lo straniero misterioso da tutti additato come colpevole, o invece una donna di belle sembianze che appare misteriosamente lungo il corso dell’insanguinata indagine.

Non è mai facile parlare del diavolo al cinema senza banalizzarlo, tantomeno risulta semplice rappresentarlo. Na Hong-Jin riesce a farlo e dalla sua rappresentazione se ne esce a tratti agghiacciati, a tratti sbalorditi ed increduli, come fossimo vittime consapevoli di uno scherzo pesante in cui non sappiamo più come raccapezzarci per venirne fuori.

Gran talento registico da parte di un autore che con soli tre film all’attivo può già far parlare di sé solo in modo positivo e lusinghiero.

E soprattutto gran spettacolo per un cinema coreano in gran forma da anni ormai, e che non cessa mai di stupirci ed entusiasmarci, anche quando, come in questo caso, a tratti sembra pure stia prendendoci in giro con i suoi toni grotteschi e forzati, le sue scene madri esagerate, i riti simil-woo-doo che sembrano spettacoli da fiera, l’atmosfera tetra e sanguinolenta, i cieli torvi e plumbei pieni di pioggia incessante, solcati dal volo nervoso di corvi spettrali.

 

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