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The Dinner

Regia di Oren Moverman vedi scheda film

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La recensione su The Dinner

di will kane
4 stelle

Uscito nel 2009, il romanzo "The dinner" di Herman Koch ha ispirato più di un soggettista, in vari paesi. Infatti, in Italia venne prodotto, nel 2014, "I nostri ragazzi", con Alessandro Gassman, Luigi Lo Cascio, Barbara Bobulova e Giovanna Mezzogiorno, e nel 2017 esce la versione americana, con Richard Gere, Steve Coogan, Rebecca Hall e Laura Linney. Interamente ambientata durante una cena, tra due coppie in cui gli uomini sono fratelli, tramite flashbacks, via via che la serata trascorre, emerge una realtà spinosa, oltre i convenevoli, le portate esclusive e l'ambiente elegante: i figli di entrambe le coppie sono coinvolti in una vicenda terribile, dato che sono responsabili della morte di una barbona. Fatto ulteriormente aggravato dalla ripresa dello sciagurato fatto con i cellulari, per poi diffondere i video sulla Rete. I due uomini, in velato conflitto da sempre, soprattutto quello che è professore universitario (Coogan) che cela dietro un sarcasmo acido un rancore mai sopito per l'altro (Gere), senatore ad un passo dal candidarsi per diventare governatore, sono divisi sul come gestire la cosa: se il primo tende a voler proteggere il figlio, nonostante sia di fatto il vero responsabile dell'accaduto, il secondo vuole che la faccenda diventi pubblica, per giusto tormento di coscienza. Le due donne si schierano nettamente per coprire il misfatto, argomentando la decisione con uscite assurde: progressivamente, si ha modo di constatare quanta ipocrisia e latente malvagità, pur di difendere i propri privilegi, posseggono tre su quattro dei personaggi in scena.  Steve Coogan, alle prese con il carattere più ostico, manifesta bene un vittimismo capace di giustificare ogni cosa, anche la più oscena, per rivalsa nei confronti del mondo, Richard Gere, che asseconda la regia stando un passo indietro eppure interpretando il personaggio che si espone maggiormente, Rebecca Hall svela in fondo l'opportunismo di comodo affidatale, e Laura Linney, come spesso ha fatto in carriera, riveste forse la peggiore dei quattro di una falsità e di una mancanza di coscienza ignobili ( sarebbe ora che questa attrice fosse premiata con un Oscar, per la bravura che ha mostrato in più di vent'anni di carriera, spesso in ruoli secondari ma incisivi). Benchè il film ponga una questione morale e civica di un certo impatto, puntando anche su un gioco d'attori oggettivamente riuscito, la regia di Overman appesantisce oltremodo la narrazione, arrivando ad una durata fuori luogo di due ore, che per una pellicola ambientata più che altro ad una tavola, è chiedere troppo allo spettatore: la parte più interessante è nell'ultimo terzo di proiezione, e ci vuole veramente tanto per far carburare la visione. 

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