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Atomica bionda

Regia di David Leitch vedi scheda film

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La recensione su Atomica bionda

di supadany
8 stelle

Atomica bionda è adrenalina pura, con un occhio di riguardo verso coeve passioni retrò: colonna sonora da masturbazione istantanea, eroina impagabile e uno sfondo affidabile. Senza voler sorprendere ma con la rara capacità di mettere insieme tanti pezzi giusti (e gustosi). Poche ambizioni, tanta saggezza (anche imprenditoriale).

Da un po’ di tempo a questa parte, al cinema, ma anche in televisione (vedi il successo fuori scala di Stranger things), azioni di tipo revival attecchiscono come poche altre, usufruendo di immaginari sedimentati nel tempo.

Nella fattispecie, la combo costituita dagli anni ’80, gli intrighi tra spie impegnate in una sfida all’ultimo tradimento e il famoso muro di Berlino pronto a cadere trascinandosi appresso una montagna di scorie, costituisce un fondale, fertile per l’immissione di una visione moderna, con divi e parecchia azione.

In quest’ultimo versante, il regista (finalmente) in pectore David Leitch aveva già dimostrato di saperci fare (John Wick, codiretto con Chad Stahelski) e questa volta rincara la dose, sfruttando la recente inclinazione action della star, anche produttrice, Charlize Theron (Mad Max: Fury road e Fast and furious 8), ormai calata alla perfezione sul ring della violenza (e a vedere il recente melò Il tuo ultimo sguardo, forse è proprio meglio così).

Atomic blonde, titolo che ha un eco ben più emblematico del morbido Atomica bionda (ma giusto in questi giorni, la Lucky Red ha affibbiato a The death and life of John F. Donovan di Xavier Dolan il titolo La mia vita con John F. Donovan, per cui questa riduzione pare innocua), non professa svolte innovative ma sa come difendere il fianco e quando attaccare, disponendo sul campo tutte le sue micidiali armi.

Berlino 1989, quando manca ormai poco alla demolizione del muro. In seguito alla morte di un suo uomo, l’Mi6 manda sul posto l’agente Lorraine Broughton (Charlize Theron) che dovrebbe capire cosa è successo e recuperare una fantomatica lista di nomi e attività, in possesso di Spyglass (Eddie Marsan).

Dovrebbe collaborare con l’agente David Percival (James McAvoy), inserito nell’ambiente da un decennio, ma già al suo arrivo le è chiaro che questa partnership non sia la più indicata. Inoltre, si mette di mezzo la spia francese Delphine (Sofia Boutella) e il quadro d’insieme diventa sempre più rischioso.

 

Charlize Theron, James McAvoy

Atomica bionda (2017): Charlize Theron, James McAvoy

 

Tratto dalla graphic novel The coldest city, Atomica bionda è costruito con attenzione, posizionando, laddove occorre, tutti quegli elementi prodromici all’assuefazione.

Prima di tutto, la sceneggiatura non sarà un fulmine di guerra ma è comunque attenta, costruisce i conflitti necessari e permette all’azione di ergersi a protagonista assoluta, sfogandosi senza freni.

Spesso e volentieri, quest’ultima ha escalation pulp, parte all’improvviso e non è quasi mai artificiosa, portandosi appresso le ferite, che fanno male sul serio, come il viso di Charlize Theron mette ben in chiaro fin dalla prima apparizione, facendo vigoroso ricorso a qualunque oggetto contundente capiti a tiro dei soggetti coinvolti.

In questo versante, sono riversate le principali preoccupazioni della produzione: il budget, assai intelligente (in quanto vuol dire, guadagno quasi sicuro), di trenta milioni di dollari è ben investito, l’azione ferisce e in un vpaio di casi va oltre al semplice espletamento della sua funzione, regalando sequenze da fiato sospeso ed elaborate con il compasso anche nelle riprese, denotando lo scrupolo dispositivo di David Leitch (già, meritatamente, sotto i riflettori, è lui che dirigerà Deadpool 2).

Seguendo la medesima operatività, non si fa nulla per evitare l’effetto nostalgia, quel richiamo primordiale che per gli spettatori con una certa esperienza è inevitabile, assumendo i connotati di una specie di trappola (assolutamente voluta, praticamente un ricatto): il repertorio prevede il manifesto di Stalker di Andrej Tarkovskij, proiettato in un cinema, cui fa seguito una veloce visuale su Tetris, videogioco tra i più simbolici per un’intera generazione analogica, per poi intensificarsi con la colonna sonora, che alla lunga è semplicemente masturbatoria.

Infatti la selezione va ben oltre alla semplice compilation di hit del periodo, esercitando ancora il circolo vizioso del richiamo (spinto al massimo con Under pressure, con quel David Bowie che conduce diretto a Christiane F. Noi i ragazzi dello zoo di Berlino), sfruttando i grandi nomi (London Calling dei The Clash e Behind the wheel dei Depeche Mode, tanto per citare due pezzi esagerati), facendone spesso uso a livello pratico, ad esempio per alterare i rumori di scena o per celare la voce, nascondendo quanto detto, perseguendo fini narrativi.

 

Charlize Theron

Atomica bionda (2017): Charlize Theron

 

Tutte queste iniziative vanno a buon fine, idem dicasi per il cast: Charlize Theron è un passo oltre, ammaccata da tanti corpo a corpo ma sempre celestiale, James McAvoy conferma la sua validità anche da viscido in canotta e cappotto, Eddie Marsan stende con uno sguardo che rimane appiccicato alla memoria, John Goodman è un soprammobile fin troppo pregiato per l’utilizzo che se ne fa, Toby Jones trova nella posa forzatamente immota l’espressione più consona, mentre Sofia Boutella viene finalmente identificata (tra Kingsman: Secret service, Star Trek: Beyond e La mummia siamo stati abituati a non vederla per quel che è), come contraltare moro della protagonista, meno esperta sul campo così come nella realtà della sua carriera di attrice (che, per inciso, ha già tutto ciò che occorre per vederla emergere).          

Aggiungendo la fotografia di Jonathan Sela, già all’opera con l’autore in John Wick, che ricerca pervicacemente i toni freddi, senza rinunciare alle luci al neon ogni qualvolta sia possibile, e seguendo il motto per cui non ci si può fidare di nessuno e ingannare chi inganna dà il doppio del piacere, con qualche spunto di ironia caustica e insediandosi in un momento iconico come pochi, la caduta del muro di Berlino, Atomica bionda trova tutte le sponde necessarie per ghermire una trama di routine, ma comunque organizzata quanto basta, tra accelerazioni e flessioni, con momenti plurimi di puro godimento, visivi e uditivi che essi siano.

Intorno al nocciolo c’è tanta polpa, abbastanza per volerne succhiare ancora (il film si chiude senza rimandare nulla, ma un secondo capitolo è solo questione di volontà, risultati e occasione). 

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