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Qualcuno volò sul nido del cuculo

Regia di Milos Forman vedi scheda film

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La recensione su Qualcuno volò sul nido del cuculo

di Baliverna
8 stelle

Questo fa sicuramente parte dei film indimenticabili, nel senso più letterale della parola. Chi l'ha visto, difficilmente se lo dimentica. Certo, poi è anche un bel film, anche se non piacevole in più di un momento. Il merito va, oltre che alla regia di Forman, anche a Jack Nicolson assieme a tutti gli interpreti dei matti. Ognuno di loro ha qualcosa di peculiare e che colpisce, ed è un matto (o che tale si crede) molto credibile.
Quanto a tematica, il film è certamente un atto di accusa contro certi manicomi che sono praticamente delle prigioni dove si pratica non la tortura fisica, ma quella psicologica e morale. Essa è ammantata di buone maniere, di pretese scentifiche, e di belle parole, le quali la rendono forse ancora più terribile. La convivenza in uno spazio limitato non sarebbe tanto difficile se persone come la capoinfermiera e certi assistenti non la rendessero tale con la loro ottusità, e sottile crudeltà.
Ma io non mi fermerei qui. La metafora socio-politica, secondo me, non è neppure troppo velata. Non va dimenticato che Milos Forman proveniva da una Cecoslovacchia col piede sovietico sopra il cuore, e doveva scuotere la testa mentre seguiva dagli USA le vicende del suo paese. Già alcuni suoi film cecoslovacchi erano delle pungenti critiche al regime politico che deteneva il potere. Se ho capito bene, Forman è un oppositore del comunismo di stampo non cristiano o capitalistico, ma anarchico e libertario, un po' come il protagonista. Infatti questo film può essere letto anche come un duro atto di accusa ai regimi politici oppressivi che conculcano la libertà individuale, rendono la vita grama e, direi anche, rendono spostate e disadattate le persone più deboli e incapaci di opporsi. Chi avrebbe solo bisogno di un po' di comprensione, di pazienza, di aiuto, in quel manicomio diventa realmente matto. Il ragazzo, dal canto suo, è reso pazzo già in casa propria, ad opera di una madre iperpossessiva. La lobotomia che colà si pratica, infine, chiude il ciclo dell'orrore. Il riferimento ai regimi dell'Europa dell'Est è confermato anche dall'unico stralcio di televisione che si sente in sottofondo, dove non a caso si parla proprio del muro di Berlino e della ritrosia delle autorità tedesco-orientali a concedere visti ai loro cittadini.
*** ANTICIPAZIONE DEL FINALE *** Il fatto, però, che il "disturbatore" del manicomio non fugga, per uno stupido rinvio, nell'unico momento in cui potrebbe veramente farlo, è forse una constatazione amara sull'incapacità di cogliere le occasioni al volo da parte degli oppressi. *** FINE ANTICIPAZIONE ***.
I momenti più riusciti sono forse il protagonista che insegna agli altri internati a giocare a pallacanestro e la fuga con gita in barca. Altri momenti, si ricordano per sgradevolezza e tragicità. I personaggi memorabili sono secondo me lo "zombie", il "grande capo", il "barbone" quasi muto, e lo "stanco".
Non è un capolavoro o un film perfetto, ma è una visione obbligatoria sia per gli amanti del cinema che per gli occasionali fruitori.

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