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Star Wars: Gli ultimi Jedi

Regia di Rian Johnson vedi scheda film

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La recensione su Star Wars: Gli ultimi Jedi

di Souther78
5 stelle

Insomma, anche in questo caso un giudizio dicotomico: un 7 per uno spettacolo visivo e pirotecnico tutto sommato affascinante, un 3 per un episodio di una saga che con essa non ha niente a che fare, e che ne affossa lo spirito, travolge i protagonisti, violenta la storia e raggira i sognatori che si sono fatti ispirare per decenni.

Star Wars. Recita la locandina.

Star Wars. Recitano i titoli di testa.

Star Wars. Recitano i titoli di coda.

Per fortuna c'è scritto, e ci viene ricordato spesso, che si tratta di Star Wars. Perchè, senza leggerlo, il dubbio potrebbe sorgere.

Di cosa stiamo parlando? Di un film di fantascienza? Di intrattenimento puro? Allora in questo caso il film si merita il suo 7/10. Non un 8, e certo non più di quello. Ma un 7 sì. Perchè intrattiene, affascina, e non annoia. Certo, è semplicistico. La trama fa acqua da tutte le parti e manca un filo narrativo. Però gli effetti speciali tengono banco e in qualche modo il tutto regge. Non foss'altro che più di qualche volta lo sviluppo dei fatti tradisce le facili aspettative dello spettatore, rendendo piacevolmente sorprendente un risvolto inatteso. Un plauso pure all'introduzione di tematiche "animaliste": dal vegetarismo allo sfruttamento degli animali (cani, cavalli) negli spettacoli inutili e cruenti.

Ma se parliamo di un film della saga di Star Wars, non ci siamo. Non c'è niente da fare. La saga originaria era un sogno. Era letteralmente il prodotto di un sognatore, che si dipanava attraverso tre lungometraggi con un impianto narrativo che aveva un capo e una coda, con protagonisti dal carattere e dalle caratteristiche spiccati e distinguibili, ognuno con il proprio bagaglio di esperienze e ognuno con una crescita del personaggio nel tempo. Qui chi abbiamo? Un protagonista non c'è. E meno male, perchè quello che avevano tentato di far passare come protagonista con il film precedente, forse dopo aver raccolto il sentire collettivo, è stato giustamente relegato sullo sfondo e totalmente tralasciato in questo episodio. Ma i comprimari sono quasi tutti anonimi, compreso Benicio del Toro, che poteva rappresentare un valore aggiunto e che è stato infilato in un ruolo in cui non c'entra niente e con un personaggio che non apporta alcunchè. Idem per Laura Dern. Il malvagio figlio di Han Solo continua ad avere la presenza scenica e la cattiveria di un soprammobile impolverato.

La sottile ironia che attraversava la saga originaria qui si è perduta in una ostentazione di gag demenziali che strizzano l'occhio alle serie tv contemporanee, con il risultato di stroncare il pathos e la credibilità anche di quelle poche scene che potrebbero averne, e togliere continuamente l'illusione scenica. E' come se d'un tratto si passasse dall'essere calati nella rappresentazione di un dramma dalle tinte fosche a un mediocre cabaret di provincia, che ci ricorda come in effetti è tutta finzione, che però si smonta da sola togliendosi quella poca credibilità che avrebbe potuto avere.

E, a proposito di credibilità... qui siamo ben oltre qualsiasi sensatezza.

E va bene: l'universo di Star Wars ha esplosioni nello spazio rumorose. Lo sappiamo. Ha anche piloti con riflessi disumani, capaci di pilotare a centinaia di migliaia di chilometri orari navicelle in stretti pertugi, meglio dei computer. Ma qui siamo al di là del bene e del male: si va dalle sopravvivenze miracolose con tanto di autolocomozione stile Superman (con tanto di mano protesa) alle morti insensate, ridicole e del tutto gratuite. E che dire dei cannoni che sparano colpi (laser) con traiettorie paraboliche, come l'artiglieria sulla terra che subisce la... forza di gravità. Però il laser non ha massa e nello spazio non c'è gravità per attrarla. Arriviamo poi a navi stellari che, messe peggio di utilitarie elettriche, sono a corto di benzina, e incrociatori stellari che, peggio dell'Enterprise anni '60 con Scotty che un altro po' doveva spalare a mano il carbone nei reattori per accelerare, non riescono a tenere il passo di carabattole ribelli. Ma il capolavoro dell'assurdo è l'astronave che non ha l'autopilota. Ce l'hanno gli aerei da decenni. Perfino le auto hanno il cruise control... ora pure con il radar. Perfino su una 500 del 1968 potevi mettere un mattone sull'acceleratore, legare lo sterzo e farla andare dritta senza nessuno a bordo. Ma no: le astronavi di Star Wars 2017 senza un umano (sempre quello con riflessi sufficienti al massimo a fargli guidare veicoli a poche centinaia di km all'ora, che però qui acquisisce facoltà supereroiche) non vanno manco dritte a velocità costante nello spazio vuoto. Il che è poi buffo perchè, contrariamente a quanto dichiarano, poi in realtà ciò succede lo stesso per mezzo film... e tanto è vero che pure quello che dovrebbe pilotare non muove un dito finchè non decide di cambiare rotta, eppure la baracca continua a muoversi. 

Le ambientazioni, da sempre fiore all'occhiello della saga, per fantasia, bellezza, pregio fotografico, e per la capacità di rappresentare altri mondi e immaginare altre culture, qui sono ai minimi storici. Perfino peggio del precedente lungometraggio: luoghi banali, per nulla vari, mostrati poco e senza alcun pregio fotografico, salvo un paio di inquadrature sopra la media.

 

Alla fine tutto - ma proprio tutto - scorre sui binari del copione in modo atroce: non c'è un avvenimento che sembri naturale all'interno della narrazione. Le cose succedono perchè... devono succedere! Uno deve morire... muore! Uno deve vivere... vive! Uno deve fare la battuta da cabaret... fa la battuta da cabaret. E questo è quanto. 

Questa saga di Star Wars rispecchia i nostri tempi: i sogni cedono spazio al commercio. I valori sono sempre più pallide imitazioni rituali di concetti sempre più lontani da noi. Gli spettatori sono sempre più bancomat e meno persone. I film sono sempre più telefilm.

La cosa più triste di tutto ciò? Il cinema è nato come un sogno, ma ogni anno che passa si trasforma nell'ennesimo espediente per generare profitto. Nemmeno i sogni è più dato sognare. Neppure al cinema.

 

"Perchè?" è il quesito che mi ha accompagnato di più durante e dopo la visione del film. Perchè hanno dovuto inserire tante incongruenze, assurdità, forzature, e scempiaggini? Perchè accade quello che accade? Non c'è un'evoluzione della trama: c'è un accatastamento di eventi. Perchè hanno dovuto sparpagliare morti illustri a caso in ognuno di questi film? Forse che è un espediente per stupire gli spettatori? O semplicemente per fare piazza pulita con nonchalance? I protagonisti della saga originaria, al pari della seconda, rimanevano grossomodo invariati e attraversavano gli episodi secondo un criterio. Qui domina solo l'insensatezza.

 

Insomma, anche in questo caso un giudizio dicotomico: un 7 per uno spettacolo visivo e pirotecnico tutto sommato affascinante, un 3 per un episodio di una saga che con essa non ha niente a che fare, e che ne affossa lo spirito, travolge i protagonisti, violenta la storia e raggira i sognatori che si sono fatti ispirare per decenni.

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