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Barabba

Regia di Richard Fleischer vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Barabba

di sasso67
6 stelle

Della serie: cosa successe dopo? Il film diretto da Fleischer (ma pare che la prima scelta di De Laurentiis per la regia fosse stato Fellini) ipotizza cosa fu dell'oscura figura di Barabba, il bandito che fu liberato da Ponzio Pilato al posto di Gesù. All'inizio, siamo nella convenzione, con un Barabba che non è l'agitatore che abbiamo visto in altre ricostruzioni, ma un volgare ladrone di strada, abituato a vivere nelle bettole e ad intendersela con donne di malaffare. Il primo turbamento religioso gli deriva dalla fine di una donna, Rachele, che muore lapidata, martire della nuova fede. Ma poi riprende la propria vita di malfattore e, arrestato, viene inviato dai Romani nelle miniere di zolfo della Sicilia. Lì conosce un giovane cristiano, Sahak (interpretato da Vittorio Gassman), che riconosce in lui il condannato, liberato invece del Cristo. A causa di un crollo nella miniera, Barabba rivede la luce dopo vent'anni di lavori nelle viscere della terra: in sostanza, anche il ladrone risorge, sebbene ci metta ben più di tre giorni.
Preso insieme a Sahak al servizio di un dignitario romano, viene da questi portato a Roma e destinato, insieme al compagno di sventura, ai combattimenti gladiatori. Il giovane, vinto un combattimento, rifiuta di uccidere l'avversario, in quanto contrario alla dottrina cristiana e viene a sua volta giustiziato. Barabba, sconfitto, il gladiatore più esperto e temibile, un colossale vichingo di nome Torvald (impersonato da un sinistro Jack Palance), non gli riserva alcuna pietà. Tuttavia, portato il cadavere di Sahak ai suoi amici cristiani, viene convertito dall'apostolo Pietro in persona e, dopo avere creduto che l'incendio di Roma appiccato da Nerone fosse opera dei cristiani, rimbrottato dal successore di Gesù, si redime e muore, anch'egli martire, sulla croce.
Pur scontando un'impostazione che tende a fare del bandito un nuovo martire della fede cristiana, una sorta di San Barabba (consiglio l'ascolto della canzone Barabba superstar, dei Figli di madre ignota, dall'album Combat Disco Casbah, del 2012), il film di Fleischer è originale per avere per la prima volta impostato un colossal dal punto di vista della povera gente, del volgo che affollava le vie di Gerusalemme, di chi se ne fregava della politica e della religione. Va detto, poi, che il film si anima nelle sequenze ambientate nell'arena gladiatoria, dove la tecnica del regista americano dà dei punti al celebrato Gladiatore di Ridley Scott. Sono buone le interpretazioni (Quinn fa la sua dignitosa figura, come sempre) e resta impresso nella memoria soprattutto il terribile gladiatore cui dà volto camuso e corpo intimidatorio il grande Jack Palance, perfetto per la parte di un uomo che vive per combattere al motto di mors tua vita mea, fregandosene perfino della libertà.

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