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High Life

Regia di Claire Denis vedi scheda film

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La recensione su High Life

di alan smithee
9 stelle

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CINEMA OLTRECONFINE 

Non nuova alle sperimentazioni sui vari generi cinematografici in qualche modo estranei al suo abituale, controverso, spesso spigoloso stile di cinema - si pensi all'incursione horror con il sanguigno Trouble Every Day - Mangiata viva del 2001 con la coppia dannata Vincent gallo Beatrice Dalle - è un piacere e soprattutto, a visione ultimata, un'emozione forte trovare la regista eccezionale come Claire Denis impegnata in un film di fantascienza, produzione anglosassone forte di un cast variegato ed internazionale a dir poco eccezionale.

Cosa ci fanno un padre amorevole ed una neonata dolcissima dentro una navicella spaziale resa autosufficiente grazie ad una tecnologia in grado di autorigenerare acqua, ossigeno, ed ospitare una coltura di vari ortaggi atti a sfamare l'equipaggio? e come mai ci sono solo loro dentro l'astronave vintage che li ospita con amorevole e servile messa a disposizione?

La elaborata sceneggiatura che si poggia con destrezza su più orizzonti temporali, ci spiega tutto anche grazie a puntuali flash illustrativi che servono a dar pace ai nostri molteplici interrogativi.

Capiamo quindi che il Governo ha deciso di fornire una chance ai delinquenti destinati a condanna a morte: gli si offre come alternativa, quella di far parte di una spedizione spaziale volta a esplorare i luoghi più lontani che oltrepassano la nostra galassia, alla ricerca di verità e testimonianze su fenomeni ancora misteriosi come la presenza dei buchi neri.

Il nostro papà è uno tra questi assassini destinati a questa missione incognita: ci verrà anche spiegata la dinamica che lo ha targato come assassino, attraverso uno stiloso flash-back fulmineo e sgranato, tutto causa-effetto, in grado di illuminarci in pochi istanti.

Il fatto che l'uomo sia solo con l'infante, è frutto di una serie di tragiche, violente circostanze inerenti l'atteggiamento che caratterizza i controversi individui che popolano l'astronave: personalità anche brillanti, ma certamente portatori addentro di sé di tare o disfunzioni mentali che li hanno trasformati, sul pianeta Terra, in assassini seriali o comunque in persone così pericolose che la società ha deciso cautelativamente di sbarazzarsene in modo definitivo.

Tramite una visione tarkovskiana quieta e un po' vintage dello spazio, cupo e insidioso, freddo ed ostile, ma anche suo malgrado accogliente, nella sua apparente inospitalità, come un immenso ventre oscuro, la Denis ci conduce verso il limite di un mistero universale che si rispecchia in qualche modo nei misteri della creazione che si annidano nelle viscere di un ventre materno nel suo compito di donare e propagare la vita.

Una nuova esistenza che parte libera da ogni convenzione preimpostata di natura terrena, seppur inesorabilmente imprigionata in una scatola asettica che galleggia e fluttua verso una meta misteriosa e piena di incognite.

Ne scaturisce un film meraviglioso, dai tratti da un lato improvvisamente agghiaccianti ed efferati, spietati ed inesorabili senza dare allo spettatore preavviso alcuno, né avvisaglie di sorta, come a lasciarlo in preda ad una ciurma di assassini instabili e completamente fuori controllo; ma non estraneo, a ben vedere, a farsi portatore di un messaggio di speranza, quella che nel finale la pellicola non può fare a meno di proporci come eventualità plausibile.

Il cast raggruppa attori da urlo come il divo Robert Pattinson, padre suo malgrado, assassino per caso e genitore a tradimento, ma amorevole, di cui anche la macchina della regista si innamora, infatuandosi dei suoi lineamenti, esplorandolo in tutte le sue inflessioni espressive e tra le pieghe di ogni sfaccettatura del suo bel viso particolarmente incline alla meraviglia che si intravede nell'espressione innocente, luminosa ed incosciente di un infante.

Poi Juliette Binoche, strega spaziale della fertilità dalle lunghe chiome corvine, fattucchiera e tesoriera dei liquidi riproduttivi, madre che dà e toglie la vita a proprio indecifrabile arbitrio, qui finalmente artefice dell'impossibile, donatrice di vita e dunque di speranza in una continuità di razza partendo da una nuova innocenza e consapevolezza di sé.

E infine, tra gli altri attori coinvolti, la iconica Mia Goth, l'attrice giovane dei registi che contano, si potrebbe ormai definire: von Trier, Guadagnino e Denis sono un bel modo per avventurarsi da protagonista addentro una carriera cinematografica che reputiamo potrà sorprenderci. Lei nel film, madre per inganno, si immola a cavia tra le cavie, destinata a percorrere luoghi e situazioni in cui le dimensioni e la tridimensionalità sono concetti superati e inefficaci che è necessario lasciarsi alle spalle.

Forte di una sceneggiatura che pare talvolta nicchiare, ma si dimostra al contrario vivacissima ed in grado pure lei di viaggiare nel tempo, oltre che nello spazio, High Life si fa forza di una direzione viscerale, con rimandi evidenti alla morbosità cronenberghiana, impossibili da non percepire; e, come corredo esclusivo,  immagini sporche affascinanti di un passato che torna improvvisamente a farsi sentire, sotto forma di rimorso o altro dolore lancinante; e ancora scenografie ovattate e vintage che conducono il nostro devastato equipaggio lungo una sorta di santificante ma pure dannato calvario spaziale che in qualche renderà ognuno immortale. Da brivido.

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