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Paterson

Regia di Jim Jarmusch vedi scheda film

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La recensione su Paterson

di alan smithee
8 stelle

Paterson vive e lavora a Paterson: fa l'autista di bus ma sogna la poesia;anzi la scrive,provando di questa passione le emozioni che la sua vita ordinaria non potrà mai dargli.Jarmusch sembra scherzare, ma lancia messaggi universali nascosti dietro la quiete ordinaria della vita di tutti i giorni. E ci fa stare bene in due ore di bizzarra tenerezza

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“Tradurre una poesia è come fare una doccia con l'impermeabile”. Questa è la verità che apprende il nostro protagonista, aspirante poeta con un certo estro per i componimenti minimali e introspettivi. Ovvero la sensazione di chi non può avvertre il piacere dello scroscio d'acqua sulla pelle. Jim Jarmush è già di suo il poeta cinematografico della vita di tutti i giorni: non certo in ogni suo impegno cinematografico, ma qui ed altrove descrive meglio di chiunque altro la routine quotidiana dei gesti sempre uguali, che tuttavia riescono a racchiudere nella loro rituale gestualità attimi e sensazioni che sono essi stessi poesia pura. Paterson è un autista d'autobus amante del componimento poetico, sposato con una bellissima donna, di professione casalinga (la interpreta con dolcezza incantevole Golshifteh Farahani, una delle donne più belle al mondo, tuttavia credibile nei panni di una bizzarra quant intraprendente casalinga dagli istinti cromatici sviluppati), con aspirazioni a costituire un'attività commerciale specializzata in muffin al cioccolato e glassa bianca, ed in generale totalmente affascnata dal contrasto tra il colore nero ed il bianco.

Paterson vive nella città di Paterson, e guida il bus ogni mattina portandosi la sporta col mangiare che l'amorevole moglie gli prepara, non senza una ironica stravaganza di fondo ad ogni pietanza. Seguiamo i coniugi, senza figli ma con un smpatico buldog di nme Marvin, lungo tutta una settimana lavorativa, nella quale piccoli grandi avvenimenti indurranno entrambi i membri della coppia, ma soprattutto Paterson, a prendere coscienza di quello che si è, restando fedeli ai propri interessi, ma senza prendersi troppo sul serio. Adam Driver, andatura ciondolante come Pippo della Disney, gambe storte e facci simpatica ma asimmetrica che lo rende interessante e forse attraente, riesce a stupirci nuovamente regalando al film una interpretazione straordinaria che potrebbe assicurargli il premio per la migliore interpretazione (peraltro già meritatamente conquistato a Venezia qualche anno addietro con Hungry Hearts di Costanzo).

Ma Jarmusch è ancora più grande, abilissimo a scandirci le giornate secondo un abitudinario costante modo di operare che, più che incutere monotonia, dà al contrario un senso di sicurezza e ci immedesima attorno ad un focolare domestico i cui benefici, in termini di sicurezza psico-esistenziale, ci vengono chiariti in modo manifesto.

Un guasto all'autobus, un goffo salvataggio nei confronti di un malato d'amore non corrisposto al solito bar serale, la passeggiatina con Marvin, autore di piccoli ma fondamentali dispetti occultati con furbizia, ci aiutano a capire come la famiglia, gli amori corrisposti, i propri interessi, le attitudini e ciò che più ci attira nella vita , sono davvero il ale della nostra esistenza, e ci sono davvero poche altre cose che contano di più per ruscire a farci stare bene nella semplicità di ogni sfaccettatura quotidiana. Paterson è un piccolo grande film che sa divertire e commuovere, caratteristiche comuni a molto cinema di Jarmusch.

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