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Arrival

Regia di Denis Villeneuve vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Arrival

di giansnow89
4 stelle

Deludente.

Poche cose mi fanno imbestialire più di certi film, ciclicamente propinatici, spacciati per Alta Fantascienza dalla critica che ne sa. Pellicole che si piccano di poter riscrivere le regole del genere, quando a scolpire in favore dei posteri le tavole della legge dello sci-fi ci hanno già pensato Kubrick, Spielberg, Carpenter, Ridley Scott. Pensare di rivoluzionare quanto è già perfetto per sua natura appare come un insulto alla storia della cinematografia, figlio anche di una buona dose di tracotanza. Ma l'improvvido Villeneuve vuole sbatterci la testa di persona, e propone questo mappazzone, a metà fra il sentimentale e il bellico e il cinema di riflessione, una grande ammucchiata che con la Fantascienza con la effe maiuscola non ha proprio nulla a che spartire. Tutt'al più, il massimo complimento che gli si possa rendere è di essere la versione irrancidita di Incontri ravvicinati del terzo tipo

 

Per esempio, non so quale morbo affligga certuni registi di fantascienza che si sentono in obbligo di militarizzare sempre tutto, di rendere così pesantemente (e pedantemente) marziali i rapporti fra i personaggi, i dialoghi, le situazioni. Con il risultato che si è portati a percepire un vento di propaganda pro Usa anche dove questo non c'è (i soldati in questo film fanno fondamentalmente la figura dei babbei, però intanto il regista ci mostra la potenza del loro apparato militare, le loro risorse, le loro tecnologie supermegaavanzate). Il sottotesto, sicuramente involontario, per carità, che il film pare suggerire è: se mai un giorno le nazioni del mondo saranno finalmente unite in comunione fraterna, ciò avverrà solo grazie agli Stati Uniti d'America. Grazie tante. Pellicole orribili come Armageddon sono state democraticamente stroncate per molto meno. Dio benedica sempre Starship Troopers per aver demistificato definitivamente il militarismo gratuito di questi filmacci, e conservi in buona salute Mars Attacks! per averne ridicolizzato il fattore politico-propagandistico. 

 

Arrival fonda parte delle sue speranze - ahimè, clamorosamente malriposte - in una bizzarra teoria (Sapir-Whorf) che istituisce una corrispondenza fra il linguaggio e gli schemi di pensiero. Teoria fra l'altro ampiamente contrastata dagli esperti del settore, e che in ogni caso non spiega perché mai una persona, imparando a comprendere la lingua di alieni che posseggono una diversa concezione del tempo, dovrebbe riuscire a prevedere il futuro. En passant, il processo di comprensione di detta lingua occupa circa la metà del film, in cui non accade assolutamente NULLA. Prendiamo un altro film di fantascienza che ha fatto molto discutere come Interstellar. Nolan sulle spiegazioni assurde ci ha costruito la sua carriera di regista, cionondimeno la segreta bellezza del suo cinema sta nel fatto che l'assurdo non appare mai troppo assurdo ed anzi, tutto sembra sempre andare magicamente al proprio posto. Dopo la visione del film di Nolan lo spettatore prova vivo appagamento; Villeneuve invece complica le idee al suo spettatore, presentandogli prima uno pseudodramma familiare, poi no, vi mostreremo un nuovo originalissimo scontro fra alieni e terrestri, anzi no ci siamo sbagliati, facciamo una lectio magistralis sul linguaggio, anzi, viva la pace e viva gli Stati Uniti che l'hanno portata nel mondo, e poi, colpo di scena finale, la protagonista ha guadagnato per bontà divina dei poteri magici che le permettono di vedere nel futuro e quindi tutto ciò che avevate visto all'inizio del film è collocato cronologicamente dopo le vicende del film. Eh?! Appunto. 

 

Dulcis in fundo, Villeneuve fin qui ha toppato per tre volte consecutive la scelta dell'attore protagonista del suo film: prima Blunt in Sicario, poi Adams in Arrival e infine flopperà in maniera squillante anche con Gosling in Blade Runner 2049. Benvenuti nel decimo cerchio dantesco dell'Inferno, quello dell'inespressività. Ma se nel primo film perlomeno veniva in suo soccorso un plot convincente e a prova di noia, così non è per sua sventura negli altri due casi. Il limitato arsenale di espressioni dei due protagonisti si adegua magnificamente a una regia e ad una narrazione piatte, fredde, impersonali. Caro Denis, la prossima volta che giri un film di fantascienza fammi un fischio, che provvederò ad organizzarmi diversamente la serata, con educazione e simpatia.

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