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Il nome della rosa

Regia di Jean-Jacques Annaud vedi scheda film

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La recensione su Il nome della rosa

di LorCio
6 stelle

Umberto Eco scrisse “Il nome della rosa” all’alba degli anni ’80 e fu subito successo. Ma mica un best seller come tanti: l’opera del professor Eco fu una vera pietra miliare nella storia della letteratura mondiale, rinverdì un genere, lo combinò con tematiche apparentemente estranee a quel periodo e diede vita ad un filone fortunato. Premio Strega 1980, la fama de “Il nome della rosa” indusse a portarlo sul grande schermo. La regia fu affidata a Jean-Jacques Annaud, europeo e con larghe ambizioni, e il ruolo del protagonista a Sean Connery. Una scelta interessante: è come se l’agente segreto al servizio di sua maestà la regina James Bond trasferisca la propria attività nel 1327, in un ambiente al di fuori del glamour del secondo novecento, più fosco, cupo, ma con la stessa ironia di fondo. Il film fu un successo annunciato e rese il romanzo un vero long seller, buono per tutte le stagioni. Ma non è tutto oro quel che luccica. Diciamolo, non è che sia un film molto fluido. Spesso è prolisso -ma cercate voi di comprimere le 500 pagine e passa di Eco in un film di massimo due ore!-, la narrazione è ostica, il linguaggio misterioso. Ma sta qui il fascino di un film così fuori dai canoni: ti costringe all’attenzione, a non farti sfuggire un particolare, a riflettere sul senso di quell’epoca. E ti fa anche divertire. È il fascino dell'intrigo alla Sherlock Holmes. Perché è sì un giallo, anzi un thriller gotico, ma anche una macchina di invenzioni e idee, labirinti contorti e ragionamenti astrusi. Complesso e avvincente, è tuttavia un film non del tutto riuscito: la causa principale è che non riesce saldamente a trasmettere tutta la potenza di Eco, la giocosa drammaticità del suo racconto, lo scontro tra culture diverse che si rifanno ad una sola entità. È invece convincente il rapporto tra francescani e benedettini, così vicini ma così lontani, e tra francescani e clero, così lontani e basta. La cornice tecnica sembra a volte soffocare il resto, ma meritano un sacco di elogi lo scenografo Dante Ferretti e il direttore della fotografia Tonino Delli Colli. In definitiva, “Il nome della rosa” è un film gustoso e appassionante, ma anche un’occasione mancata.

Sulla colonna sonora

In tema.

Cosa cambierei

Voto: 7.

Su Christian Slater

Ammirevole nella sua prima parte sul grande schermo, tenero e coinvolto.

Su F. Murray Abraham

Un ruolo non vasto, ma realizzato con classe e ironia da un attore buono per tutte le stagioni.

Su Sean Connery

Straordinario nella sua tranquilla mansuetudine, nella sua sopraffina scienza dell’indagine. E si vede che si diverte, d’altronde ci sguazza nel mistero.

Su Jean-Jacques Annaud

Diligente e sicura, molto bene.

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