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Ascensore per il patibolo

Regia di Louis Malle vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Ascensore per il patibolo

di scandoniano
8 stelle

L’esordio da “solista” di Louis Malle è un piccolo gioiello noir della metà degli anni ’50. Julien Tavernier (Maurice Ronet) e la sua amante (Jeanne Moreau) tentano il più classico dei “delitti perfetti”, uccidendo il marito di quest’ultima, un losco armatore francese. Quando il meccanismo dell’omicidio s’inceppa, la vicenda si ritrova su di un piano inclinatissimo che porta dritto all’inferno. Ne sono coinvolti anche due giovani sbandati, Louis e Veronique (Georges Poujouly e Yori Bertin), che intromettendosi nei piani di Julien mentre quest’ultimo è rinchiuso nell’ascensore dell’ufficio, fanno precipitare la situazione.
La storia, nonostante alcune forzature narrative, è compatta, molto ben scritta (tratta da un romanzo di Noel Calef), ed altrettanto ben trasposta dallo stesso Malle. La messinscena, non priva di imperfezioni, è sostanzialmente ben fatta, soprattutto perché affidata ad una fotografia e una colonna sonora jazz (del mitico Miles Davis) decisamente calzanti. Proprio la scelta di accompagnare le riprese di Malle con una musica atipica, certamente non convenzionale per un film del genere, è un azzardo che, col senno di poi, ha ripagato gli autori.
Alcune scene mitiche rimarranno negli occhi a lungo: i sospiri amorosi frutto dello scontro eros/thanathos che apre il film, la camminata della Moreau nella notte parigina, i tentativi di Ronet di uscire dall’ascensore.
Il film è un gran film, ma a guardarlo oggi sembra essere troncato, monco nel finale. Diciamo pure che la nuova generazione di autori cinematografici avrebbe stravolto il soggetto, trovando un escamotage che avesse sorpreso o addirittura scioccato lo spettatore (magari avrebbe fatto scappare impunita la giovane e rampante coppia sulla decappottabile verso la Costa Azzurra!!!). Invece le intenzioni di Calef e Malle erano “semplicemente” quelle di raccontare una bella storia, ricca di tensioni e passione. Insomma l’essenz(i)a(le) della storia del cinema.

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