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Perfetti sconosciuti

Regia di Paolo Genovese vedi scheda film

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La recensione su Perfetti sconosciuti

di barabbovich
8 stelle

È la notte di San Valentino e a casa di Rocco (Giallini) ed Eva (Smutniak) si cena tutti insieme nell'attesa dell'eclissi di luna. Alle due coppie ospiti si aggiunge Peppe (Battiston), atteso in compagnia della sua nuova fiamma che non arriverà neppure stavolta, Bianca (Rohrwacher) e Cosimo (Leo), coppia fresca di matrimonio, e Lele (Mastandrea) e Carlotta (Foglietta), binomio coniugale perennemente sull'orlo di una crisi di nervi. Eva propone un gioco: si depositano i cellulari sul tavolo, si leggono pubblicamente i messaggi e si ascoltano in viva voce le conversazioni. Ma siccome quasi tutti hanno qualche scheletro nell'armadio, ne esce una carneficina. Con molti colpi di scena e sorpresa finale.
Paolo Genovese (già regista di film come Immaturi, Una famiglia perfetta e Tutta colpa di Freud) firma, con la complicità di Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini e Rolando Ravello, il suo film più compiuto, cavalcando l'onda del successo di opere come ne I nostri ragazzi, Il nome del figlio e Dobbiamo parlare, al quale fa da cornice non più di un'ambientazione due camere e tinello bensì un nell'appartamentone ultraborghese ai Parioli di Roma che fa da teatro a questo ennesimo gioco al massacro. Se il cast - con la sola eccezione di Alba Rohrwacher alla quale riescono soltanto ruoli piagnucolosi - è affiatatissimo, il vero valore aggiunto del film sta in uno script congegnato in maniera assai imprevedibile, quantunque incapace di risolvere il finale con maggiore coraggio (ma lo si può leggere in diverse maniere). Dialoghi e sceneggiatura portano sulla tavola i temi del tradimento (nella coppia, ma anche tra amici), dell'omofobia e delle relazioni con i figli attraverso una scrittura essenziale, ma anche piena di guizzi (come nel caso della distinzione tra gli uomini assimilati ai pc Microsoft - che valgono poco, sanno fare una sola cosa alla volta e sono inaffidabili - e le donne associate al Mac - che costano molto, danno dipendenza e creano circuiti chiusi). Si ride molto, ma nel film non c'è quasi cenno a una riflessione sulla accettazione acritica della tecnologia e sulla conseguente atrofizzazione della distinzione tra pubblico e privato.
Sui titoli di coda si può ascoltare l'ennesima, irritante canzone di Fiorella Mannoia, registrata appositamente per il film. Uscite sereni: non vi perderete nulla.

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