Espandi menu
cerca
Into the Forest

Regia di Patricia Rozema vedi scheda film

Recensioni

L'autore

mck

mck

Iscritto dal 15 agosto 2011 Vai al suo profilo
  • Seguaci 157
  • Post 116
  • Recensioni 415
  • Playlist 149
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi
Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Into the Forest

di mck
7 stelle

Life Begins.

 

 

Apocalisse in corso ("le Temps du Loup") - Vieni, c'è un nido nel bosco / 1 : "InTo the Forest" (BlackOut Permanente / Canada) – "the Survivalist" (Crisi Petrolifera / United Kingdom) – "It Comes at Night" (Pandemia / U.S.A.). 

 

 

Prima, due parole sul rapporto che il sottoscritto ha con il cinema di Patricia Rozema, classe '58: inesistente. E siccome il rapporto è inesistente, la parola è una sola: inesistente. Questo è il primo film dell'autrice canadese cui ho assistito, e non mi è dispiaciuto, affatto. Cito qui di seguito solo alcuni dei film che ha diretto, e pesco solo tra quelli che ha anche scritto: “I've Heard the Mermaids Singing” ('87), “White Room” ('90), “When Night is Falling” ('95), “Mansfield Park” ('99), da Jane Austen, e poi, dopo un periodo dedicato alla regia di progetti cinematografici sceneggiati da altri e serie televisive di fascia media (e alta: "Tell Me You Love Me" per HBO), “ritorna”, proprio con questo “InTo the Forest”, a scrivere (partendo da un soggetto non suo, l'omonimo romanzo d'esordio di Jean Hegland del '97) e dirigere. 

 

 

Ed ora... Come posso non amare un film che inizia con Cat Power -[e prosegue, dopo Chan Marshall, con Max Richter (“Waltz with Bashir”, “la Prima Linea”, “Womb”, “Perect Sense”, “the Congress”, “the LeftOvers”, “Black Mirror”, “Taboo”, “Hostiles”), che gira intorno a “On the Nature of DayLight”, da “the Blue NoteBooks” del 2004: stra-abusata, è vero (“Stranger Than Fiction”, “Shutter Island”, “Agnus Dei”, “Luck”, “Wadjda”, “Arrival”), ma quasi sempre con cognizione di causa]- ad invocare -- per mezzo di “Wild is the Wind” (scritta per l'omonimo film di George Cukor del '57 da Dimitri Tiomkin e Ned Washington e interpretata in quell'occasione da Johnny Mathis per poi essere in seguito ripresa da numerosi altri artisti quali Nina Simone, David Bowie e Shirley Bassey), da “the Covers Record” del 2000 -- amore? 

 

 

Ellen Page (“Hard Candy”, “Mouth to Mouth”, “Juno”, “Whip It”, “Inception”, “Super”, “To Rome with Love”) - con la leziosa crudezza del suo broncio smorfioso, ma: “tante le grinta, le ghigna, i musi / poche le facce / tra loro: lei” - ed Evan Rachel Wood (“S1m0ne”, “Thirteen”, “Down in the Valley”, “Running with Scissors”, “Across the Universe”, “the Wrestler”, “WhatEver Works”, “True Blood”, “the Conspirator”, “the Ides of March”, “Mildred Pierce”, “WestWorld”) - l'esprimersi del suo corpo attraverso la danza, intossicato dalla danza, abitato, sostenuto e mosso dalla danza: un esercizio continuo, come la vita ("tic-tac, tic-tac", dice il metronomo, facendo il paio col "frush-frush" delle pagine dei libri sfogliate nell'altra stanza, a lume di candela o di lampada ad olio, dall'altra-da-sé) -, sorelle ultra-eterosomatiche, sono al centro del retorico (si pensi alla...motosega di Cechov) ma non svaluta-to/nte schema morale del film (l'una ringrazia il fato che il quasi amore non le abbia sottratto le mestruazioni, l'altra accetta il fatto che la violenza le abbia portato la vita in grembo), e in questo continuo scambio di resiliente resistenza allo stato delle cose disegnano con la mente, gli sguardi e i pensieri reciproci e l'immaginazione e tracciano con mani, braccia, piedi, gambe e attrezzi un nuovo (tanto arcaico quanto agli albori di una sempiterna mitopoiesi rigenerantesi) percorso dell'umana civiltà.  

 

 

Callum Keith Rennie (“BattleStar Galactica”, “Californication”), Max Minghella (“Agora”, “the Social NetWork”, “the HandMaid's Tale”) e Michael Eklund (“Bates Motel”, “Eadweard”, “Zoom”, “Wynonna Earp”, “Dirk Gently's H.D.A.”) completano il buon, a tratti ottimo, cast. 

 

 

Fotografia che non snatura la natura, ma la restituisce integra, di Daniel Grant. Montaggio di Matthew Hannam (“AntiViral”, “Enemy”, “James White”, “Swiss Army Man”, “the Expanse, “the OA”, “It Comes at Night”, “WildLife”).  

 

 

Intorno alla vecchia casa, i sentieri dell'orto. Dopo l'asserragliato barricamento, il fuoco. Attorno al nuovo rifugio - la tana, che si fa culla - il giaciglio della foresta.
Che svezza, inghiotte, accoglie, seleziona, protegge, istruisce, nutre, addestra, ripara.  

 

 

* * * ½ (¾) - 7 (7½)    

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati