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La voce della luna

Regia di Federico Fellini vedi scheda film

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Carlo Ceruti

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La recensione su La voce della luna

di Carlo Ceruti
10 stelle

L'ultimo capolavoro di Fellini.

E' affascinante, trascinante, stimolante, fiabesco e vagamente inquietante l'ultimo film di Fellini. Il grande maestro, come ultima grande verità, ce ne lascia una sola: non ci sono verità e se ci sono, forse, è bene non saperle.

Ci presenta allora due personaggi: due uomini stralunati, diversi, eccentrici ma che, nel modo in cui sono rappresentati, appaiono come gli unici due vagamente normali in un mondo assurdo, alienato, in cui l'individuo si perde in una massa informe. C'è Benigni che sente strane voci provenire dai pozzi nella notte, voci confuse che non riesce ad interpretare; Benigni che interpreta un uomo perso nel suo passato, nei suoi sogni e nei suoi ricordi, che sembra vagare nel mondo come un alieno, ma che è ansioso di risposte. C'è Villaggio, un pensionato che si rifiuta d'invecchiare, malato di manie di persecuzione che crede che tutto il mondo lo osservi e gli sia contro. E' su questi due stralunati che si fonda un elogio della diversità, della stravaganza contro un mondo di 'normali'. E sulla loro vicenda c'è sempre la Luna piena: una creatura strana, vivente, che tutti osserva come una divinità inafferrabile, che sta seduta muta nel cielo notturno e che di giorno ci spia nascosta dietro la luce del Sole. E' una creatura che pare avere tutte le risposte e che tutti osserviamo, fin dall'antichità, incantati dalla sua luce flebile e dal suo fascino, chiedendoci cosa sia. Quando riescono a catturarla, i cittadini del paese dove la vicenda è ambientata, s'inchinano di fronte a lei ansiosi di verità, la venerano come una dea, vengono chiamati i più eminenti scienziati e religiosi e qualcuno scarica su di essa persino le proprie frustrazioni. Ma essa rimane lì, muta, silenziosa, incapace di rispondere alle domande che da sempre ci poniamo. E perciò cos'è la Luna? Nient'altro che il frutto delle nostre astrazioni mentali, dei nostri sogni, il simbolo di ciò che vorremmo ma non riusciamo ad afferrare. Benigni, ad esempio, ci vede il corpo di una donna, di ogni donna e qui vi troviamo un'altra delle costanti del cinema di Fellini: la donna; la donna intesa come divinità misteriosa, come madre della vita che pare avere nel seno qualche risposta in più degli altri, la donna come unica salvezza dall'abisso dell'universo, la donna che sta alta nel cielo ed a cui tutti aspiriamo. E quando Benigni nel finale riesce a parlarle, chiedendole cosa dicono le voci dai pozzi che gli girano nella testa, la Luna non può che risponderle che quelle voci vanno ascoltate, ma che è impossibile capirle. Ma 'se tutti facessimo un po' di silenzio, forse qualcosa riusciremmo a capire' è la frase di chiusura del film.

La Voce della Luna è un capolavoro affascinante e bellissimo, in cui è forte il senso di morte, di magia, di trascendenza e di mistero che avvolge la nostra intera esistenza. E' un film anche ricco d'ironia, di spirito e di humor, che resta incollato ai corpi dei due personaggi principali senza mai estrinsecarsi. Ed è un film che dà una sola risposta a tutte le nostre domande sull'uomo e sulla Natura: si può osservare, ascoltare, assaporare tutto ciò che ci circonda, ma guai a capire; perché poi che faremmo?

E difatti la pellicola rappresenta perfettamente l'essenza della Natura, perché essa non va capita. Va assaporata, assimilata, apprezzata lasciandosi andare tra i sogni che essa c'offre. Va guardata come si guarderebbe un quadro. Se cercare delle risposte, rivolgetevi altrove.

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